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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Giachetti: "Legge elettorale, meglio allora il Mattarellum"


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Roma, 23-05-2013
Fonte: Europa Quotidiano

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.asp?highLight=0&idAtto=1526&stile=7Davvero l’incoscienza di un’intera classe politica può arrivare al punto di proporre come superamento del Porcellum qualche piccola e forse ancor più dannosa modifica dell’attuale legge elettorale?
Davvero pensiamo di poter spacciare questa come il famoso “intervento di salvaguardia” senza pagare un altro prezzo durissimo alla disaffezione da parte degli elettori e alla ulteriore perdita di credibilità della politica?
Davvero è questo quello che pensano il presidente del consiglio, Enrico Letta, le forze politiche rappresentate in parlamento e ciascun singolo parlamentare nella sua specifica e personale responsabilità nei confronti degli elettori?

Non posso crederci. Non posso credere che un parlamento, peraltro così rinnovato, non senta l’urgenza di uno scatto d’orgoglio, della necessità di appropriarsi di un ruolo che gli è proprio su temi di questa natura. Nonostante rimanga convinto che la riforma elettorale sia una materia di chiara natura parlamentare nella quale l’esecutivo deve avere un ruolo puramente formale, considerata la situazione di “emergenza” nella quale si è formato l’esecutivo di Enrico Letta, ho convenuto con le dichiarazioni programmatiche del presidente del consiglio nella parte in cui prendeva impegni diretti per dare impulso a un processo riformatore che il paese attende da anni, bloccato ogni volta da veti, furbizie e contrapposizioni.

Non mi occupo della proposta della cosiddetta Convenzione contenuta in quelle dichiarazioni e abortita di lì a qualche giorno per le divergenze sulla natura, sulla missione  e persino sulle priorità di azione. Parlo ora solo della riforma elettorale. «Cambiarla serve non solamente per assicurare la formazione di maggioranze sufficientemente ampie e coese, in grado di garantire governi stabili, ma prima ancora, restituire legittimità al parlamento e ai singoli parlamentari (…). Permettetemi di esprimere, a livello meramente personale, che certamente migliore della legge attuale sarebbe almeno il ripristino della legge elettorale precedente». Così il presidente del consiglio in occasione delle sue dichiarazioni programmatiche in base alle quali ha preso un’ampia fiducia alla camera. Ironia della sorte lo stenografico della seduta recita: «Applausi dei deputati dei gruppi Partito democratico, Sinistra ecologia e libertà e di deputati del gruppo il Popolo della libertà».

Dopo qualche settimana, durante la riunione dei ministri a Spineto, Letta ha parlato di una “rete di protezione” da realizzare subito per evitare, nel caso in cui la situazione precipitasse, di andare alle urne con l’attuale sistema.
Davvero il piatto che si sta apparecchiando in queste ore può lontanamente dirsi coerente con quanto solennemente dichiarato sia per la soluzione principale che per la subordinata?
Non scherziamo, perché c’è davvero poco da ridere e non disperdiamo quella residua credibilità che miracolosamente resiste verso la politica.

Quella che si affaccia in parlamento è una mera operazione di lifting. Non è accettabile, né politicamente né eticamente, un inganno del genere. Io spero, e mi adopererò fino in fondo come parlamentare, che un progetto omogeneo di riforma istituzionale (costituzionale ed elettorale) trovi luce. Personalmente sono a favore dell’approdo ad una forma di semipresidenzialismo accompagnato da una legge di tipo maggioritario a doppio turno. Ove mi sarà possibile non mancherà il mio contributo, essendo peraltro cofirmatario di proposte in questo senso già dalla scorsa legislatura e ripresentate anche nell’attuale; spero inoltre che il lavoro del ministro Quagliariello, nell’ambito di un confronto vero in parlamento, faciliti il raggiungimento di questo obiettivo.
Il governo vada avanti su questo e lo faccia sulla scorta delle ambiziose  indicazioni programmatiche sulle quali ha raccolto un’ampia fiducia. Ma sul cosiddetto “intervento di salvaguardia”, a maggior ragione di fronte alle ipotesi che si affacciano, il parlamento e ogni singolo parlamentare si assumano le proprie responsabilità e si riapproprino del loro ruolo.

Non ci sono e non possono più esserci alibi, scappatoie, rinunce. È una responsabilità grande estranea alla maggioranza parlamentare che potrà e dovrà mantenere fede agli impegni assunti davanti al parlamento. Ho presentato nei giorni scorsi una richiesta di convocazione straordinaria della camera (che come prevede la Costituzione dà diritto al senato di fare altrettanto) per discutere e votare una mozione che impegni i propri organi ad attivarsi in tempi rapidissimi per l’esame delle proposte di legge che chiedono il ritorno al Mattarellum, unica proposta – occorre ricordarlo – che ha dalla sua l’adesione di oltre un milione e duecentomila sottoscrittori del referendum bocciato più di un anno fa dalla Consulta. Se si vuole costruire una vera “rete di protezione” questa è la strada, il resto – torno a dire – è una finzione, un inganno. Siamo in 73 al momento ad averla sottoscritta, colleghi in maggioranza del Pd ma anche di Sel, Scelta civica, minoranze linguistiche e Maie; affinché l’intera camera possa pronunciarsi e decidere occorrono altre 137 firme.

Sono convinto che la stragrande maggioranza dei deputati sia a favore della strada che abbiamo proposto e sono convinto che la realizzazione di questo obiettivo sarebbe una risposta almeno dignitosa nei confronti dei tanti milioni di elettori e cittadini che ci chiedono serietà e concretezza. Personalmente è ormai un anno che mi batto con tutti gli strumenti possibili per un reale superamento dell’attuale legge elettorale. Non intendo arrendermi ma è necessario che a noi 73 si aggiungano altri 137 deputati che credono non solo nel superamento del Porcellum ma anche nella capacità di riscossa del parlamento.

Accadrà nelle prossime ore? Più che una domanda il mio è davvero un auspicio.

Roberto Giachetti


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