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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Yes we can ma..non facciamoci del male


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Roma, 26-02-2008

Non capisco se vi sono dei nostalgici della sindrome di ‘Tafazzi’ ovvero se a qualcuno nel PD dà fastidio che si stiano creando le condizioni per farcela. Le prese di posizione di alcuni esponenti cattolici iscritti al PD sembrano davvero trovare ragione solo in una di queste due ipotesi. Ai radicali è stato chiesto di rinunciare al simbolo e lo hanno fatto.

E’ stato chiesto loro di accettare l’esclusione dalle liste di due leader storici in ossequio al rispetto delle regole del PD e non delle loro, e lo hanno fatto. E’ stato chiesto loro di firmare il programma e lo hanno fatto. Tutti riconoscono che i radicali ed Emma Bonino sono stati gli alleati più fedeli e leali del Governo, ed hanno dimostrato di saperlo fare pur non rinunciando alle loro battaglie. Grazie a loro si è messa in campo una delle poche iniziative, se non l’unica, che ha veramente unito laici e cattolici: la moratoria sulla pena di morte. Una delle sfide del PD sarà certamente anche quella di saper trovare su alcune questioni, e non solo quelle eticamente sensibili, un equilibrio, una sintesi tra culture diverse e, come tutti sanno, nel nostro partito su alcuni temi non si è in pochi a pensarla come i radicali.

La nostra vera sfida è dimostrare che è possibile trovare un punto di incontro. Che è un dovere trovare un punto di incontro. Che è nel DNA del Partito la realizzazione di una efficace sintesi. Che senso ha allora riprodurre anche nel PD uno sterile gioco di posizionamento, i cui risultati abbiamo visto nell’Unione, che rischia di danneggiare l’enorme lavoro che Veltroni sta facendo - peraltro con risultati impensabili fino a qualche settimana fa - per invertire i pronostici e farci vincere le elezioni? E’ troppo chiedere a tutti un po’ più di generosità, un po’ più di impegno a far conoscere la nostra posizione sulle questioni che sono in cima non solo ai pensieri ma anche alla vita stessa delle persone? E’ troppo chiedere a tutti di rivendicare con orgoglio l’appartenenza ad un grande partito che individua nell’incontro di culture diverse la chiave di un nuovo modo di fare e vivere la politica? E’ troppo chiedere a tutti di rimboccarsi le maniche e di non disfare con polemiche inutili la tela che con entusiasmo ed efficacia si sta costruendo?

Io credo di no.


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