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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Baroni rampanti


Roma, 06-09-2008

Sabato scorso Luigi Frati, già Preside della Facoltà di Medicina di Roma è stato eletto Rettore de“ La Sapienza”, la prima Università in Europa per grandezza. Casualmente nella facoltà di Medicina di cui è stato Preside fino a qualche giorno fa, transitando da una docenza di lettere in un liceo la moglie di Frati è diventata professore ordinario. Nella medesima facoltà dell’ex Preside ora rettore de “La Sapienza” ha trovato lavoro come professore associato anche il figlio del neo Rettore. E la figlia di Frati? Niente paura! Niente discriminazioni… Pur essendo laureata in Giurisprudenza è riuscita “miracolosamente” a trovare un posto, indovinate dove? Nella Facoltà di Medicina dell’ex Preside Frati. Queste notizie che il professor Boeri scrive in un articolo su La Repubblica del 3 ottobre scorso, negli ambienti universitari e non di Roma sono ben note. Non sono le sole e forse neanche le più eclatanti. Nelle nostre Università accade davvero di tutto, si arriva addirittura a modificare gli statuti per garantire che alcuni baroni “regnino” indisturbati per decine e decine di anni. Il Ministro Gelmini si accanisce sul pezzo di scuola che meglio funziona e nasconde la testa sotto terra quando si tratta di affrontare i principali mali delle nostre Università. D’altra parte va detto con onestà che assai poco ha prodotto in questo senso anche l’azione del centrosinistra al Governo. Il settore dell’Università e della ricerca non si riesce a toccare, a riformare. Sul serio però. E’ come se fosse una vera casta che nessuno osa avvicinare. Per dirla con Boeri “Nepotismo e baronaggio sono sopravvissuti alle mille riforme di carta condotte in questi anni. Cambiavano tutto per non cambiare nulla. Servivano solo al ministro di turno, quale che fosse il suo colore politico, per mettere la propria bandierina senza intaccare i poteri delle baronie universitarie”. Eppure, continuando a citare Tito Boeri “per cambiare davvero le cose non ci vorrebbe molto, basterebbe che i Ministri si limitassero a far valutare la produzione scientifica delle diverse facoltà e usassero queste valutazioni nel distribuire i fondi alle diverse sedi.

E’ una questione di sopravvivenza: se i soldi all’università arrivano solo a condizione di generare un congruo numero di prodotti di ricerca (brevetti, pubblicazioni scientifiche, etc.), gli stessi baroni di oggi saranno i primi a preoccuparsi domani di assumere i ricercatori migliori sulla piazza, anziché cercare di far passare chi ha fatto per anni il loro schiavo rinunciando a qualsiasi ambizione scientifica. L’università ha un ruolo fondamentale nel promuovere l’innovazione e la crescita”. Baronie, regole non rispettate, personale docente con un’anzianità al di sopra di qualunque statistica europea, disinteresse per i risultati e la qualità, incapacità di valorizzare i ricercatori ed il talento, sono i mali di un mondo che in Italia è potenzialmente ricchissimo. Nel nostro piccolo continueremo a batterci per cambiare le cose, ma certo che notizie come quella di Frati (mi dicono che devo essere prudente perché è uno “nostro”!) fanno fare non pochi passi indietro rispetto alla giusta strada!


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