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Roberto Giachetti > Politica > articolo

La forza del digiuno contro il Porcellum


Foto articolo
Roma, 16-11-2013
Fonte: La Repubblica

NON chiedete nulla, ma solo e soltanto che l' unica libertà che lo Stato e i partiti vi riconoscono a parole, quella di scegliervi i vostri rappresentanti, non sia una mistificazione. (da "Democrazia senza partiti" di Adriano Olivetti - Edizioni di Comunità, 2013 - pag.64)

 Non fa più notizia e non "buca" il video, come si suol dire nel linguaggio a volte un po' cinico del nostro mestiere. Ma lo sciopero della fame iniziato quaranta giorni fa dal deputato del Pd, Roberto Giachetti, contro quella "porcata" della legge elettorale chiamata Porcellum, non è soltanto un evento mediatico che rientra nel campo d' osservazione di questa rubrica, ispirata fin dall' inizio (e dal titolo) alla profezia di Mc Luhan e all' opera di Leopardi. È un atto di protesta e di denuncia che merita la nostra considerazione, il nostro rispetto e magari anche il nostro impegno civile. Logorato dall' abuso che se n' è fatto in passato, il digiuno rappresenta in questo caso una forma di comunicazione politica. Un "mezzo" e un "messaggio" per richiamare l' attenzione dell' opinione pubblica. E soprattutto per contestare l' inerzia del Parlamento, e anche del governo, che non sono riusciti finora ad approvare una riforma, nonostante le promesse e gli impegni.

La coraggiosa testimonianza di Giachetti interpella, quindi, tutti noi cittadini ed elettori, stimolando una reazione popolare contro questo ennesimo sopruso della partitocrazia. Imposto a suo tempo dal centrodestra e poi rinnegato dai suoi stessi artefici, tra cui in prima fila l' ex ministro leghista Roberto Calderoli, il Porcellum non solo assegna - com' è noto - un "premio" abnorme al partito o alla coalizione che prevale anche di poco nelle urne, attribuendo di fatto una larga maggioranza di seggi parlamentari a una minoranza elettorale. E proprio per questa fondamentale ragione è destinato verosimilmente a essere censurato dalla Corte costituzionale nel prossimo dicembre. Quella medesima "porcata" espropria inoltre i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti, per consegnare completamente un tale potere ai capi-partito, vecchi e nuovi.

Di fronte all' inerzia dei partiti, e alle ripetute sollecitazioni del capo dello Stato, nei mesi scorsi il presidente del Consiglio aveva annunciato il proposito di ricorrere addirittura a un decreto- legge se la riforma non fosse stata introdotta entro ottobre. Siamo ormai a metà novembre e la promessa di Enrico Letta è rimasta lettera morta. Tanto da avvalorare il diffuso sospetto che in realtà nessuna delle principali forze politiche abbia effettivamente intenzione di modificare la legge elettorale, compreso il Movimento 5 Stelle che sul Porcellum ha compiuto un clamoroso dietrofront. Che cosa accadrà, dunque, se a dicembre la Consulta abrogherà in toto o in parte il Porcellum? E in particolare, se deciderà di eliminare il maxi-premio di maggioranza? A parere di diversi costituzionalisti, si potrebbe tornare automaticamente al precedente Mattarellum o peggio ancora al vecchio sistema proporzionale.

E forse è proprio questo l' obiettivo finale dell' asse Pd-Pdl, nel malcelato tentativo di azzerare il bipolarismo e perpetuare il culto profano delle "larghe intese". Sarebbe, evidentemente, un ritorno al passato; alla logica compromissoria e spartitoria della Prima Repubblica; a un proporzionalismo cosiddetto "puro", ma in realtà fonte di tante nequizie e impurità. Si tratterebbe, insomma, di un' abiura palese di quella logica dell' alternanza che rappresenta la stella polare di una democrazia parlamentare, garantita magari da un sistema elettorale a doppio turno. Auguriamoci davvero che tutto ciò non accada. Ma intanto possiamo partecipare almeno virtualmente all' isolata protesta di Giachetti, chiedendo alla presidenza della Camera a cui il parlamentare Pd appartiene d' intervenire al più presto per salvaguardare la sua salute e la sua incolumità.

Giovanni Valentini - La Repubblica


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