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Giachetti: «Quanti tifosi ha il Porcellum, anche tra i dirigenti del mio Pd»


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Piacenza, 09-11-2013

In più di trenta giorni di digiuno totale, tranne tre cappuccini al giorno, Roberto Giachetti, deputato del Pd e vicepresidente della Camera dei deputati, ha già perso otto chili. Ma non intende rinunciare alla sua lotta per chiedere l' abolizione del "Porcellum". Con lui, uniti nel digiuno anche se nella sola giornata di ieri, i sostenitori piacentini della mozione di Matteo Renzi, capitanati dall' ex sindaco di Piacenza, Roberto Reggi e riuniti ieri sera in Sant' Ilario per l' incontro pubblico che ha dato ufficialmente il via al percorso congressuale a sostegno della candidatura del sindaco di Firenze a segretario nazionale del Pd.

Di solito, si digiuna quando nessuno ascolta, è una forma di protesta estrema. Lo sciopero della fame suona come un' ultima spiaggia, un' ultima chiamata a una nuova legge elettorale. «Il mio obiettivo è chiaro - ha detto Giachetti -. Voglio chiedere alle forze politiche che rispettino gli impegni presi in campagna elettorale. No, sinceramente non credo che mi ascoltino: se faccio lo sciopero della fame è proprio perché penso che, al punto in cui siamo, serva qualcosa di più incisivo e rilevante della semplice azione politica».

Per Giachetti, questo è il secondo sciopero in poco più di un anno. «Quello precedente era durato 123 giorni (poi interrotto per motivi di salute, ndc ), purtroppo non abbiamo ottenuto il risultato sperato - ha spiegato -. Ho tentato tante strade prima di questa, più istituzionali intendo, ma ogni volta che c' è stata l' occasione di passare dalle parole ai fatti il governo ha deviato altrove».

Alla domanda se si sia sentito sostenuto allo stesso modo dai circoli e dalla dirigenza del partito, Giachetti è stato tranciante. «I circoli mi sostengono, la gente in strada mi chiede di non mollare e mi dimostra solidarietà, ho assistito a una mobilitazione importante tra i cittadini - ha detto -. Ma c' è una grande differenza con la dirigenza del Pd: ho ricevuto insulti, offese, anche se ovviamente non da tutti. Ho una certezza. Che la classe politica così com' è non riuscirà a fare nulla».

Il deputato non si è sentito abbandonato da Renzi. «Lui fa parte di una generazione che non ha la colpa degli ultimi vent' anni e delle troppe occasioni perse in questi due decenni - ha motivato -. Il bilancio di questi tempi lo farà la storia, non ho dubbi: penso quindi sia arrivato il momento di aprire la strada a chi non ha avuto alcuna responsabilità».

Tra chi ha fatto ieri lo sciopero della fame, anche Reggi. «L' ho fatto per solidarietà a questo testimone del nostro tempo, un esempio forte di non violenza, che sta cercando in ogni modo di contrastare l' immobilismo che si è creato sulla legge elettorale - ha spiegato -. Vogliamo tutti che la legge elettorale sia cambiata ma pare che il parlamento non se ne occupi davvero. Grazie a questa estrema forma di protesta speriamo ci sia un impegno. Noi siamo con Giachetti e con Renzi».


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