Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Chiudendo questo banner, scorrendo o ricaricando questa pagina, ovvero cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la privacy policy


 
HOME CHI SONO ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA VIDEO #ROMATORNAROMA
Roberto Giachetti > Politica > articolo

Testamento biologico, una decisione non più rinviabile


Roma, 15-01-2009

Oggi i gruppi del Pd di Camera e Senato si riuniranno per discutere e prendere una posizione comune sui diversi progetti di legge presentati dai nostri parlamentari in tema di testamento biologico. Si tratta di un’occasione importante per affrontare una materia che, come dimostrano le sentenze emanate negli ultimi anni - non ultime quelle sul caso di Eluana Englaro - risente di un preoccupante ed evidente vuoto legislativo.

Il testo a firma Ignazio Marino, equilibrato al punto da poter ottenere l’approvazione di entrambi gli schieramenti e che condivido, recepisce l’input che arriva dall’Unione Europea ad emanare un provvedimento legislativo sul fine vita che rispetti la convenzione di Oviedo, sottoscritta nel 1997 anche dall’Italia. Personalmente sono assolutamente convinto che, al di là di ogni possibile orientamento, non sia più rinviabile una decisione che ormai appare più matura nella coscienza del paese piuttosto che in quella dei singoli parlamentari ed esponenti politici.

Ferma restando la assoluta libertà di coscienza con cui ciascuno potrà esprimere un voto più o meno favorevole sulla proposta, è indispensabile che il parlamento e la politica in generale si assumano la responsabilità di garantire un diritto la cui mancata applicazione incide in maniera diretta su tantissime famiglie già di per sé colpite da un dramma e che, come dimostra la vicenda Englaro, si ritrovano a combattere una battaglia di civiltà che non trova alcun riscontro né in una legge dello stato né in posizioni di buon senso che pure certa politica avrebbe il dovere di esprimere.

Per questo auspico che oggi nell’assemblea congiunta si discuta e venga assunta una decisione a maggioranza, una scelta non più rinviabile su una materia che molti paesi occidentali hanno già da tempo regolato nei propri ordinamenti e che sottragga alla magistratura e ai suoi lunghi tempi tecnici, il ruolo centrale, soggettivo e legato al singolo caso, su un tema su cui proprio la politica ha fin qui abdicato alle proprie responsabilità.


Non ci sono commenti - Commenta l'articolo commenta