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Il Pd: via il Porcellum non bastano ritocchi


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Roma, 22-05-2013
Fonte: L'Unità

Per ora si fanno i primi passi, senza alzare troppo l' asticella ma con l' intenzione di arrivare ad un accordo che superi l' esame del Parlamento. L' unico punto fermo del Pd sulla legge elettorale è che il Porcellum va archiviato, non solo cambiato nella direzione indicata dalla Corte Costituzionale. L' altro punto fermo è che senza un accordo con il Pdl non si va da nessuna parte e i presupposti piuttosto non depongono a favore del cielo sereno. Le posizioni fra i due schieramenti, oggi insieme al governo, anche su questo non sono affatto univoche. Ieri mattina ne hanno discusso nel corso di una riunione alla sala del Gruppo di Montecitorio il segretario Guglielmo Epifani, il ministro per il rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, il sottosegretario Sesa Amici, il capogruppo del Senato Luigi Zanda, la presidente della commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro e il capogruppo in Commissione alla Camera, Gianclaudio Bressa. «Siamo d' accordo su una clausola di "salvaguardia" ma non siamo d' accordo, allo stato, a una legge elettorale che non sia quella che noi intendiamo, anche nella fase transitoria», ha spiegato Epifani ribadendo che su questo il Pd «ha idee precise».

Il Pd non si mette di traverso, oggi ci sarà un vertice di maggioranza, ma neanche è disposto ad accettare qualunque proposta. Il governo sembra intenzionato a sostenere la modifica del Porcellum intervenendo sul premio di maggioranza ma nel Pd non è la posizione prevalente. Vannino Chiti, ad esempio, non è affatto convinto che questa sia la strada: «Il problema esiste ma è il Porcellum nel suo insieme che risulta giustamente indigesto ai cittadini italiani e certamente al Pd. Se si vuole dare un segnale di cambiamento e di salvaguardia allora la scelta da compiere è quella di ripristinare la legge Mattarella: del resto, centinaia di migliaia di cittadini avevano firmato per promuovere un referendum volto a farla tornare in vigore». Nei giorni scorsi la stessa Finocchiaro ha presentato un ddl, una sorta di Mattarellum corretto (sistemi di riequilibrio della rappresentanza di genere; abolizione, per la Camera, del voto distinto su liste di candidati nelle circoscrizioni del territorio nazionale, e nell' abolizione dello scorporo; premio di maggioranza per entrambe le Camere ancorato alla soglia del 40%).

Bressa propone una modifica del Porcellum alla luce dei rilievi della Consulta, ma anche in questo caso resta il problema squisitamente politico sul come far scegliere i parlamentari agli elettori. Per ora una posizione comune non si è raggiunta e molto dipenderà anche dalla discussione che nei prossimi giorni dovrà avviarsi nei gruppi parlamentari, prima dell' approdo in Commissione Affari costituzionali dove sarà necessario trovare l' intesa con la maggioranza. Il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti - che la scorsa settimana ha chiesto una convocazione ad hoc dell' Aula, ieri è tornato all' attacco: «Grillo invita a tornare al Mattarellum? Bene, allora perché i deputati del M5S non firmano la convocazione straordinaria della Camera proprio su questo?».

In realtà una nuova legge elettorale dovrebbe muoversi di pari passo con le riforme costituzionali e il superamento del bicameralismo perfetto dal momento che neanche il ritorno al Matterellum garantirebbe stabilità politica alla luce di quei tre grandi blocchi partitici che si sono formati con le ultime elezioni. Beppe Fioroni, in una lettera al segretario del suo partito, propone un referendum perché, scrive, «queste scelte non possono essere affidate alla saggezza solita e consolidata di pochi né alla splendida solitudine di contrapposte interviste individuali». Epifani sa che anche la riforma elettorale è tra quegli argomenti da trattare senza provocare strappi con l' alleato di governo e quello che inizia per Dario Franceschini è un altro percorso delicato. Dovrà cercare una mediazione perché da una parte c' è Enrico Letta che ha tutta l' intenzione di accogliere l' invito del Colle ad intervenire sul Porcellum, dall' altra c' è l' amara realtà di una coalizione in cui anche su questo tema, come su altri, le distanze sono notevoli.

Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme, consapevole del sostegno di Giorgio Napolitano al riguardo, preferirebbe un ddl di iniziativa governativa, ma senza un accordo «ante» trai due azionisti di maggioranza è impensabile. «La legge elettorale non è un' emergenza ma una cosa alla quale metter mano con un intervento di manutenzione», è la posizione del ministro. È invece una delle priorità di questa legislatura secondo Matteo Renzi: «È importante che ci sia una nuova legge elettorale. Se poi si fanno altre cose insieme alla legge elettorale ben venga», ha detto l' altra sera ospite di Porta a Porta facendo nascere il sospetto che stia chiedendo un' accelerazione sulla legge elettorale per anticipare le urne. Ma il sindaco di Firenze su questo ha voluto tranquillizzare più volte il premier incarica: «Io sono leale con Enrico». In un' intervista al settimane «Chi» ha spiegato che è pronto a ricandidarsi alla guida di Firenze tra sei mesi, a meno che non si torni alle urne.


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