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Fede, da dinamico direttore a interprete della mummia


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Roma, 18-05-2013
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Può un essere umano assomigliare a una fotografia, anzi, a una posa? Immobile, intendo. Evidentemente, sì, soprattutto se si chiama Emilio Fede, antico professionista della televisione, già colonna del tg Rai e poi lì al Biscione con un telegiornale finalmente tutto suo, il Tg4, bei tempi trascorsi. Sembrava dovesse essere una carriera infinita, c' era perfino da immaginare che come il pappagallo di Flaubert lo avrebbero impagliato dietro la scrivania, affinché fosse perenne il suo esempio, proprio lui, l' uomo delle bandierine piazzate sulle praterie berlusconiane conquistate, Fede come vera manna per "Striscia la notizia"; lo ricordiamo ancora quando il Direttore si incazzava con la regia, e Ricci approfittava dei fuori onda per beccarlo, pagine di televisione-verità, pagine imperdibili sempre grazie a lui, l' amico di Silvio, che c' era da immaginarli a spasso lungo i vialetti delle ville del Generoso Cavaliere, il maglioncino azzurro annodato per entrambi fra le spalle e il collo, Emilio, il Fido Emilio, come dicevano invece i più cinici.

Fede che garantiva che sarebbe stato tumulato nel mausoleo dell' amico; oh, che onore! Così fino a ieri mattina, quando l' ho visto su La7, a "L' aria che tira". Ed ecco la domanda d' obbligo, suscitata in tutti noi dalla sua evidente catatonia: può un ex dinamicissimo conduttore di se stesso d'improvviso assomigliare a una fotografia, anzi, a una posa? Immobile, intendo. Congelato, fisso, più fisso, sia detto con la massima umana simpatia scaramantica, di una fotoceramica, appunto, da cenotafio a firma Pietro Cascella.

"IL RITORNO DELLA MUMMIA", così nella sua lingua un quotidiano francese commentò la resurrezione di B. durante le ultime elezioni. Si può ben dire che la Mummia non è sola. E questo al di là dei fatti processuali che vede Fede legato indissolubilmente al Nano Ghiacciato e a Lele Mora nei fatti che inquadrano Ruby, minorenne o meno, nipote di Mubarak oppure no. Chi ha avuto modo di vederlo lì ospite di Myrta Merlino, fra un Gasparri d'improvviso vivacissimo come un miracolato, un mal rasato piddino Giachetti, un candidato al Campidoglio Marchini che sempre meglio assomiglia a un modello fotografico da sala da barba, il nostro impeccabile Fabrizio d' Esposito, e finalmente lui: Emilio Fede da Barcellona Pozzo di Gotto, chi ha avuto modo di scorgerlo in mezzo a quel parterre platinum plus non poteva credere ai propri occhi, da una parte trovava risibili le sue parole, le sue smorfie, le sue occhiaie tese a ridimensionare il possibile carattere dionisiaco del Bunga Bunga, dall' altra si chiedeva come potesse proprio lui, Emilio Fede nostro essersi trasformato in statua di sale, sia pure sapientemente rivestita di una patina di fard, come già il suo amato ex datore di lavoro.

Anche il siparietto finale sull' ormai celebre riflessione telefonica dell' intercettata Nicole Minetti "se ne vedono di ogni", con Fede che replica con un "Chi è Jonny?", contribuisce a rendere ancora più solenne la percezione del catafalco. Le cene di Arcore? Mai visto nulla.


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