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Porcellum, si cambia Ma è scontro Pd-Pdl


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Roma, 23-05-2013
Fonte: L'Unità

Una intesa ancora fragile, quella sulle riforme partorita ieri mattina al vertice di maggioranza a palazzo Chigi. E se sul percorso delle riforme istituzionali che avrà il via il 29 maggio l' accordo tra Pd e Pdl sembra chiaro, è sulle modifiche da apportare subito al Porcellum che i nervi restano tesi. Se è vero chela maggioranza ha trovato l' accordo sui tempi del restyling del Porcellum, tassativamente prima della pausa estiva, in modo da evitare una pronuncia della Corte costituzionale, su come mettere mani all' attuale legge elettorale le divisioni restano in piedi. Tra chi, come il Pdl, vorrebbe solo alzare al 40% l' asticella per far scattare il premio di maggioranza e chi, come il Pd, teme una legge che a quel punto assomiglierebbe a un proporzionale puro, come quello della prima repubblica. Con tutti i rischi di «palude» e di «ingovernabilità» di cui Epifani ha parlato ieri all' assemblea dei deputati Pd.

Già, perchè se questi ritocchi servono a evitare un ritorno alle urne con la legge Calderoli, nel Pd molti temono che il nuovo testo, alla fine, sia quello con cui si voterà la prossima volta. Il premier Letta, volato in mattinata a Bruxelles, ha escluso questa ipotesi: «Questi piccoli cambiamenti non sono la legge elettorale con la quale voteremo», ha spiegato. L' idea, infatti, è che l' iter delle riforme costituzionali che sarà affidato a una commissione di 40 tra deputati e senatori partorisca alla fine una nuova legge elettorale, ben lontana dal Porcellum, e anche dai rischi di un proporzionale puro. Ma non è affatto scontato che quel percorso non faccia la fine di numerosi tentativi del passato, a partire dalle Bicamerali, e cioè un nulla di fatto.

Per questo nel Pd cresce il fronte di chi, invece di ritoccare il Porcellum, preme per un ritorno immediato al Mattarellum, la legge maggioritaria nata dai referendum dei primi anni Novanta. Su questa linea i prodiani, ma anche i renziani come Andrea Marcucci che parla di «porcellinum» e Roberto Giachetti, che ha già raccolto 65 firme trasversali nel Pd per un immediato ritorno al maggioritario. E spiega: «Su questo tema non si può accettare un vincolo di maggioranza. E comunque lo stesso Letta si era espresso per il Matterellum». La stessa Anna Finocchiaro, del resto, ha presentato in Senato una proposta di ritorno al Mattarellum corretto. Insomma, il fronte bipolarista preme perchè non vi sia una legge-ponte che potrebbe diventare definitiva, e costringerebbe a un replay delle larghe intese.

È chiaro però che un ritocco al ribasso del Porcellum potrebbe allungare la vita del governo Letta, rendendo assai poco conveniente per il Pdl l' idea di staccare la spina in tempi brevi. Una ipotesi, quella di legare il ruolo del Pd nel percorso delle riforme alla sopravvivenza del governo, che non piace a Rosy Bindi: «Il bene della Costituzione non può essere scambiato con la durata di una formula di governo. Il Pd non si identifica con il governo Letta e la nostra lealtà non ci impedisce di incalzarlo con le nostre ragioni e le nostre proposte», ha detto. A incendiare gli animi ci ha pensato ieri il capogruppo Pdl Renato Brunetta che, al termine del vertice a palazzo Chigi, ha parlato di una intesa su una «riforma minimalista», con l' innalzamento al 40% della soglia per il premio di maggioranza sia alla Camera che al Senato, e niente preferenze. Una versione smentita in gran fretta dal ministro Dario Franceschini, che ai deputati Pd ha raccontato tutt' altra storia: «Abbiamo incassato che non si andrà più a votare con la legge vigente. Altre ipotesi sono frutto di invenzione. Le cose che dice Brunetta non sono quelle decise stamattina. Le fa circolare lui ad arte». E il restyling del Porcellum, ha aggiunto, è ancora «vuoto dal punto di vista dei contenuti».

Epifani, dal canto suo, ha spiegato ai deputati che ogni decisione sulla legge elettorale ponte sarà comunque assunta dalla direzione. In modo da avere una discussione approfondita e un voto. Uno dei rischi è che sia il governo stesso a proporre le modifiche al Porcellum, e che questo leghi le mani ai democratici. «Non voglio arrivare a un punto spinto per inerzia dal governo o dal gruppo parlamentare», ha avvertito Epifani. «Sulle riforme e sul loro percorso si gioca la vita del governo», ha ribadito Letta da Bruxelles.

Sulla stesa lunghezza d' onda anche il ministro Pdl Gaetano Quagliariello che, sentito dalle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, ha ribadito che la riforma della Carta è una delle «ragioni costitutive» del governo delle larghe intese, un «fallimento infatti porterebbe discredito a tuttele forze politiche». Il ministro ha rilanciato l' ipotesi del presidenzialismo alla francese, e ha messo un paletto alla proposta di legge Pd sui partiti. «In nessun modo si possono escludere i movimenti dalle elezioni». Sui costi della politica, infine, ha spiegato che «occorre ricondurrei rimborsi elettorali alla loro reale funzione: non finanziamento mascherato, ma rimborso effettivo delle spese sostenute e documentate per la campagna elettorale». Sui ritocchi immediati al Porcellum, ha ammesso, «ci sono valutazioni differenti». Sarà proprio lui, nei prossimi giorni, a cercare una quadra.


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