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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Legge elettorale, una discriminante. Intercettazioni, una piccola mina


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Roma, 16-05-2013
Fonte: Il Sole 24 ore

Per capire dove va il treno delle riforme bisogna tracciare una linea nella sabbia. Da un lato, coloro che vogliono abrogare subito il Porcellum, ossia l' attuale legge elettorale, e poi affrontare temi istituzionali più complessi. Dall' altro, quanti insistono nel collegare la riforma del modello elettorale a un più generale rinnovamento della Costituzione. Può sembrare una distinzione incomprensibile e forse lo è. In realtà implica una serie di risvolti politici da non sottovalutare.

Perché scegliere una strada piuttosto che un' altra modifica le prospettive della legislatura e quindi del governo. Affrontare subito il nodo della legge elettorale vuol dire ottenere un risultato tangibile e concreto dopo anni di polemiche sterili. Ma c' è di più. Il centrosinistra, che pure in febbraio ha voluto tenersi il Porcellum per sfruttare il premio di maggioranza a Montecitorio, oggi farebbe di tutto per abrogarlo o almeno modificarlo in radice: teme infatti «l' imponderabile» (parole del premier), ossia un repentino ritorno alle urne e una vittoria schiacciante del Pdl.

Per i sostenitori di questa tesi l' ideale sarebbe il rapido ripristino del Mattarellum, l' onesto precursore della pessima legge attuale. Ieri due ex ulivisti, Giachetti e Parisi, hanno presentato una loro proposta in tal senso. E si capisce. In questo momento, e senza toccare l' impianto costituzionale, il Mattarellum sarebbe la soluzione sulla carta migliore. Anche Enrico Letta la predilige. Ma è plausibile in termini politici? La risposta è no. A destra nessuno del campo berlusconiano sosterrebbe una simile riforma. Vorrebbe dire regalare al centrosinistra un vantaggio, un possibile binario su cui costruire una riscossa. Quindi pollice verso.

Ci sarebbe una via di compromesso: alcuni ritocchi al Porcellum, tali da correggere l' abnorme premio di maggioranza e altri difetti della norma (da notare, fra l' altro, che lo stesso Calderoli, il padre della legge, ha presentato un disegno di legge per accantonarla). Il ministro delle Riforme, Quagliariello, è un sostenitore del compromesso. Non perché ritenga che un Porcellum "buono" sia la soluzione ottimale, bensì per il timore della paralisi. Se si comincia con i veti sulla legge elettorale, ben difficilmente il disegno di rinnovamento istituzionale avrà un futuro. Il che suscita, come è logico, una certa inquietudine nel ministro preposto.

Tuttavia il sentiero su cui si muove Quagliariello è per adesso molto stretto. Anche i ritocchi al Porcellum non sono graditi dalle parti di palazzo Grazioli. A parole si concede qualcosa, nei fatti la posizione è di chiusura. E si riassume in poche parole: il modello elettorale si può modificare solo con la contestuale riforma della Costituzione e una nuova forma di governo. Esempio: il doppio turno francese si sposa al semi-presidenzialismo; il sistema tedesco va d' accordo con il cancellierato. In altri termini il Pdl (si vedano ieri Matteoli e Capezzone) ributta le contraddizioni nel campo del centrosinistra, a cui chiede una spinta riformatrice radicale: qualcosa a cui il Pd, nello stato in cui è, non sembra oggi in grado di aderire.

E per meglio far capire quanto le larghe intese non costituiscano un freno, il Pdl ripropone la legge sulle intercettazioni telefoniche. Un' altra piccola mina. Come dire che l' esecutivo Letta dovrà ogni giorno conquistarsi la sopravvivenza. Con buon senso e infinita pazienza.


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