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Roberto Giachetti > Politica > articolo

A.A.A. Temerari cercasi…


Roma, 06-12-2008

Ad un anno dallo svolgimento delle primarie che hanno portato alla costituzione del Partito democratico già si apre il dibattito sulla loro opportunità. C´è chi le mette in discussione perché nella loro applicazione italiana non sono state capaci di garantire un vero confronto tra candidati veri ed opposti (vedi le primarie nazionali) o perché nel loro svolgimento si sono manifestate numerose irregolarità (vedi le primarie dei giovani). C´è chi le mette in discussione perché il rischio è che portino ad un perenne “votificio” che distoglierebbe dirigenti e militanti dal quotidiano impegno politico volto alla soluzione dei problemi reali che la gente vive tutti i giorni (vedi le primarie fiorentine partite praticamente tre mesi prima del loro svolgimento); e c´è, infine, chi le ha già messe nel cassetto (vedi la scelta dei dirigenti laziali e romani). Se tanto mi da tanto, e se un po´ ho imparato a conoscere le cose, in men che non si dica anche questo piccolo tentativo di “innovare” nella politica italiana sarà sepolto. Tutti conosciamo bene quali sono i limiti delle primarie nostrane, ciò nonostante hanno rappresentato il tentativo di procedere ad una selezione della classe dirigente che potesse almeno in parte liberarsi dal controllo ferreo degli apparati di partito. Mi attendevo che qualcuno, almeno all´interno del Partito democratico, proponesse, come soluzione ai difetti riscontrati nello svolgimento delle primarie fino ad oggi svolte, una decisione che le rendesse più forti e credibili attraverso una regolamentazione legislativa, ed invece pare evidente che si viaggi rapidamente verso la loro cancellazione. Il panorama che abbiamo davanti è davvero preoccupante: da una parte un partito, che è nato sulla base di grandi aspettative e di forti entusiasmi, capace di legare intorno al suo progetto politico tante persone per anni lontane dalla partecipazione politica, che si è dilaniato per mesi in risse e scontri, spesso e volentieri gratuiti, e che ora si avvia ad una probabile decisiva esplosione, o meglio implosione, sul tema della sua collocazione europea. Dall´altra un partito che ancora non è tale, che rimette ogni sua scelta e destino ad un’unica persona; partito che per ora è solo un cartello elettorale e che tutti sanno, compresi i protagonisti, che non appena si dovrà cimentare nell´opera di una sua costituzione reale incontrerà non meno difficoltà del Pd, e prevedibilmente finirà in condizioni non meno problematiche. Di contorno due partiti che fanno della loro ragione sociale, anche se su piani diversi, il megafono degli umori, spesso i più deleteri, di una parte del Paese, invece di agire per governarli e trasformarli in energie positive per ridare credibilità alla politica che, come noto, dovrebbe avere il dovere primo di governare, mediare, filtrare gli umori del Paese ed agire per dare soluzioni ai problemi, non evocarli ed amplificarli per ottenere consenso. Abbiamo una crisi politica evidente ed una classe dirigente nel suo complesso inadeguata, fragile, troppo spesso condizionata dai potentati editoriali che, non di rado, si sostituiscono ad essa o le “suggeriscono” le decisioni da prendere. La magistratura, che 15 anni fa si era imposta alla ribalta per aver decapitato un sistema di potere corrotto e corrosivo, oggi esplode in una crisi gravissima, che mette in evidenza i limiti strutturali di un sistema giudiziario che non si è mai voluto riformare a fondo così come era necessario. Rimane incompiuta quella necessaria riforma dell´architettura costituzionale in grado di armonizzare la struttura dello Stato e dei suoi organi con una società che ha vissuto dei mutamenti profondi, tipici di un’era globalizzata, dei grandi cambiamenti sociali, trasformazioni tecnologiche. E´ un momento davvero difficile per il nostro Paese, un momento nel quale sarebbe necessario che emergesse una classe dirigente consapevole della esigenza di procedere ad una riforma a tutto campo dei partiti, delle istituzioni, dell’etica pubblica, con la convinzione e l´urgenza di sapere che lo si deve fare per tutti, e non solo per una parte. Abbiamo bisogno che emergano e crescano personalità in grado di ricostruire l´identità del Paese e di portare avanti un percorso unitario per giungere ad un approdo nel quale, com’è naturale in politica, tornare a dividersi, se possibile ancora più marcatamente. Occorrono persone operose e di buona volontà. Persone che avvertano nel cuore prima che nella testa la priorità di tornare ad unire la nostra gente (che spesso ha i medesimi e drammatici problemi, a prescindere dal voto che dà alle elezioni). Persone che vivano con passione, con coraggio e, perché no, con temerarietà questa missione. Persone con una forza interiore tale da trasmetterla nel linguaggio, nei gesti, nelle scelte. Queste persone, ne sono certo, magari un po´ nelle retrovie, ci sono. E´ bene che si facciano avanti, che si manifestino, che trovino il coraggio di scendere in campo. In attesa che arrivi il nostro Obama…


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