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Roberto Giachetti > Politica > articolo

A proposito di Morassut, di Primarie e di digiuno


Roma, 24-11-2008

Ieri è stato eletto Roberto Morassut Segretario del PD del Lazio. 246 voti su oltre 480 aventi diritto. Elezione legittima ma fragile. Se avesse optato per le primarie oggi sarebbe stato con ogni probabilità Segretario ma con una forza ed una legittimazione alle spalle di ben altra natura. Quello che mi colpisce è la continuità di una classe dirigente che non sa osare, non sa rischiare, non avverte in questo momento della politica, non solo del Partito Democratico, l’esigenza di mettere in campo quelle iniziative, quelle decisioni e quei comportamenti che siano in grado di ricostruire un tessuto di fiducia e di speranza verso un mondo, il nostro, sempre più appannato e lontano dalla gente comune. Pare che Bettini, quello che chiamano il padre del “modello Roma” non abbia detto altro che due parole: “grande soddisfazione” e che qualcun altro abbia addirittura sostenuto che questo risultato sia la rivincita proprio del “modello Roma”. Preferisco non commentare. Preferisco credere che da qualche parte esista ancora il senso della misura.

La cosa grave, se vera, è che quell’accordo che ha consentito a Morassut di avere quei 264 voti su oltre 480 aventi diritto, si sia consumato sull’altare del congelamento della situazione romana per un altro anno. Non voglio crederlo e mi attendo da Morassut come primo atto quello di pretendere e garantire che a Roma si arrivi alla legalità, cioè al rispetto delle regole e degli impegni pubblicamente assunti in questi 8 mesi. Io proseguirò il mio digiuno per questo, ma auspico che tutti coloro, tanto più ora che è venuto meno l’alibi del mettere a rischio l’elezione di Morassut, che davvero non ritengono più sostenibile una situazione del genere, coloro che credono che sia vitale per il Partito Democratico, e non solo a Roma, far prevalere l’energia e la passione della gente normale, scendano in campo, lo facciano con i mezzi che credono, ma si manifestino per dire con chiarezza e fermezza che questo partito non è proprietà privata, ma il sogno di milioni di persone che credono in una politica nuova, rigenerata e partecipata, a cominciare dal coinvolgimento di tutti coloro che fino ad oggi sono stati costretti ai margini o fuori dal perimetro di un progetto e di un futuro che ci appartiene a tutti.


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