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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Riprende l’attività parlamentare: qualche riflessione


Roma, 07-01-2009

Oggi l’Aula è convocata per votare l’ennesima questione di fiducia sul decreto Gelmini, oggetto: la riforma universitaria, lo studio e la ricerca. Tornano a porsi due questioni, una di merito ed una di metodo. Nel merito dico solo questo: l’Università italiana ha molti problemi, il merito raramente viene premiato, le baronie continuano a farla da padrone, il precariato continua ad essere una piaga, la ricerca non è valorizzata e sostenuta, troppo spesso poco e male finanziata.

Siamo all’opposizione, è vero, ma dobbiamo con più coraggio proporre correttivi strutturali che indichino la strada di un vero cambiamento e ridiano fiducia e speranza a tutti i protagonisti del settore. Sul metodo non c’è dubbio che il perseguire con la legislazione attraverso decreti e fiducie mortifica il Parlamento ed impedisce un dibattito serio, ma noi, prima di tutto noi dell’opposizione, abbiamo il dovere di porre all’ordine del giorno una riforma del processo legislativo anche attraverso una riforma dei regolamenti parlamentari. Dobbiamo farlo anche qui con coraggio rinunciando ad alcune rendite di posizione garantite dall’uso di alcune norme regolamentari ed allo stesso tempo, pretendendo modifiche che ridiano centralità al ruolo del Parlamento, al confronto tra posizioni diverse, alla possibilità di giungere a modifiche reali e non solo a piccole e spesso inutili bandierine da apporre su testi blindati. Per far questo occorre da tutte le parti buon senso, lungimiranza e coraggio, sapendo che una buona e vera riforma del processo legislativo è nell’interesse degli italiani e non di questa o di quell’altra parte.

Il Tribunale del riesame ha annullato i provvedimenti relativi all’arresto di alcuni imputati a Potenza, tra i quali il collega Margiotta. Su questo mi riporto all’affollato dibattito che si è sviluppato circa una mia nota in occasione della decisione da parte della Camera di rifiutare la concessione all’arresto del deputato PD. Torno a ripetere che a mio avviso si devono abrogare il 2 e 3 comma dell’art. 68 della Costituzione e lasciare la protezione nei confronti dei parlamentari solo ed esclusivamente per la libera espressione delle loro opinioni. Per il resto, per qualunque altra questione tutti i cittadini devono essere uguali davanti alla legge. La decisione del Tribunale del riesame, unitamente a quella del medesimo organo abruzzese riguardo l’ex Sindaco di Pescara D’Alfonso, ha contribuito, però, al rianimarsi del dibattito sulla riforma della giustizia. Continuo a pensare che una riforma della giustizia in Italia non sia solo necessaria, ma urgente. Sarebbe però sbagliato affrontarla a partire da casi eclatanti.

C’è una moltitudine di persone comuni che ogni giorno sono vittime di una giustizia che non funziona, nel civile come nel penale che troppo spesso non hanno alcuna voce, patiscono i mali della giustizia senza avere alcuno strumento concreto per difendersi. Da qui occorre partire. Occorre abbandonare steccati e prese di posizione ideologiche. Mettere al lavoro persone, se possibile competenti ed illuminate, a prescindere dalla loro collocazione politica, che facciano un’analisi, anche spietata, della situazione e concepiscano quelle riforme necessarie a garantire un sistema efficiente in grado di rendere giustizia in tempi rapidi e certezza della pena. Per fare questo occorre tenere conto ma non farsi condizionare dai molteplici interessi di tutti coloro che operano nel settore, avendo come punto di riferimento l’interesse del cittadino, della persona comune, della persona “qualunque”.

La sicurezza. Durante le festività non solo a Roma, ma in modo eclatante nella Capitale si sono consumati episodi di violenza nei confronti delle donne. Ha fatto bene il Partito Democratico a non strumentalizzare il caso, differentemente da quello che è accaduto ripetutamente in passato da parte del centrodestra ed in modo inaccettabile in occasione della campagna elettorale per le elezioni a Roma dell’anno scorso: la verità viene sempre fuori. Nonostante non sappia quanti decreti sulla sicurezza sono stati approvati dalla maggioranza in questi mesi, nonostante inasprimenti delle pene di varia natura, nonostante l’utilizzo dell’esercito, etc. etc. nel nostro paese, ed anche nella Capitale a guida centrodestra, gli episodi di criminalità e di violenza continuano ad esserci. Questo vuol dire che Roma è una città insicura? Abbandonata a se stessa? Nella quale deve primeggiare la paura? No. Non lo pensavo dieci mesi fa e non lo penso neanche ora. Occorre però una riflessione anche autocritica su come rendere le nostre città più vivibili e sicure, meno strumentalizzazioni, maggiore capacità di assicurare alla giustizia i colpevoli e maggiore certezza che chi si è reso responsabile del crimine, paghi per il suo comportamento. Sembra una soluzione banale ma rimango convinto che sia la strada maestra.

Le donne sono state al centro del dibattito politico anche per l’idea del Ministro Brunetta di equiparare l’età pensionabile a quella degli uomini. La proposta non mi scandalizza affatto se fosse contenuta in un ragionamento che chiama in causa la responsabilità politica sulla condizione della donna nel nostro Paese. Io sono per l’equiparazione ma ad ogni livello. quello che in Italia ancora manca. Palesemente manca. Si tratta di una nostra arretratezza, anche culturale, nel garantire vere, reali, concrete pari opportunità ai generi. Sappiamo bene che così non è. Sappiamo tutti, anche coloro che nascondono la testa sotto terra, che sulla donna ricade ancora molto, troppo, il peso della gestione della vita familiare, che verso le donne ancora vi sono insopportabili diffidenze verso la progressione di carriera ed il raggiungimento di posizioni di vertice, in qualunque settore. E’ una questione che andrebbe affrontata, anche in questo caso, fuori dal gioco delle parti, con l’intento genuino di cambiare le cose e contribuire in questo modo ad una modernità indispensabile per il nostro paese e sarebbe anche un modo per dare sostegno concreto alle famiglie.

Da ultimo Israele e Palestina. Sono notoriamente amico di Israele. Lo sono convintamente. I morti sono morti e quando sono morti civili sono morti di tutti. Tutti sanno, anche coloro che fanno finta di non saperlo, che Israele reagisce ad attacchi portati da un’organizzazione terroristica ed indirettamente anche a nazioni che la vorrebbero distrutta e cancellata come non smette mai di ricordare il leader iraniano. Penso che solo la politica possa contribuire alla soluzione del problema. Ha ragione Veltroni nel dire che è necessaria un’iniziativa politica che garantisca la praticabilità di un immediato “cessate il fuoco” ed in questo vedo troppa timidezza ed anche incapacità e, per dirla con l’ex Ministro Martino, scarso coraggio da parte del Ministro Frattini. Se penso poi al quadro internazionale è triste vedere l’Europa così divisa ed incapace di prendere un’iniziativa comune. C’è da sperare che il neopresidente statunitense, Obama, entrando tra poco nel pieno esercizio delle sue funzioni sia in grado di dare, attraverso quell’energia e quella passione dimostrata in campagna elettorale, un contributo decisivo per giungere alla pace.

Per quanto riguarda la situazione interna al Partito Democratico continuo ad essere molto preoccupato. Mi auguro che l’anno nuovo sia anche quello della svolta, quello in cui tutti, ma davvero tutti, ripensino alla loro strategia. Da qui alle Europee c’è tempo per rimettere in sesto la situazione e ridare fiato alle speranze di milioni di persone che credono in questo progetto e che anzi lo voglio realizzato. Il primo contributo, non potrebbe essere diversamente, lo deve dare proprio Veltroni. Ci vuole più decisione e coerenza; quella che, ad esempio, è mancata alla fine del 2008 quando prima ha avallato gli assetti romani del partito nonostante palesi illegalità e il trionfo di un certo tipo di politica e solo dopo qualche giorno, intervenendo all’Assemblea dei Giovani democratici ha dichiarato “urbi et orbi” la sua contrarietà ai padroni dei voti e delle tessere. Vorrei sommessamente dire: meno dichiarazioni roboanti e più fatti concreti. E’ quello che molti si aspettano da questo nuovo anno del PD.


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