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Legge elettorale: Giachetti con i mulini a vento


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Roma, 23-07-2013
Fonte: Italia oggi

Riecco la riforma elettorale. A insistere è Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera per il Pd con una lunga esperienza radicale in gioventù. Non si può negare che Giachetti sia tenace nelle sue iniziative: odia il porcellum e lotta come può per cancellarlo dall' ordinamento giuridico. Nella passata legislatura si era ridotto in condizioni di salute più che penose con uno sciopero della fame condotto (invano) per settimane. In maggio era uscito allo scoperto con una mozione parlamentare, bocciata. Adesso raccoglie firme per una celere calendarizzazione di una riforma elettorale mirante a riportare in vigore il mattarellum.

È indubbio che dalla propria l' esponente democratico avrebbe non pochi argomenti. A favore del porcellum nessuno, tolto Silvio Berlusconi, si pronuncia ufficialmente. Incombe una (possibile) censura della Corte costituzionale, in dicembre. Il capo dello Stato non tollera la sopravvivenza del porcellum. La popolarità della legge in vigore è inconsistente. Il premio elargito a Pd e alleati nelle ultime politiche è apparso perfino assurdo un po' a tutti, compresi i beneficiati (meno del 30% dei voti, il 54% dei seggi!).

Se, però, Giachetti ha motivi a iosa nel voler cancellare la norma approvata nel 2005 e sperimentata in tre turni, sul piano politico è difficile che il suo tentativo approdi a un risultato. La ragione è semplice. Vige una maggioranza di larghe intese e il Pdl ha sempre detto no a un mutamento della legge elettorale attuata prima delle riforme costituzionali. È chiaro che ripristinare il mattarellum senza il Pdl significherebbe fondare una nuova maggioranza, ossia mettere in crisi il governo. Il Pd non può permetterselo, oggi, come si è visto nell' affare kazako. Inoltre Giachetti propugna di tornare al sistema che regolò (non uniformemente) le elezioni del 1994, '96 e 2001. Orbene, il Cav è convinto, e non l' ha mai nascosto, che quel sistema lo danneggi. I suoi elettori non gradiscono votare un candidato singolo, magari di altro partito, sotto un simbolo non unicamente della propria formazione. Preferiscono di gran lunga esprimersi per il simbolo di Fi (quando c' era), con liste, se possibile non bloccate.

Non si può chiedere a Berlusconi il suicidio politico. I mutamenti che è disposto ad accettare vanno, presumibilmente, in due distinte direzioni. Da un alto ci starebbero ritocchi al porcellum, partendo dall' introduzione di una soglia minima per la conquista del premio di maggioranza. Su questa strada già ci si era incamminati, a fatica, l' anno scorso. L' altra direzione porta al doppio turno, stile francese, con particolari tutti da definire. Questi sistema, che il Pd considera ufficialmente il migliore, è però subordinato all' introduzione del semipresidenzialismo. Quindi, il Cav mai lo concederebbe separato dalla grande riforma costituzionale. Va pure detto che, ragionando a spanna, questo sistema, fondato sui ballottaggi, potrebbe recargli ancor più guai dello stesso mattarellum. Per ora, Berlusconi non pare essersene reso conto, oppure ritiene i danni superabili in sede di campagna elettorale presidenziale.


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