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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Bisognava solo dire la verità


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Roma, 12-11-2007

Un ragazzo di 28 anni viene ucciso in una stazione di servizio mentre era in viaggio per andare a vedere la sua Lazio. Lo uccide un poliziotto che spara un colpo da una stazione di servizio di fronte a quella dove era il ragazzo. Per giustificare la decisione di sparare si fa riferimento ad una rissa che vi sarebbe stata con altri tifosi della Juve. Peccato che si trattava di massimo una decina di ragazzi, che di questi screzi se ne vedono tanti nei giorni delle partite e che il ragazzo era già in macchina per riprendere il viaggio verso Milano.

I vertici della polizia tacciono fino a tarda sera, la versione ufficiale viene affidata nel pomeriggio al Questore di Arezzo che fino a sera mente sapendo di mentire, parlando di due colpi sparati in aria: una vergogna. In nottata arriva la versione del poliziotto che dice di un colpo partitogli mentre correva: vergogna due volte. I telegiornali, quasi tutti, si prestano ad aggiungere come notizia “compensativa” e subdolamente attenuante che sarebbero state ritrovate biglie di ferro e manici di ombrelli: vergogna tre volte. Il ragazzo viene ucciso alle 9 di mattina. Anche se nulla c’entra con il tema della violenza negli stadi, il fatto è gravissimo, anzi forse ancor di più.

E’ ingeneroso ritenere che vi fosse tutto il tempo per prendere una decisione di umanità, di rispetto, di rigore? Ammettere subito la responsabilità di un errore, dire immediatamente che l’agente che ha sparato così incautamente, lo ha fatto perché pensava si trattasse di una rapina invece di lasciar credere che il tutto fosse giustificato dalla solita violenza dei tifosi? Annullare comunque per tempo tutte le partite come si è fatto in altre occasioni? No, invece si sceglie la strada di un ritardo di 15 minuti. E che vuol dire? Che senso ha?

A Bergamo pochi delinquenti vestiti da tifosi rompono una vetrata di protezione, minacciano i giocatori, fanno sospendere la partita praticamente indisturbati. In diverse città si ha la sensazione che l’ordine pubblico non sia propriamente sotto controllo. Fino a sera, quando a Roma con una decisione a quel punto incomprensibile - visto quanto deciso per le altre partite e soprattutto comunicata a due ore dal fischio di inizio, quando ormai la gran parte dei “tifosi” era già allo stadio -l’incontro viene rimandato. Entrano in azione altri delinquenti mascherati da tifosi che assaltano una caserma, devastano la sede del Coni e creano terrore per ore nei pressi dello stadio.

C’è qualcosa che non va. C’è molto che non va. In chi pensa, in chi decide, in chi agisce. Intanto Gabriele, 28 anni, incolpevole e inconsapevole muore accovacciato sul sedile posteriore di una macchina. Questa volta le scuse e il dolore sembrano davvero poca cosa. Avrei dovuto scrivere un post su un bellissimo incontro che ho svolto tra sabato e domenica con un gruppo di ragazzi tra i 20 ed i 40 anni, che dopo l’esperienza del pulmino e la costituzione del PD hanno deciso di andare avanti e di meglio organizzarsi. Lo farò domani. Non posso e non voglio oggi non dedicare con queste uniche righe un saluto ad un ragazzo ucciso senza una ragione nè un motivo.


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