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Renzi: "Persi 20 anni, ora cambiamo" E boccia amnistia e indulto: un errore


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Bari, 13-10-2013
Fonte: La Repubblica

Finiti i 55 minuti di discorso, mentre sta per salire sul charter che da Bari lo riporta a Firenze, Matteo Renzi avverte i cronisti che non troveranno in tutto il suo discorso neanche una parola, neppure un passaggio, contro Enrico Letta. E infatti il sindaco fiorentino dribbla i conflitti con il governo, ma ne apre uno, grande, con il Quirinale. Di indulto e amnistia il "rottamatore" ritiene non si debba parlare. Non è il momento, non lo si potrebbe spiegare agli studenti nelle scuole in cui si insegna la legalità. L' invito del presidente Napolitano al Parlamento per un atto di clemenza, lo rinvia al mittente. «Amnistia e indulto affrontati così sono un clamoroso errore, un gigantesco autogol», dice. E questo non significa ignorare il problema dei carcerati. «La bicicletta con la quale giro a Firenze l' hanno fatta i ragazzi del carcere, però come facciamo a spiegare ai giovani la legalità se poi ogni sei anni, quando abbiamo le carceri piene, buttiamo fuori qualcuno?».

La sfida di Renzi per la segreteria del Pd comincia alla Fiera del Levante, duemila posti esauriti, una scenografia essenzialecon tanto di pedana in mezzo alla platea e il "rottamatore" in completo grigio. Nessuno sconto a nessuno; prudenza solo su Letta con il quale vale il patto: «Se fa, il governo va avanti, ma se non fa lo diremo», e la promessa che il "suo" Pd non darà tregua sul fare. Anche se non in una «logica brunettiana», ovvero quella di piantare bandierine di propaganda com' è abitudine del capogruppo del Pdl. Letta risponde a stretto giro di posta da Venezia: «Difendo la nostra azione, sono convinto che il governo sta facendo la cosa giusta».

Però l' affondo di Renzi a Bari è a 360 gradi: «Un intero establishment politico ha fallito, l' Italia in questi vent' anni ha perso tempo, con la "rottamazione" siamo stati fin troppo gentili...ora noi siamo qui per restituire una speranza». "Cambiare verso", appunto: all' Europa, all' Italia, al Pd. In Europa ad esempio, quel tetto del 3% di deficit non si può reggere. Sostegno a Letta in questa battaglia. A margine Renzi ricorda il suo incontro con la Merkel alcuni mesi fa: «La Cancelliera affermò "l' Italia fa bene ad avere una sua proposta forte"». Parte dal valore del tempo, dalla lettura di "Resistenza e resa" del teologo Bonhoeffer, per denunciare l' immobilismo italiano. E i danni. «La Bossi-Fini e la legge Giovanardi vanno cambiate, bastano i cognomi per capire perché - ma questa è solo la battuta - vanno cambiate perché non hanno funzionato».

Poi è sulla legge elettorale l' altra bordata. «Vi parlerò in politichese...», annuncia. Però l' esempio è elementare: se un alunno viene eletto capoclasse si sa chi vince. Invece questi politici, come i bambini, non vogliono mai ammettere di perdere, eppure il "modello sindaco d' Italia" è il più semplice: «Se vinciamo noi, il Pd sarà sentinella del bipolarismo e custode dell' alternanza, di un sistema dove non c' è l' ammucchiata». Addio alle attuali larghe intese.E la riforma del Porcellum va fatta subito, tolta al Senato (dove l' iter è iniziato) e portata alla Camera: «Non consentiamo giochini».

Dal palco non accusa, ma in charter l' attacco è diretto: «Va tolta la riforma dalle mani della Finocchiaro». Si fida di pochi, Renzi. Di Roberto Giachetti che continua lo sciopero della fame contro il Porcellum, e sta seduto in fondo alla platea; della proposta renziana che sarà depositata alla Camera a novembre. Però il "suo" Pd sarà un carro «spinto da molti», non un carro su cui salire per convenienza. In platea si vedono facce abituate ai cambi di casacca. Il Pd è passato da 800 mila a 200 mila iscritti; ha perso due milioni di voti. L' appello a farlo diventare un partito coraggioso e curioso è una necessità. E ancora, gli immigrati: non più numeri, ma nomi, volti, persone («Serve una politica che sappia chiamare per nome »). Sfiora tutti gli argomenti ma si sofferma molto sulla scuola, Renzi. «Dalla scuola si deve ripartire», gli insegnanti al centro dell' attenzione del Pd, consultati attraverso una piattaforma telematica.

Poi la sfida: anche se qualcuno pensa che siamo arrivati «giù, giù», che scegliere Renzi «è il male minore e dopo c' è solo il mago Otelma» - ironizza - ebbene la gara è cominciata, la posta è il Pd e il Paese.


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