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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Democratici, il giorno della festa. Ma è già polemica sul congresso


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Roma, 11-06-2013
Fonte: La Nazione

A febbraio il Pd aveva vinto-non vinto le politiche, due mesi dopo appariva avviato verso il declino, ieri il centrosinistra ha dominato 16 a 0 la partita dei sindaci nei comuni capoluogo. Ha portato via al centrodestra 6 municipi, imponendosi anche in antiche roccaforti di Pdl e Lega. Il risultato più eclatante è a Roma, dove Ignazio Marino (sostenuto da Pd, Sel, Centro democratico, socialisti e da una lista civica) ha massacrato nelle urne il sindaco uscente Gianni Alemanno (sostenuto da Pdl, Fratelli d' Italia, la Destra) con un distacco record di 28 punti percentuali.

IL PD deve però stare attento a cantar troppo vittoria. Il quadro generale di queste amministrative racconta un distacco della politica senza precedenti, che arriva al picco più alto proprio nella Capitale. E chi è andato a votare sembra aver voluto premiare volti nuovi, lontani dagli apparati. Lo stesso Marino, che ha cercato in ogni modo di farsi percepire come candidato "civico", è stato definito «irregolare» dal kingmaker del Pd romano, Goffredo Bettini.

Un ruolo non secondario lo ha giocato Matteo Renzi che ha fatto campagna elettorale per Marino e ha portato alla vittoria due suoi uomini: Valentini a Siena e a Brescia, la seconda città della Lombardia, Del Bono. A breve si vedrà come impatterà tutto questo sul congresso dei democratici, dove, tra l' altro, si scontreranno l' ala che cerca consensi tra i moderati (il sindaco rottamatore, appunto) e quella che privilegia l' accordo a sinistra. Ieri Bindi e Vendola soffiavano sul fuoco anti larghe intese. D' altra parte i contrari al governissimo Pd-Pdl stanno lavorando alla scissione dei grillini sperando in una nuova maggioranza. Con Renzi che ieri sera è tornato in tv per spiegare che «se arriva una o più candidature che risvegliano l' entusiasmo, quelli che sono stati a casa li riportiamo a votare».

Anche perché, dice sempre Renzi, «stavolta abbiamo battuto il Pdl ? che ha perso un milione di voti ? in retromarcia, ma se il Pd ci mette la faccia vince». Poi, il sindaco, ha lanciato la sfida a Beppe Grillo, invitandolo a un dibattito: «Mi dica solo giorno e ora». Infine, nel giorno della festa, la solita tirata al segretario Pd sul Congresso: «Mi fido di Guglielmo Epifani, basta che non cambino le regole». Quel che appare più evidente in questa tornata è comunque la «rottamazione meritocratica», come dice Zingaretti, governatore del Lazio.

«Ci hanno votato malgrado la classe dirigente», insiste il vice presidente della Camera, Giachetti. TUTTO ciò non sfugge affatto a Epifani che ripete più volte due concetti: «Hanno vinto i candidati migliori», «occorre essere radicati nel territorio». Non è un problema di alleanze: «Sono le stesse delle politiche, lì il problema è stato il porcellum». Comunque, sottolinea soddisfatto, il risultato «è quasi una rivincita», ma «dobbiamo restare con i piedi per terra, il lavoro da fare resta tanto: dobbiamo rinnovare il modo di fare politica provando a dare quelle soluzioni che la crisi rende impellenti». Attraverso il congresso che, assicura Epifani replicando alle critiche dei renziani, «sarà di apertura e di rinnovamento, dobbiamo essere all' altezza del compito». Ma ora è il momento di godersi il risultato: «Ho sempre detto che erano elezioni locali, il dato nazionale è che abbiamo vinto ovunque».


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