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Ora il congresso pd potrebbe saltare


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Roma, 01-10-2013
Fonte: Corriere della sera

Il Pd sta alla finestra e aspetta le prossime mosse del Pdl. La tentazione di mollare tutto, di abbandonare al suo destino il centrodestra, si incrocia con quella di approfittare della faglia improvvisa che si è aperta e di puntare su una spaccatura. La sintesi la fa il segretario, Guglielmo Epifani, che però ieri ha momentaneamente abbandonato la sua posizione tradizionale di interlocuzione e ha attaccato un po' tutti, dall' ex segretario al premier: «Pier Luigi Bersani ha sbagliato a fare una campagna elettorale di conserva. Ha sottovalutato la domanda di cambiamento del Paese. Non ha sbagliato solo lui, ma tutti quelli che gli erano intorno, compreso Enrico Letta». Quanto al governo, il no a «ricatti» e no a un esecutivo di «transfughi» è chiaro, ma non lo è altrettanto la prospettiva a breve termine. Per il Paese, ma anche per il Pd, che è chiamato al Congresso fissato per l' 8 dicembre. Data che tutti hanno giurato di voler rispettare, ma che da più parti si mette apertamente in discussione. Finora solo per l' eventualità di urne subito, tra novembre e dicembre.

Ma ora il lasso temporale si è allungato, come fa capire Massimo D' Alema: «Se si va al voto tra fine febbraio e primi di marzo temo che a dicembre si dovrebbero fare le primarie per il premier». Sottintendendo che salterebbero, quindi, le primarie per il segretario. Non solo. L' ex lìder maximo spiega che «oltre a Renzi e Letta nel Pd ci sono diverse personalità che potrebbero rappresentare dei buoni candidati a premier». Come a dire, che i giochi non sono affatto chiusi. Parole accolte con un certo fastidio dall' area del partito che vede come il fumo nell' occhio l' idea di far saltare le primarie per il segretario, a cominciare dai renziani. Ernesto Carbone la butta sul ridere, ma non troppo: «Loro hanno il metodo Boffo, noi il metodo Baffo». Antonello Giacomelli attacca, con sarcasmo feroce: «Mi sembra che D' Alema pecchi di imprecisione. E poi mi pare un po' sprecato che una personalità come la sua, che si appresta a succedere ad Andreotti nel Roma club di Montecitorio, trovi il tempo di occuparsi di cose così ordinarie sulle quali, peraltro, ha già deliberato la Direzione del partito».

Il ragionamento di Walter Verini, vicino a Veltroni e dunque anche a Renzi, è più articolato: «Ben venga una spaccatura vera del Pdl, a quel punto dovremmo incoraggiarla e il governo potrebbe andare avanti. A Renzi converrebbe, così si costruirebbe un partito, come fece Blair con il new labour, e non si porterebbe dietro una zavorra. Quanto alle primarie io sono per mantenerle». Non sono pochi quelli nel Pd che sperano in una secessione dei «diversamente» berlusconiani. Come Alessandra Moretti, che all' uscita di Montecitorio si imbatte in Fabrizio Cicchitto e gli urla: «Forza Cicchitto! Siamo con voi, ce la dovete fare!».

Intanto la polemica tra il premier Letta e il Movimento 5 Stelle sulla legge elettorale rischia di provocare qualche contraccolpo sul partito. Roberto Giachetti, Pd, smentisce Letta sul Mattarellum: «Presentai una mozione per il ritorno al Mattarellum. Letta chiese al Pd di votare contro quella mozione, ponendo sostanzialmente una questione di fiducia; la mozione fu votata solo da Sel, dal Movimento 5 Stelle, dal deputato Pdl Martino e dal sottoscritto». Parole prese male da un collega di Giachetti, Marco Meloni: «Giachetti è un provocatore, rispetti i colleghi del gruppo». Replica del radicale-pd: «Ecco come alcuni interpretano l' aggettivo democratico nel nostro partito». Ma in solidarietà a Giachetti arrivano quattro deputati renziani (Lorenza Bonaccorsi, David Ermini, Federico Gelli ed Ernesto Magorno): «Lo stop alla mozione Giachetti è stato un grave errore. E fu l' esecutivo a imporlo».


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