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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Giachetti: supero il digiuno cucinando ai miei figli


Foto articolo
Roma, 05-11-2013
Fonte: La Stampa

Magro? Scavato. Una betulla con la giacca larga. Come se avesse addosso i vestiti di un altro. Anche gli occhiali gli ballano sul naso. In ventinove giorni ha perso otto chili Roberto Giachetti. «Ero quasi settantanove. Adesso sono settantuno».

Sciopero della fame. Contro il porcellum. La legge porcata. «In verità prendo tre cappuccini al giorno. Che non sono pochi». Neanche tanti, in effetti. A vederlo così, con le gambe raccolte sul divanetto in pelle rossa del Transatlantico, sembra che basti soffiare per buttarlo per terra. Se ti tocco con un dito ti spezzo? «No. Sono debole. Ogni giorno di più. Ma la solidarietà mi dà una grande forza». La forza. Da qualche parta bisogna trovarla. All' inizio, esattamente un mese fa, il trucco per non pensare a mangiare era mettersi ai fornelli. «Cucinavo, davvero». Che sembra un paradosso. E invece. «Il cibo è tante cose, ma anche un rito. A me piace fare da mangiare. Per i miei figli. Per gli amici. Così quando arrivava l' ora di cena cominciavo a tirare fuori le padelle. E mi nutrivo di odori».

Loro mangiavano e lui, classe 1961, ex radicale, oggi renziano del Pd e vicepresidente della Camera, inalava. Charlot davanti alla vetrina di un ristorante. Il suo. «Una mattina mi sono svegliato con un etto in più». Erano i primi tempi. Poi gli etti sono spariti. E anche i chili. E la voglia di cucinare. Il suo metro e ottantaquattro si è assottigliato. La pancia. Le braccia. Le cosce. Ma non è tanto «il fuori» il problema. Il problema è il dentro. «Il mio medico è furibondo». È l' intestino a preoccuparlo. Per colpa di un infarto alla mesenterica a Giachetti gliene hanno portati via due metri. «Ho una forma ulcerosa cronica. La controllo con i farmaci. Solo che non posso più prenderli per bocca. Dovrei avere lo stomaco pieno». Anche il sonno si è ridotto. Lo stress. E poi il bisogno di stare in piedi per rispondere alle mail di chi ha sposato la sua battaglia. «Non è la prima volta che faccio lo sciopero della fame. Lo scorso anno sono stato senza mangiare ottantotto giorni». Era diventato una specie di filo di ferro con le gambe. Paura di morire? «Sì. Ma solo perché avrei cose da fare fino a 140 anni. Non riuscirci mi farebbe rosicare».

Il papà, 84 anni, è teso come una molla («sa come sono fatto, ero un rivoluzionario già ai tempi della scuola, lui è un sano liberale»), i figli fanno di tutto per nascondere la tensione. «Sono preoccupati. Ma consapevoli. Per me è la lotta della vita. La selezione della classe dirigente è il tema centrale della democrazia. Quella di oggi è totalmente inadeguata. Se la legge cambia ricomincio a mangiare». Un ricatto? «No. La non violenza è il contrario. Questi politici hanno giurato che sarebbero intervenuti sul porcellum. Li sto richiamando alle loro responsabilità. Ma ho l' impressione che mi toccherà scioperare ancora a lungo, qui il dibattito non va avanti».

Hai perso? «No. Ho già vinto. L' attenzione sul tema è fortissima». Renzi capisce? «E' preoccupato. Ci siamo sentiti. Mi ha detto: sei adulto e vaccinato, se metti in gioco la vita per un principio non posso certo dirti io di fermarti. Solo non fare pazzie». Si alza dal divanetto con un sorriso bambino, cercando invano di scivolare fuori dai meandri della sua stanchezza. Avanti fino alla fine. Dovunque sia la fine. Giusto? «Giusto. Ma non voglio ammazzare me, voglio ammazzare il porcellum». Giuri? «Giuro».


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Giachetti

Un mio professore di italiano (vecchio comunista diceva spesso: ricordatevi che i potenti possono distruggere interi popoli ma le loro idee non moriranno mai.)Oggi abbiamo una classe politica che ha distrutto le idee. Ne vogliamo parlare ? Roberto Giachetti è un ago in un pagliaio. La sua pericolosità per il potere non è l'appartenenza politica ma la sua natura di persona perbene. Oggi, le persone intellettualmente oneste sono dannose per il potere. Perdonatemi l'accostamento, anche il Santo Padre è in pericolo perché da fastidio alla mafia calabrese. Caro Roberto ti sono vicino. La gente perbene è con te. Un abbraccio Giuseppe Lo Cascio

Inviato da giuseppe il 13-11-2013alle 04:19