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Legge elettorale Giachetti divide il Pd


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Roma, 09-10-2013
Fonte: L'Unità

«Centotrenta giorni e 21 ore: tanti ne sono trascorsi, dice il renziano Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, da quando il Parlamento ha bocciato la sua mozione sulla riforma del Porcellum. E 123 sono stati i giorni del suo sciopero della fame, sempre sul tema, interrotto lo scorso novembre. Da ieri, ha annunciato, ricomincerà. «Io le ho tentate tutte, anche sul piano parlamentare, perché si uscisse da questo stagno. Ma le mie iniziative non sono risultate utili ed efficaci. A questo punto, mi metto in coda. Non mi impiccio più del merito. Dico "fate voi, decidete voi"», annuncia in una conferenza stampa che da il «la» anche a un' altra iniziativa: il no Porcellum day, «una mobilitazione per il "no" al Porcellum che si concluderà il 31 ottobre», evento clou da Eataly, insieme a Oscar Farinetti e forse, chissà, anche con Matteo Renzi. Giachetti se la prende anche con il suo partito, teme «meline» inattesa del pronunciamento della Corte Costituzionale, atteso per il 3 dicembre, e dice che le dichiarazioni di Letta, Epifani, Chiti, Zanda, Finocchiaro, «difficilmente si possono sposare con le richieste del Pdl. E non si possono sposare neppure con una possibile pronuncia della Corte, che non riguarderà le differenti maggioranze tra Camera e Senato e il potere di scelta degli elettori. Mi chiedo: ci sarà allora una sede in cui il Pd prende una decisione rispetto alla modifica delle legge elettorale oppure facciamo come gli struzzi con la testa sottoterra fino alla sentenza della Corte costituzionale?». Polemico anche per la decisione del Senato di intestarsi l' inizio della riforma con proceduta d' urgenza senza essere riuscito, dice il deputato, a far nulla fino ad ora. Affianco di Giachetti si schierano i renziani Michele Anzaldi, Lorenza Bonaccorsi, David Ermini e Ernesto Mangano. «Il Pd si riunisca per pronunciare un no chiaro contro il Porcellum e indicare una road map immediata per la modifica», dicono chiedendo il ritorno al Matterellum- «Caro bobgiac-scrive da Bruxelles su twitter Nichi Vendola - l' attuale legge elettorale impedisce all' Italia di respirare, bloccala nostra democrazia. Noi si siamo #NoPorcellum #Sel». Il lettiano Francesco Russo prende le distanze: «Al collega Giachetti vorrei mandare un invito a non iniziare uno sciopero della fame, che potrebbe creare confusione tra gli elettori o addirittura essere superfluo. I senatori Pd hanno ben chiaro quanto sia una priorità peri nostri elettori e per il Paese e stanno provando in modo serio e più rapido possibile a trovare una convergenza e una maggioranza su una legge che superi l' attuale Porcellum». Per Anna Finocchiaro «agitare bandierine senza misurarsi con la necessità di approvare una legge che sia condivisa il più possibile è un esercizio sterile». Polemico anche Pino Pisicchio, del gruppo misto alla Camera:« Condividiamo la preoccupazione manifestata da Giachetti circa il ristagno dell' attività parlamentare sulla legge elettorale. Due sole sottolineature: la prima è sulla consapevolezza che la presenza in Costituzione del principio della parità di genere impedisce l' adozione dell' uninominale e quindi del Mattarellum. La seconda: Giachetti non se la prenda a male se non partecipiamo al digiuno». E mentre Vendola dice a Giachetti che sarà al suo fianco, altri parlamen tari di Sel sottoscrivono insieme a colleghi di Pd, Sc e Gal una proposta di legge (primo firmatario Michele Nicoletti) che supera in cinque mosse il Porcellum: soglia del premio di maggioranza al 40%; doppio turno di coalizione per garantire comunque una solida maggioranza in Parlamento; omogenità tra Camera e Senato; voto di preferenza con doppia preferenza di genere. Tra i firmatari compaiono Rosy Bindi, Silvio Lai, Josefa Idem, Stefania Pezzopane, Francesca Puglisi, Francesco Sanna, Maria Amato, Paolo Gandolfi, Salvatore Tomaselli, Daniela Valentini. Per Gianni Cuperlo quella della riforma elettorale è una delle priorità di cui è chiamato ad occuparsi il Parlamento, ma «a due condizioni: che si restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti, quindi collegi uninominali; e un premio di maggioranza ridimensionato e in grado di garantire governabilità». Quello che emerge con chiarezza dall' acceso dibattito di ieri è che anche sulla legge elettorale il Pd va in ordine sparso.


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