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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Fabrizio

 
Roma, 12-01-2009

Ieri avevo un senso di malessere forte, quel malessere che ti prende quando avverti il senso di una grande mancanza. Una giornata marcata dal silenzio, dal mio silenzio e dal silenzio che ho voluto creare intorno a me. La creazione di una intimità assoluta nella quale consumare una grande tristezza. La sera davanti a “che tempo fa” ho pianto ripetutamente, come un bambino. Un pianto che mischiava ricordi stupendi, paure mai sopite, rabbia e dolore. Sono passati dieci anni dalla morte di Fabrizio De André ed il tempo non riesce a consumare un dolore inconsueto.

Non l’ho mai conosciuto eppure ha accompagnato la mia vita da sempre. La sua canzone è stata a suo modo anche l’occasione di legare due generazioni, la mia e quella dei miei genitori, cucendone una strana continuità, a tratti sovrapponendole perfettamente. E’ stata la fabbrica di tanti sogni e la parola amata nel momento che conta. Ieri quando ho appreso che anche lui amava “La Provincia dell’uomo” di Elias Canetti ho traballato e mi sono emozionato. Tanti, ovunque, lo hanno ricordato a dieci anni dalla sua morte. Ognuno lo ha fatto a suo modo ed io l’ho voluto fare così senza alcuna pretesa se non quella di scattare una fotografia del mio animo per come è, semplicemente così.

La canzone che posto non è certamente la più bella (è poi possibile sceglierne una?) ma è quella che contiene un pensiero per me sublime, a suo modo unico, raccolto nell’immagine di una mano che si tende in aiuto anche quando si è lontani o, più semplicemente, quando ci si è allontanati. Un’immagine che perfora e contrasta la sensazione di solitudine che spesso ci prende quando pensiamo di aver perso l’amicizia, l’affetto, l’amore di qualcuno: “ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano cosa importa se sono caduto se sono lontano perché domani sarà un giorno lungo e senza parole perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole”.

Per me ancora oggi, non di rado, le canzoni di De Andrè rappresentano proprio quella mano piena di poesia, di anima, di cuore, di cui non si finisce mai di aver bisogno….


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