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L'ultima battaglia di Silvio - La Legge elettorale


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Roma, 01-10-2013
Fonte: La Stampa

Persino chi l' ha scritta, il senatore leghista Roberto Calderoli, l' ha definita senza scrupoli «una porcata». Eppure, dal 2005, anno in cui l' allora Casa delle libertà approvò l' attuale legge elettorale, fino ad oggi, sono passati otto anni e tre elezioni, senza riuscire a cambiarla. Ma continuando a discuterne: ancora ieri è stata al centro di una polemica tra il premier Enrico Letta e Beppe Grillo. «Letta mente agli italiani» attacca dal suo blog il fondatore del Movimento 5 stelle: «Ha detto che è a favore del Mattarellum e che per colpa di Grillo non si è potuto tornare a quella legge. Sappiamo bene, invece, che la verità è l' esatto opposto: Letta fu il primo a votare contro il ritorno al Mattarellum», sottolinea, facendo riferimento a una mozione del deputato Pd Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, paladino della battaglia per cambiare il Porcellum, presentata a maggio e che avrebbe impegnato Montecitorio a lavorare per un ritorno al Mattarellum, la legge elettorale precedente a questa. Mozione che, in effetti, fu votata solo da M5S, Sel, dall' ex ministro Pdl Martino e da Giachetti, appunto.

Ma il premier non ci sta e ribatte: «Grillo ancora una volta mente. Soprattutto dimostra di volere, lui per primo, il Porcellum - risponde via Facebook - io, a differenza sua, voglio una legge elettorale che restituisca agli italiani il potere di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento». E la mozione Giachetti, spiega, «è stata contestata nel metodo, non nel merito», perché era necessario un dibattito più ampio che riguardasse «l' intera materia delle riforme istituzionali».

Ma nel botta e risposta si inserisce anche lo stesso Giachetti, con un post sul suo blog dall' eloquente titolo «Caro Enrico non ci siamo». Per dire che, quando si votò quella mozione, «Letta chiese al Pd di votare contro, ponendo sostanzialmente una questione di fiducia», mentre se le cose fossero andate diversamente, «oggi non saremmo in queste condizioni ed in questa trappola».
Le condizioni sono presto dette: dopo aver già invitato in passato il Parlamento a riconsiderare alcuni aspetti problematici del Porcellum, la Corte costituzionale il 3 dicembre dovrà esprimersi sull' ammissibilità di un ricorso sottoscritto da 27 cittadini, su due punti in particolare, le liste bloccate e il premio di maggioranza. Proprio per anticipare un' eventuale bocciatura, si è cominciato a parlare di una legge elettorale «di salvaguardia». Non una riforma definitiva, che arriverà al termine del lungo percorso delle riforme costituzionali (e su cui esiste già la proposta dei saggi di nomina governativa, una sorta di legge per il «sindaco d' Italia» legata alla proposta di un sistema parlamentare del premier) ma perlomeno una legge «ponte» per evitare il rischio di tornare a votare con la legge Calderoli.Così, per accelerare un cammino che si trascina da troppo tempo (già nella scorsa legislatura un volenteroso gruppo di esperti dei vari partiti lavorò a lungo a una bozza, poi immancabilmente naufragata), sia il Senato che la Camera hanno votato la procedura d' urgenza.

E da Palazzo Madama è partito l' iter, con disappunto del solito Giachetti («è uno scippo», dice, «era meglio farla partire dalla Camera dove non abbiamo bisogno dell' accordo col Pdl»): «All' inizio della prossima settimana i relatori presenteranno uno schema con i punti essenziali su cui si costruirà il testo», garantisce però la presidente della Commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro. Un ottimismo a cui non crede molto Giachetti: «Ancora lontano appare un testo vero sul quale magari votare». Con le sue critiche di ieri si procura pure la reprimenda di vari colleghi di partito. Ma, dopo aver fatto l' anno scorso più di 100 giorni di sciopero della fame per protesta, sull' argomento non fa mezzo passo indietro: «Siamo più o meno al punto di partenza».


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