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Il Pd in crisi sulla legge elettorale. Renzi: sì al semipresidenzialismo.


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Roma, 22-05-2013
Fonte: La Stampa

Lo scontro c' è ma non si vede nel Pdl, mentre il Pd che non si risparmia mai nulla lo fa venire più allo scoperto, con tutti i mezzi possibili e immaginabili. Esempio: martedì Epifani riunirà la Direzione per far votare i nuovi organigrammi, i renziani si aspettano due nomine pesanti, Luca Lotti al vertice dell' Organizzazione e la Bonafè nella commissione congressuale dove siederanno tutte le anime del partito; i dalemiani un completo rinnovamento delle cariche che faccia fuori tutti i bersaniani di ogni ordine e grado; un voto che sarà dunque occasione propizia per esacerbare gli animi, niente di più facile che in quella sede esploda una bella polemica anche sulla legge elettorale. Non è un caso che l' ultimo coniglio tirato fuori dal cilindro da Beppe Fioroni è la proposta di indire un referendum sul modello di legge elettorale preferito dagli elettori, «perché su un tema del genere non possono decidere in pochi in splendida solitudine».

Critica neanche tanto velata al neo segretario Epifani che ieri si è chiuso in una stanza con Franceschini, Bressa, Finocchiaro e i capigruppo per decidere una linea comune da tenere oggi al vertice di maggioranza con Letta sulle riforme. Un vertice dove potrebbe venir fuori un braccio di ferro tra Pd-Pdl con il governo costretto a far da arbitro e a spingere, su sollecitazione del Colle, ad una revisione immediata del Porcellum. Perché il Pdl è disposto solo a ritocchi in linea con i rilievi della Consulta. «La legge elettorale non è un' emergenza, ma una cosa su cui mettere mano con un intervento di manutenzione, per renderla costituzionale», fa notare il ministro Quagliariello. Invece nel Pd c' è chi vorrebbe abolire subito il Porcellum per passare al Mattarellum, nel timore che un ritocco che abolisca ad esempio il premio di maggioranza e introduca le preferenze, possa portare ad un proporzionale puro. Insomma una guerra di posizione in cui nessuno vuole dare armi all' avversario tali da indurlo magari a voler tornare alle urne sentendosi più avvantaggiato.

Nel Pd il classico duello tra bipolaristi e proporzionalisti stavolta è complicato dal fatto che i poli ormai sono diventati tre; e c' è chi fa notare che se alla fine si accettasse il semipresidenzialismo col doppio turno, come chiede il Pdl, il rischio è che vincano Grillo o Berlusconi e chissà cosa potrebbe succedere ai ballottaggi nei collegi... E per questo, fotografando le divisioni esistenti nella «strana maggioranza», Franceschini e Quagliariello hanno spinto i rispettivi gruppi ad accettare uno schema siffatto: una modifica della normativa attuale che vada incontro alle sollecitazioni della Consulta, chiamata «clausola di salvaguardia», da votare il 29 maggio nella mozione con cui l' aula darà avvio al percorso di riforme costituzionali. Una mediazione tra le due posizioni di partenza, quella del Pdl, che chiede di fare prima le riforme e poi cambiare il sistema di voto; e quella del Pd che è per un ritorno immediato al Mattarellum, caldeggiato da Epifani, D' Alema e dai renziani. Lo stesso Epifani, dopo averne parlato con D' Alema venerdì scorso, si è convinto che bisogna caratterizzare l' azione del Pd su due fronti cruciali, un' iniziativa per l' occupazione giovanile, che si terrà a Napoli e la battaglia per abolire subito il Porcellum senza accettarne un restyling.

Quindi nel Pd si fronteggiano due partiti: quello filo-governativo e quello filo-identitario: il primo al seguito di Franceschini e Letta, propende per una riforma-ponte utile nel caso si tornasse alle urne senza aver completato il percorso di riforme; col retropensiero che tutti gli scontenti di queste correzioni del Porcellum possano sentirsi obbligati a completare le riforme proprio per poter poi varare una legge elettorale meno indigesta. Letta comunque vuole «un percorso rapido, efficace e che coinvolga tutti i gruppi parlamentari» per evitare guerriglie con Lega e grillini. Il secondo fronte del Pd vorrebbe subito una legge che possa essere «venduta» ai militanti. «Siamo d' accordo su una clausola di salvaguardia ma non su una legge elettorale diversa dai desiderata Pd, anche nella formula transitoria», chiarisce Epifani.

Ma la confusione regna sovrana: alcuni dalemiani, come Enzo Amendola, tifano per semipresidenzialismo e doppio turno. I renziani finora si sono allineati con Roberto Giachetti che strattona Grillo per far firmare ai 5Stelle la richiesta di una convocazione straordinaria dell' aula, per passare subito al Mattarellum, maggioritario a turno unico. Ma Renzi ieri ha sancito che «i tempi sono maturi per il passaggio al semipresidenzialismo per eleggere uno che finalmente fa le cose». Il che porterebbe ad un sistema di voto come quello per l' elezione dei sindaci a doppio turno... «Vedremo se al vertice di maggioranza tutti sono d' accordo sulla clausola di salvaguardia per non votare più con il Porcellum. Poi cosa ci sarà in questa clausola è un passaggio successivo», dice Franceschini. Vertice con Letta sulla legge-paracadute Il 29 votazione in aula sull' iter delle riforme.


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