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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Autogol Alemanno


Roma, 25-09-2008

La confusione che regna ormai da mesi intorno al sindaco Alemanno e alla sua giunta ha trovato un’assoluta sublimazione nel sondaggio di monitoraggio su Roma realizzato dalla Ipsos di Pagnoncelli e che il sindaco della capitale ha presentato come una sua ulteriore e personale vittoria. Peccato che si tratti, ancora una volta, di una vittoria di Pirro e peccato che, fossi stato in lui, quei dati li avrei tenuti chiusi a chiave in un cassetto. Perché il nostro sindaco, in assoluta controtendenza rispetto ai suoi predecessori e agli altri sindaci di recente elezione, i consensi non li aumenta, li perde. E’ noto, infatti, che la cosiddetta luna di miele che interviene a seguito di una vittoria elettorale tra i cittadini e la nuova amministrazione ha sempre portato i suoi predecessori e gli omologhi delle altre città a riscontrare nei primi mesi di lavoro notevoli picchi di crescita. Il sondaggio di Pagnoncelli appare invece piuttosto impietoso con il neosindaco, il cui consenso scenderebbe di più di 2 punti percentuali rispetto al 53% ottenuto nello scorso aprile, con punte assolutamente negative in quei settori che definiremmo i più moderni e produttivi del tessuto cittadino, cioè gli imprenditori, i dirigenti, i liberi professionisti, in pratica il bacino di quel tradizionale elettorato di destra che evidentemente non si sottrae alla sonora bocciatura di questi primi mesi di amministrazione della capitale. Alemanno e i suoi, dopo una estenuante campagna elettorale all’insegna della caccia ai rom e all’esasperazione di qualunque elemento anche assolutamente artificioso di insicurezza, si ritrovano con una città che, statistiche Censis alla mano, avverte sempre più un senso di disagio e di incertezza, e che la presenza di militari tra una strada e l’altra finisce solo per acuire, anziché sedare. Una insicurezza dei cittadini che è determinata dalla confusione dell’azione politica e amministrativa del sindaco e della giunta che, a ritmi schizofrenici, è passato pindaricamente dai proclami sulla demolizione della teca dell’Ara Pacis all’abolizione delle tariffe di pagamento nelle strisce blu – salvo poi rendersi conto dell’assurdità della mossa – , dallo stop ai lavori di realizzazione di 700 posti auto al Pincio che avrebbero favorito la pedonalizzazione del Tridente, a cedimenti revisionisti di stampo fascista indecorosi per chi rappresenta il nome e la storia di Roma nel mondo, fino al celebre “se la sono andata a cercare” rivolto ai turisti olandesi aggrediti brutalmente a Ponte Galeria. E potrei continuare. La verità è che la confusione di Alemanno dimostra una sola cosa, la sua assoluta incapacità sin qui di avanzare proposte nuove limitandosi unicamente a demolire qualunque iniziativa, pensata o realizzata, dalla giunta precedente. Il risultato è che di questa mancanza di una linea guida, di un progetto politico e di governo della città, sembrano accorgersi ora anche i romani, soprattutto quanti hanno contribuito con il voto a dare fiducia ad Alemanno, cittadini che allo stato attuale sembrano aver assimilato tutta l’insicurezza data dalla carenza di idee e di leadership di cui questa destra capitolina è massima rappresentante.

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