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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Caccia alle streghe


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Roma, 28-05-2008

Ciò che è accaduto ieri all’università La Sapienza, con un gruppo di militanti neofascisti che, scesi da una macchina (cosi raccontano i testimoni) aggrediscono con spranghe alcuni studenti dei collettivi di sinistra per poi fuggire via, non rappresenta affatto come vorrebbe il sindaco Alemanno un atto compiuto da pochi imbecilli che andrebbero soltanto isolati. Non sono un ingenuo e so perfettamente che la facoltà di Lettere della Sapienza storicamente è luogo simbolico di contrapposizioni ideologiche e politiche spesso risolte ed affermate con la violenza, e tuttavia credo che quanto si è verificato ieri non vada affatto giudicato con leggerezza. Non amo ragionare per astratto né ho l’abitudine di farlo partendo da pregiudizi convertibili in certezze assolute. Ma se mi limito ad analizzare alcuni fatti ho l’impressione che ciò che negli ultimi tempi sta accadendo a Roma (ma non solo qui) stia definendo un clima molto pericoloso ed aberrante in rapporto a ciò che socialmente viene percepito come diverso, che si tratti di extracomunitari, di rom, di gay, e dunque per riflesso, di chi suona un campanello d’allarme di fronte a ciò che somiglia tanto ad un improvviso ritorno di fenomeni razzisti e xenofobi. Il raid del Pigneto, l’aggressione studiata e compiuta ai danni di un giovane omosessuale di deegay.it, in generale questa rabbia incontrollata e a lungo soffocata che esplode nei confronti dei rom e che porta alcuni cittadini a farsi giustizia da sé, tutto ciò – in una concatenazione di eventi cosi ravvicinata – non rappresenta un fatto casuale. Ma la politica in questo ha enormi responsabilità. Ce l’ha certamente il centrosinistra che nel nome di un buonismo affettato non è riuscito a capire fino in fondo i disagi legati a fenomeni di immigrazione non governati, col risultato di inasprire la percezione di una insicurezza reale vissuta da molti cittadini e che per comodità si è voluto ignorare o liquidare come episodi isolati. Eppure io credo che una campagna elettorale come quella che la destra ha condotto nel nome di una sicurezza strillata ed assurta al rango di questione nazionale, ma tradottasi nella pratica in una sorta di “dagli all’untore” di manzoniana memoria, stia producendo ora le sue inevitabili quanto prevedibili conseguenze. Chi si candida a guidare il paese può anche rivolgersi – per guadagnare facili consensi - alla cosiddetta pancia dell’elettorato ma poi, una volta al potere, ha il dovere di pesar bene parole ed atteggiamenti per non fornire alcun alibi, alcuna connivenza anche solo ideale a chi crede di poter impunemente varcare il confine che esiste tra la legalità ed atti di giustizia sommaria. Mentre Amnesty International parla di una caccia alle streghe di cui l’Italia si sta rendendo protagonista in spregio al basilare principio di responsabilità individuale, la destra con il sindaco Alemanno anziché chiamare col proprio nome le cose continua a minimizzarle, non rendendosi conto che in questo modo si diventa una sponda per rigurgiti ideologici razziali a cui serve davvero poco per concretizzarsi in fatti di pura intolleranza violenta come quelli a cui stiamo assistendo. C’è nell’aria un relativismo al contrario che rischia di fare danni enormi, e di far fare al paese mille passi indietro rispetto ai principi fondamentali della convivenza civile. E’ bene che chi governa Roma accenda la lampadina e si svegli prima che sia troppo tardi.

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