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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Una famiglia su sette non arriva alla fine del mese


Roma, 18-01-2008

Sono stato un po’ assente in questi ultimi giorni perché insieme al gruppo di ragazzi che si è formato intorno all’iniziativa del pulmino stiamo preparando una bella iniziativa che spero potrà raccogliere l’apprezzamento di tutti i visitatori di questo blog e che al contempo però ci sta “succhiando” tantissime energie. A questo si aggiunge una mia precisa necessità di prendere un po’ di tempo di riflessione prima di esprimermi sui fatti salienti che hanno caratterizzato questi ultimi giorni della vita politica. Penso però che, seppur in modo molto succinto, sia doveroso esprimere il mio pensiero. Questione Benedetto XVI ed Università di Roma: si potrebbe parlare per ore ma nessuno mi toglierà mai la convinzione che coloro che non hanno voluto che il Pontefice parlasse all’Università, al saldo di qualsiasi motivazione, hanno ottenuto lo straordinario risultato di trasformare in vittima di una indecente censura chi nella realtà, come ha dettagliatamente documentato Marco Pannella a “Porta a Porta”, è presente in modo debordante nella vita quotidiana delle persone attraverso il megafono dei media, in particolare delle Televisioni di Stato quasi più del Governo. Complimenti! Ora tutto il mondo è convinto che in Italia il Papa è una vittima della censura. Aggiungo solo, per altro, nello specifico della questione, che nessuno riuscirà mai a convincermi che la laicità si realizza attraverso l’impedimento a qualcuno di manifestare il proprio pensiero. Al contempo vale solo la pena di ricordare a tutti coloro che si strappano le vesti per quello che è successo che se la più alta autorità religiosa direttamente o indirettamente dalla mattina alla sera fa incursioni e cerca di condizionare le scelte politiche di uno Stato, non può meravigliarsi se poi qualcuno non è disponibile a considerare un suo intervento esclusivamente come quello di un’alta autorità religiosa. Caso Mastella: sono tra coloro che alla fine dell’intervento di Clemente Mastella ha applaudito (non mi sono spellato le mani, ho applaudito) per testimoniare una sincera solidarietà umana. Non ho fatto la processione per andare ad abbracciarlo o stringergli la mano come ho visto fare a moltissimi nell’emiciclo, ma gli ho mandato un bigliettino riservato nel quale ricordavo un paio di episodi nei quali Mastella umanamente mi è stato molto vicino. Detto questo, penso che abbia fatto un intervento in Aula sopra le righe pur dicendo in alcuni passaggi cose che io condivido. In generale nel corso del dibattito che vi ha fatto seguito ho avuto la netta sensazione che sopra le righe vi siano andati in molti. Ad eccezione di Franceschini e Fini ho notato assai poco equilibrio e poca saggezza. Sono però d’accordo con un passaggio di Villetti: il Parlamento quando deve rispondere lo deve fare attraverso gli atti che gli sono propri: le leggi. Ecco perché torno a ribadire che ritengo ormai indispensabile schierarsi senza infingimenti a favore dell’approvazione subito di tre provvedimenti: uno che regoli in modo molto rigoroso l’uso delle intercettazioni telefoniche (evitando di scaricare solo addosso ai giornalisti la responsabilità della diffusione dei contenuti che, come noto, a loro vengono forniti e che certo non vanno a rubare nelle procure della Repubblica), uno che sancisca senza più ambiguità la separazione delle carriere dei magistrati ed infine uno che stabilisca con maggiore certezza la responsabilità civile degli stessi. Contemporaneamente occorre un sforzo straordinario per ammodernare l’amministrazione della giustizia eliminando sprechi e potenziando gli uffici, consentendo così alla stragrande maggioranza di magistrati che sono impegnati per garantire il rispetto delle leggi e del diritto di farlo in un modo degno di un paese civile. Tutto quello di cui ho parlato è centrale nell’attenzione politica di questi ultimi giorni ma quando arriverà il momento in cui tutti, dico davvero tutti, cerchiamo di risparmiare un po’ di parole e di energie per concentrarci su ciò di cui così poco si parla? Leggete questa ultima indagine dell’Istat: una famiglia italiana su sette stenta ad arrivare alla fine del mese e più del 56% ricorre a prestiti. Chi è in buona fede sa che questa non è certo una responsabilità del governo Prodi, è una china che il nostro Paese ha preso da anni, per responsabilità un po’ di tutti e tutti, di qua e di là, dovrebbero considerarla una questione sulla quale occorrerebbe evitare speculazioni politiche e concorrere positivamente ad una rapida inversione di rotta. Technorati Tags:


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