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"Ritorno al Mattarellum entro gennaio"


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Roma, 17-12-2013
Fonte: La Repubblica

La carta coperta di Renzi per la legge elettorale è il Mattarellum. Da approvare in trenta giorni. Comunque entro la fine di gennaio, prima delle motivazioni della Consulta sulle correzioni alla legge porcata. Pd e Sel possono votare alla Camera il sistema maggioritario a un turno con un numero consistenti. «Del resto - osserva il renziano Graziano Delrio - ci siamo presentati alle elezioni con Vendola. Non possiamo discriminarlo proprio adesso». E al Senato? Lì non ci sono i voti sufficienti per imporre la stessa linea.

«Se un ramo del Parlamento approva il Mattarellum, Grillo non potrà più dire di no», confida Renzi ai suoi collaboratori. Questo schema spaventa il partito di Alfano. Il maggioritario votato nel 1993 costringerebbe l' Ncd a riabbracciare Berlusconi, per di più in tempi brevissimi. Un vero incubo. Che si trasferisce naturalmente sugli equilibri del governo. Tirando per la giacca Enrico Letta e Dario Franceschini che si occupa direttamente della materia. La spaccatura della coalizione mette a rischio la durata della legislatura. Scompone i piani del premier e anche quelli di Giorgio Napolitano che ancora ieri ha ripetuto: per la legge elettorale si comincia a parlare dentro la maggioranza. Solo dopo è giusto allargare il discorso.

Proprio nei saloni del Quirinale, dove il presidente della Repubblica ha fatto gli auguri di Natale alle alte cariche dello Stato e dove Renzi ha debuttato da neosegretario, è andato in scena un colloquio rivelatore tra Gaetano Quagliariello e Roberto Giachetti. La proposta del ministro delle Riforme è unire i percorsi della legge elettorale e dell' abolizione del Senato. Ma Giachetti (e Renzi) non si fidano e tengono le due partite scollegate. «Se poi si fa una riforma costituzionale, la legge votata entro gennaio, rimane come clausola di salvaguardia», è la risposta di Giachetti, piuttosto liquidatoria.

Il Mattarellum è un' ipotesi che non va giù all' Ncd. Il partito di Alfano preferisce il doppioturno di coalizione. Gli darebbe maggiore libertà da Forza Italia. Il punto è che questo sistema funziona soltanto con la certezza dell' abolizione del Senato perché, con due Camere, può produrre due maggioranze diverse in Parlamento. Allora nemmeno le larghe intese salverebbero l' Italia dall' ingovernabilità. Quagliariello propone: «Se avete tutta questa fretta, si può approvare una riforma legata a una norma transitoria: la nuova legge si applica solo successivamente alla revisione della Costituzione su Palazzo Madama». Insomma, il tentativo è sempre quello di sovrapporre le due riforme, sapendo che i tempi sarebbero più rilassati. Le modifiche della Carta con l' articolo 138 prevedono infatti doppia lettura del Parlamento a distanza di tre mesi.

Renzi però tira dritto. Non accetta rinvii. Non si fida. E non ascolta le raccomandazioni di Napolitano su questa materia. Ma sulla sua strada non c' è solo il partito di Alfano (che forse vedrà domani). Il segretario deve convincere anche il suo partito. I governisti, i proporzionalisti occulti, quelli che lo hanno sostenuto alle primarie come Franceschini ma da una parte difendono l' esecutivo e dall' altra parte sono contrari al Mattarellum con tutte le proprie forze. Sono tanti. Alla responsabile Riforme Maria Elena Boschi, Renzi "suggerisce" una nota di plauso al discorso del capo dello Stato.

Ma per tutti, sulla legge elettorale, l' interlocutore renziano è Giachetti. Lui spinge per la forzatura sul Mattarellum, una strada che piace al segretario. Il problema è convincere i deputati del Pd, trovare i numeri in un gruppo parlamentare disegnato prima della vittoria di Renzi. Che non vuole mettere in pericolo il governo


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Avanti così ....

Credo che il vero nodo, al di là della formula elettorale individuata (non esiste uno strumento ideale, ma uno che risponda a certi requisiti più volte manifestati da Giachetti e Renzi)sia di natura politica: sottrarre al Governo l'alibi di una legge elettorale che meno si fa e più ne prolunga l'esistenza. In uno stato di impasse che non giova al Paese ma che consente, sotto l'egida dello stesso Capo dello Stato, di alimentare un sistema in cui nessuno deve farsi male. Ma che fa male al Paese. Bene, perciò, l'idea del Mattarellum come soluzione, anche, di salvaguardia in attesa della riforma vera e propria.

Inviato da Emiliano Liberati il 17-12-2013alle 03:16