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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Nell’ascolto ha imparato e dunque ha vinto


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Roma, 05-11-2008

Molti commenteranno in queste ore la vittoria di Obama e la sua elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America. Giornali, televisioni, siti ed ogni altra finestra informativa analizzeranno ed interpreteranno la vittoria epocale del primo Presidente nero. Oggi il carro dei vincitori è stracolmo così tanto che è difficile tirarci su una pulce. Nel maggio del 2007 ho iniziato ad appassionarmi alla figura di Obama, al suo modo di intendere la politica, alla sua naturale inclinazione ad ascoltare, ascoltare, ascoltare. Ho pensato allora che il miglior modo di commentare la vittoria di Obama sia quello di pubblicare alcune righe del suo pensiero tratto dal libro “L’audacia della speranza” che, a mio avviso, esprimono con molta chiarezza il perché il nuovo Presidente USA è stato capace di superare una serie infinita di ostacoli e vincere la sua sfida. E soprattutto dimostrano come possa essere decisivo privilegiare l’ascolto delle persone per entrare in sintonia con i loro sentimenti. “Forse hanno ragione i critici. Forse non c’è via di uscita alla nostra grande divisione politica, un infinito scontro armato, ed ogni tentativo di cambiare le regole della partecipazione è futile. O forse la banalizzazione della politica ha raggiunto un punto di non ritorno tale che molte persone la vedono solo come un diversivo e nient’altro, uno sport con i politici come gladiatori panciuti e i simpatizzanti semplici tifosi a bordo campo: ci dipingiamo le facce di rosso di blu, inneggiamo ai nostri e fischiamo i loro, e se ci vuole un ultimo punto o un colpo basso per battere l’altra squadra, ebbene sia, perché l’importante è vincere. Io però non la penso così. La fuori ci sono, penso tra me, quei cittadini comuni che, cresciuti in mezzo a tutte le battaglie politiche e culturali, hanno trovato un modo –nelle loro vite almeno- per fare pace con i loro vicini e con se stessi. Immagino il bianco del Sud che crescendo ascoltava suo padre parlare di “negri”, ma che in ufficio ha fatto amicizia con un ragazzo di colore e sta cercando di insegnare qualcosa di diverso a suo figlio, e pensa che la discriminazione sia sbagliata ma non vede perché il figlio di un dottore di colore dovrebbe essere ammesso alla Facoltà di legge prima del suo. O l’ex Black Panther che ha deciso di entrare nel mercato immobiliare, ha comprato qualche edificio nel vicinato ed è stanco degli spacciatori di droga di fronte a questi palazzi quanto lo è dei banchieri che non gli concedono un finanziamento per espandere la sua attività. La femminista di mezza età che ancora piange sul suo aborto e la donna cristiana che ha pagato per l’aborto della figlia adolescente, e il milione di cameriere e segretarie temporanee, di infermiere e cassiere del supermercato che ogni fine mese trattengono il fiato nella speranza di aver abbastanza soldi per mantenere i figli che hanno messo al mondo. Immagino che tutte queste persone stiano aspettando una politica che abbia la maturità di bilanciare idealismo e realismo, di distinguere tra quello su cui si può o non si può venire a patti, di ammettere la possibilità che l’altra parte possa avere ragione qualche volta. Spesso non capisco le controversie tra destra e sinistra, conservatori e liberal, ma riconosco la differenza tra dogmatismo e senso comune, responsabilità e irresponsabilità, tra le cose che durano e quelle che passano. Sono la fuori, in attesa che repubblicani e democratici li raggiungano.”


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