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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Ddl editoria: un provvedimento da correggere


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Roma, 22-10-2007

Mi sono preso la briga di leggere il testo del disegno di legge sull’editoria a firma del sottosegretario Levi approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 ottobre. Chi legge questo blog probabilmente ricorderà la mia battaglia in parlamento contro l’applicazione del copyright in materia di informazioni e articoli di stampa postati su internet, in particolare nei siti personali e nei blog. Questo per dire che la mia posizione in merito a ciò che attiene ad internet e alla rete è arcinota.

A questo proposito ho seguito un pò la polemica tra Levi e Beppe Grillo sui contenuti del provvedimento, e ho constatato anche le perplessità dei ministri Di Pietro e Gentiloni sulla materia. Per parte mia devo dire che così com’è impostato, il ddl è poco chiaro e si presta ad interpretazioni arbitrali che non possono, a mio avviso, essere delegate al giudizio dell’Autorità garante delle Comunicazioni. Ad esempio la stessa definizione di prodotto e di attività editoriale (artt. 2 e 5) ha un’incidenza talmente ampia da comprendere, evidentemente, qualsiasi forma di pubblicazione che preveda finalità informative, formative e di intrattenimento che con tutta evidenza sarebbero applicabili anche ai blog. In base a questa ratio chiunque svolga attività editoriali, anche attraverso internet, è tenuto ad iscriversi al Roc (registro operatori della comunicazione, art.7) ed è passibile anche di sanzioni connesse a reati a mezzo stampa, come ad esempio la diffamazione.

Ora, al di là del fatto che io credo che i tratti di libertà e di indipendenza sono elementi caratterizzanti della Rete ed andrebbero preservati proprio per non snaturarne la funzione di veicolo libero di informazioni a cui tutti possono accedere, penso che il testo così come si presenta debba essere radicalmente modificato. Intanto mi domando in base a quali criteri l’Autorità garante delle Comunicazioni potrebbe stabilire cosa è o non è un prodotto o una pubblicazione editoriale, tanto più che l’articolo 7 sul punto è davvero molto vago. Se si intendono periodici o giornali on-line, per fare un esempio, allora certamente si può e si deve prevedere lo stesso tipo di regole per i prodotti cartacei, ivi compreso naturalmente lo stanziamento di finanziamenti pubblici cosi come avviene per la carta stampata.

Però includere in questo campo anche tutte le pubblicazioni via internet significherebbe applicare una forma di controllo e di pseudotutela che in fin dei conti rischierebbe di mettere il bavaglio ai blog e alla libera informazione, e per di più avrebbe come risultato quello di scoraggiare l’apertura di un sito internet tanto per un eccesso di procedure che per la diversa funzionalità che, con questo provvedimento, gli si intende attribuire. Quindi per parte mia posso dire che non appena il ddl sarà assegnato alla commissione cultura presenterò degli emendamenti volti a cambiarne gli aspetti più controversi, perchè la registrazione obbligatoria per siti e blog davvero potrebbe rivelarsi una pietra tombale alla libera circolazione di idee, creatività e indipendenza nelle opinioni che costituiscono l’essenza stessa della Rete.


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