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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Il mio digiuno per la legge elettorale


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Roma, 27-07-2012

Ventitre giorni fa ho iniziato uno sciopero della fame per richiamare l'attenzione sui continui rinvii in merito alla presentazione di una seria riforma di legge elettorale, a parole indispensabile per tutti i partiti, ma ancora oggi lontana dal concretizzarsi perche paralizzata tra dissensi, mal di pancia, interessi particolari e veti incrociati.

Come saprete nello scorso gennaio, a seguito della bocciatura da parte della Consulta dei quesiti referendari incentrati sull'abrogazione dell'attuale Porcellum, la politica tutta si era espressamente pronunciata a favore del recepimento integrale della volontà popolare, chiaramente orientata verso una nuova legge elettorale che cancellasse i limiti e le storture della legge Calderoli. Sono passati mesi e mesi di caminetti, riunioni nelle stanze dei partiti, confronti tra i leaders ma ad oggi un testo più o meno condiviso non riesce a vedere la luce.

Nonostante le forti e responsabili sollecitazioni da parte del Presidente della Repubblica, malgrado l'impegno del Presidente del Senato che ha fissato una scadenza a dieci giorni entro cui il relatore avrebbe dovuto presentare un testo base da discutere in Commissione, tutti gli ulteriori spostamenti di questa deadline tradiscono con evidenza la scarsa volontà da parte di qualcuno di fare davvero la riforma, riportandola nella sua sede naturale, ovvero le Aule parlamentari. Il mio sciopero della fame si rivolge anche al mio partito, che piu di tutti si è fatto interprete dell'esigenza di cambiare la legge rendendosi disponibile ad una mediazione tra le forze politiche pur avendo già una preferenza chiara sull'ipotesi di un sistema elettorale a doppio turno alla francese. Il mio auspicio è che, arrivati a questo punto, sia il Pd a premere affinchè venga comunque calendarizzata, prima della pausa estiva, la sua proposta di riforma, discutendola e votandola in modo da rendere chiaro a tutti di chi sarà, eventualmente, la responsabilità di approvarla o meno.


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