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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Ripartiamo!


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Roma, 13-11-2007

Come avevo anticipato ieri vorrei raccontare di un bell’incontro nello scorso weekend con alcuni giovani che hanno partecipato all’esperienza del pulmino e che, da diverse regioni d’Italia, sono venuti qui a Roma per parlare di Partito democratico. Qualcuno tra i commentatori di questo blog negli ultimi tempi mi ha “rimproverato” perchè, dopo il varo dell’assemblea costituente, non sarei quasi mai intervenuto nel merito della forma che pian piano, dopo l’elezione di Veltroni a segretario, il nuovo partito sta assumendo. Spero di accontentare Donnameiss e qualcun altro se oggi scelgo di parlare di un gruppo di ragazzi che con il Pd credo abbia molto a che fare.

Chi legge questo blog sa bene quanta importanza abbia avuto per me e per i giovani che mi hanno accompagnato il tour estivo che ci ha portati nel cuore del paese ad ascoltare e dialogare con la gente, a recepirne critiche, suggerimenti, bisogni. E’ stata un’esperienza straordinaria che oltre ad arricchire il nostro bagaglio di conoscenze ci ha dimostrato quanto necessario fosse recuperare una dimensione dell’esercizio politico autentica, genuina, colpevolmente vissuta oggi dai più- nell’epoca del dominio della Tv - quasi come metodo datato, obsoleto, sorpassato. Al contrario il contatto con il territorio, con i volti e gli occhi delle persone, si è rivelato un enorme bagaglio di informazioni e sensazioni che, ben prima del fenomeno Grillo, ci avevano plasticamente mostrato quale fosse lo stato di malessere nei confronti della politica che ad ogni latitudine attraversa il Paese.

Come sapete ho espresso tutte le mie perplessità sul metodo di composizione delle liste per l’assemblea costituente, prendendo una posizione anche netta e critica di fronte alla impossibilità di trovare degli spazi per alcuni di quei ragazzi che fisicamente si erano impegnati a divulgare e diffondere il “verbo” del Partito democratico. Sapete anche qual’è stato l’esito di quella mia piccola battaglia e ,allo stesso tempo, chi mi conosce sa bene che quella “sconfitta” mi ha fornito molte e più ragioni per continuare a credere nell’importanza della questione generazionale nel panorama e nella struttura di partiti e classi dirigenti nostrane. Sono convinto che si tratti di un tema centrale su cui, malgrado i proclami, il Pd dimostra ancora un forte ritardo e su cui credo ci sia assoluto bisogno di lavorare. E’ quantomai indispensabile ed urgente adoperarsi per instillare un processo prima di tutto culturale mirato a un rinnovamento tangibile nei modi e nelle forme di affrontare le tematiche attinenti agli under 40, non nell’ottica di un problema a sè ma nella prospettiva di una vera e propria questione o, se preferite, di un’ “emergenza” nazionale. E insomma, da qui volevo ripartire.

Pensavo che disperdere un patrimonio di passione e impegno giovanili cosi raro e prezioso fosse quasi un delitto; volevo ragionare con quei ragazzi per trovare una chiave giusta e adatta a riconvertire il movimentismo del pulmino in altro, in qualcosa di definito rispetto alla contingenza del momento e a ciò che la situazione richiede. E questi ragazzi hanno risposto, si sono messi per due giorni a disposizione per ragionare su cosa fare e come organizzarsi, hanno ancora una volta dimostrato di credere che è anche ma soprattutto nelle loro mani la possibilità di contribuire al cambiamento delle cose e al miglioramento della propria vita. Abbiamo scelto quindi di fare rete, di creare un collegamento interterritoriale tra tutti noi per dare vita a iniziative politiche nazionali sui temi che più direttamente investono la condizione delle nuove generazioni: precariato, previdenza, scuola e università, casa, ma anche regole certe e inderogabili nei sistemi di accesso nelle strutture e negli organi di partito.

Parallelamente abbiamo pensato a organizzare una serie di iniziative locali, legate specificatamente al territorio, che sappiano fornire risposte a singoli problemi e che possano poi - nelle nostre intenzioni - costituire un esempio, un piccolo modello da riproporre anche al di fuori di quella data realtà. Un network, un laboratorio di idee che non ambisce a gareggiare con quotatissimi e prestigiosi centri studi e think thank ma che “sfrutta” la sua composizione giovanile come pungolo, come elemento dinamico per elaborare proposte che mirino a rafforzare il profilo riformista del Pd. Non avremo le competenze di scienziati e soloni di economia o politologia, ma senz’altro abbiamo la voglia di approfondire temi e contenuti e di portarli pragmaticamente (con iniziative diffuse) all’attenzione di un mondo politico spesso indifferente, di un’opinione pubblica sfiduciata, di un mondo dei media talvolta poco attento a tali argomenti.

Chiaramente la funzione di internet in tutto questo è fondamentale: lo scambio di idee e materiali utili prioritariamente passerà per questo canale, uno spazio aperto in cui tutti possano liberamente interagire e dare una mano nell’organizzazione di incontri ed eventi. In questi due giorni di dibattito è emersa la voglia di partire da qui per creare una piattaforma aperta alla partecipazione di chiunque voglia mettere a disposizione tempo e idee su progetti ed iniziative, allargando le maglie di questa rete ed aggregando nuove energie. Mi piacerebbe moltissimo che questo laboratorio riuscisse a produrre se non altro una novità nei metodi di lavoro, nella capacità di realizzare dei veri e propri format nel modo di fare iniziativa politica. Stiamo ancora ragionando sul nome, sul logo, sul nostro “marchio di fabbrica”, che dovrà caratterizzarci per quello che siamo, un gruppo di giovani (a parte me) che crede, vuole, e intende impegnarsi per una politica diversa: inclusiva, dinamica, pragmatica.

P.S.: Tutti coloro che volessere saperne di più o aderire al progetto o dare anche un piccolo contributo all’idea possono mandare una e-mail all’indirizzo del blog, che poi provvederemo a girare ai corrispondenti gruppi di lavoro.


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