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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Le bugie hanno le gambe corte, quelle della Melandri non ce le hanno proprio


Roma, 25-09-2007

Purtroppo negli ultimi tempi il Ministro Melandri ha dimostrato di avere la memoria corta… Io invece no. Peraltro mi aiutano le nuove generazioni di telefonini che consentono di ricostruire dettagliatamente ore e durata delle conversazioni. Ma non serve neanche questo a smascherare le bugie.

I fatti sono semplici: su tre ragazzi da me proposti due erano donne, una di 16 anni ed una di 38. Quest’ultima candidata in Veneto e la cui identità era ben chiara al Ministro. Hanno fatto la medesima fine del maschietto! Ma la sesquipedale sciocchezza sta nel fatto che, dovendo entrare al mio posto (medesima cosa se fossi stato io), per il principio dell’alternanza in lista, la persona non sarebbe mai potuta essere una donna.

Dimostrazione ne è il fatto che dietro Lilly Gruber al mio posto c’è finito un ragazzo, che evidentemente era più “reggibile” di David….! Mi sento un po’ come quello che indica la luna e qualcuno gli dice che ha l’unghia sporca. Io però non ho sporca neanche l’unghia, mentre invece la Melandri di sporco ha la coscienza.

E come si vede! 

Commenti per 'Le bugie hanno le gambe corte, quelle della Melandri non ce le hanno proprio'

  1.  

    Scritto da: Cristian

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 1:59 pm
     

    … Roberto io sono con te… Continua a combattere! Abbiamo bisogno di “persone in grado di cambiare il mondo”!

  2.  

    Scritto da: michele

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 2:12 pm
     

    purtroppo siete tutti penosi…veramente

  3.  

    Scritto da: Franny

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 3:20 pm
     

    come mai i ‘pezzi da 90′ che, come da dichiarazione del Ministro Melandri sul Messagero di non più di 5 giorni fa dovevano ‘offrirsi a garanzia per i più giovani’, sono misteriosamente balzati a capo delle liste???…e in virtù di cosa i 3 (dico 3 e non 50…), candidati di Giachetti il ‘bollino blu’ non l’hanno ricevuto??? le candidature non reggevano, cos’è c’è un esame da passare??? e in ultima, quando il nostro illustre Ministro parla di aver fatto entrare giovani provenienti da associazioni e volontariato vorrà forse riferirsi a persone conosciute durante le feste in casa Briatore a Malindi che si sa pullulano di operatori umanitari?????
    roberto si, continua a combattere!

  4.  

    Scritto da: Cristian

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 3:27 pm
     

    … Cara Donnameis è logico che non si può cambiare il mondo con le liste bloccate..o con la coptazione…infatti io mi sono candidato in prima persona con Generazione U senza essere coptato da nessuno, nel mio municipio, fuori dai partiti, fuori da logiche di potere…
    Non sono le regole che cambiano il mondo..ma le persone…
    E persone come l’on. Giachetti vanno sostenute anche con un semplice commento al suo post, perchè “chi combatte” ha già fatto un primo passo per rivoluzionare qualcosa.

  5.  

    Scritto da: scrooge

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 3:28 pm
     

    roberto, continuiamo insieme. e lascia(mo) perdere la Melandri…ma realmente lascia(mo)la fare. Tanto si sta tirando la zappa con le sue mani. Vedremo queste liste, e al di lò di Amato che lascia il posto davanti a lui ad un trentenne avvocato…il resto è ancora peggio.

  6.  

    Scritto da: marco esposito

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 3:40 pm
     

    Bravo Roberto.
    La lista 2 di Veltroni è un bel pastrocchio.

  7.  

    Scritto da: donnameis

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 3:51 pm
     

    … bravo Cristian, hai fatto bene. Hai scelto un candidato diverso, rischiando grosso. Spero per te che sarai eletto. Cosa che non ha fatto l’onorevole Giachetti, che parla bene, ma gioca sempre quando ha le  carte buone in mano, quando non le ha, rovescia il tavolo accusando gli altri di barare.

  8.  

    Scritto da: Franny

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 3:55 pm
     

    Donnameis non credi che se davvero avesse le carte buone in mano sarebbe capolista sia lui che i suoi tre ragazzi???????

  9.  

    Scritto da: donnameis

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 4:00 pm
     

    … infatti sta rovesciando fango sulla Melandri e quindi su Bettini e gli altri compilatori delle liste. A che gioco partecipi Franny ?

  10.  

    Scritto da: Franny

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 4:19 pm
     

    di certo c’è che non apperteniamo alla stessa squadra….

  11.  

    Scritto da: Dome

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 4:37 pm
     

    Già questa estate mi son reso conto di come sarebbe finita la giusta e buona iniziativa promossa da Roberto. Ecco perchè ho deciso, senza richiedere un posto in lista, di sostenere Rosy Bindi…

    Certi ambiti della fu Margherita… sono poco, molto poco raccomandabili… in primis Rutelli e Fioroni… ora toccherà loro fare i giovani del Pd. Auguri!!!
     

  12.  

    Scritto da: donnameis

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 4:44 pm
     

    … Cara Franny, io non faccio parte di alcuna squadra. Sono una libera pensatrice. Leggo libri, mi informo sui giornali, frequento vari blog, mi costruisco una opinione. Conoscere per deliberare, vecchio detto radicale. Faccio parte della squadra “italia”, intesa come nazione (termine di destra), come paese (termine di sinistra). Mi sento di appartenere al popolo della sinistra democratica, non di fare parte di una “squadra”. Non sono ”tifosa” di alcuna squadra. Cerco di capire la politica dall’esterno. Campo del mio lavoro. Non sono a libro paga di nessun politico, pertanto mi posso permettere di dire la mia in piena libertà. Non mi piacciono le ipocrisie. Franny, prima mi parli di carte buone di Giachetti, poi mi dici che appartengo ad un’altra squadra ? L’onorevole Giachetti è vittima del suo modo di intendere la politica. Peccato che nella sua carriera, successiva all’esperienza con Pannella, non si sia mai sottoposto al giudizio popolare, ma abbia sempre usufruito della cooptazione (rutelliana), ora che questo meccanismo premia altri è diventato uno schifezza. Cara Franny, le dico che la compilazione delle liste è un lavoro ingrato.  L’onorevole Giachetti faceva parte del cosiddetto “tavolo centrale” per le comunali del 2006 e conosce bene le ”pressioni” per inserire uno o l’altro. Oggi né è vittima lui. Non facesse il piagnone, oltretutto lanciando palate di fango sui futuri compagni di partito Melandri e Bettini. I comunisti hanno la memoria forte. Lo dico per lui. A me non ne viene in tasca nulla.

  13.  

    Scritto da: jetlag

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 5:05 pm
     

    Cara donnameis, ”seguo” questo blog da mesi: sin dall’inizio ho scelto di non partecipare scrivendo, ma solo leggendo…oggi però infrangerò la regola. Le voglio far sapere che il suo modo di argomentare non è costruttivo. E’ una critica continua. E’ un attacco costante. E’ una provocazione stancante. Ripeto: soprattutto non è costruttivo. Aggiungo anche che farebbe meglio a cercare di capire di più dell’on. Giachetti. Ce ne fossero di politici come lui!
    P.S. …che dire dell’articolo sul ”Foglio” di oggi?

  14.  

    Scritto da: marcoDeAmicis

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 9:37 pm
     

    Jetlag, ti prego, dimmi che il foglio te lo trovi in “mazzetta”.
    Dimmi che non gli regali 1,00€ tutti i giorni,
     
    è la carta igenica più costosa che ci sia!

  15.  

    Scritto da: Ermanno Lombardo

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 10:36 pm
     

    … A robbè. A parte il ragazzo che ha preso il posto di David, sul quale se ho capito chi è mi sento di spendere solo belle parole- a parte questo- è penoso quello che è successo, ma non per i nomi (David, l’altro…), è penoso perchè chi ha lavorato realmente per il PD negli utlimi 5 anni è stato segato, a favore di “falsi” della società civile che lavorano nei dipartimenti dei partiti o per politici vari. Almeno io non mi dichiaro società civile, faccio politica, chiamatemi politico o politicante, ma sono in un partito. Viva la società civile, ma viva anche i giovani dei partiti. E invece tabula rasa. Va bene anche questo. Ma il metodo fa proprio schifo….credo che non andrò a votarmi (tra l’altro mi sono ritrovato 5 in lista 1 nazionale nel mio collegio….)

  16.  

    Scritto da: Cristian

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 11:21 pm
     


    Ragazzi..andatevi a vedere il nostro ultimo post! Con tanto di foto, e di colonna sonora! Quella proprio non ce l’ha nessuno! Nemmeno Veltroni amichetto dei vip cantanti! Siamo tutti ragazzi dai 16 ai 27 anni! Alla faccia del Ministro delle politiche giovanili!Meritiamo di vincere…anche un solo eletto…! unmaredistelle.ilcannocchiale.it

  17.  
    Mercoledi 26 Settembre 2007 alle 9:11 am
     

    […] Nella sconcertante vicenda che oppone il Ministro Melandri al Deputato Giachetti, sto con il secondo: i fatti contro la fuffa. Technorati Tags: la melandri apparecchia l apparato pd Stampa l’articolo Fatti informare della pubblicazione di nuovi articoli […]

  18.  

    Scritto da: donnameis

    Mercoledi 26 Settembre 2007 alle 9:20 am
     

    … Gentile jetlag, il mio modo di argomentare è più che costruttivo. L’onorevole Giachetti sa leggere fra le righe i miei messaggi, cosa che altri non possono perchè hanno esperienze diverse. Ricordo all’onorevole Giachetti, tramite gli stimoli verbali, il suo cursus politico, le sue fortune cadute dall’alto, le tante navi politiche affondate in modo pannelliano senza essere Pannella, le tante speranze riposte in lui, regolarmente deluse. Si fa presto a parlare male dei Bettini e delle Melandri, ma Giachetti che rappresenta poco più di se stesso, cosa pretende, dopo avere ridotto la margherita romana ad un gallinaio rissoso e con percentuali di voto ridicole, di pesare quanto l’apparato dei Ds, partito che ha una tradizione di selezione del personale ben differente. Hanno messo registi, medici, professionisti per esporre eleganti soprammobili, perchè poi, al momento della stretta, conteranno come sempre i segretari dei vari territori, la mitica “base” che tiene aperte le sezioni. Di fatto quella della margherita è stata un’annessione bella e buona, il fatto di avere inserito nomi provenienti dalla scissione di Mussi, la dice lunga sulle intenzioni di Veltroni di riportare nel PD tante persone del “correntone” di cui lui è stato l’esponente più autorevole. I vecchi popolari troveranno qualche strapuntino dove collocarsi, sono infatti bravissimi nel correre sempre in soccorso del vincitore, per la tradizione “laica” alla Giachetti (che è anche la mia) non c’è posto in un  partito che è la somma delle tradizioni catto-comunista e popolare. Ho già preso la decisione di votare come segretario per l’unica donna (Bindi), che non vincerà, ma sicuramente sta facendo una grande operazione verità sul PD e sui veltronisti. Apra gli occhi onorevole Giachetti, prima che sia troppo tardi. Hanno preferito inserire la dottoressa Sabrina Florio della Sosepharm srl, nel collegio Portuense (lei che abita in centro), che ha sostituito la povera Raffaella Alibrandi, prematuramente scomparsa, nella politica dei rutelliani romani e probabilmente anche nel salotto di casa Palombelli. Lei sta per essere scaricato dal grande capo. Questi sono segnali precisi.
    Per finire sul pezzo di Giuliano Ferrara sul Foglio di ieri, scaricabile gratuitamente dal sito del giornale (per Marco De Amicis), che dire ? Geniale, come quasi tutti i pezzi che scrive, alle volte dal contenuto opposto alle proprie idee, ma non in questo caso. Per la cronaca, sto rileggendo proprio in questi giorni Auto da fé.

  19.  

    Scritto da: Franny

    Mercoledi 26 Settembre 2007 alle 9:28 am
     

    … esattamente come sostenevo io quando ho detto che non apparteniamo alla stessa squadra…tu sostieni la Bindi e io sostengo Giachetti…

  20.  

    Scritto da: donnameis

    Mercoledi 26 Settembre 2007 alle 9:53 am
     

    … Voterò la Bindi, senza alcun sostegno perchè… lo ho spiegato ampiamente prima, basta leggere e non essere inutilmente provocatòri, cher Franny. Perché è donna e pertanto rappresenta una novità, almeno in Italy, perchè sta facendo una operazione verità sul nuovo-vecchio partito e sui veltronisti che sono vecchi volponi della politica che dovrebbero già stare in pelliceria da tempo. Non faccio parte di alcun comitato pro Bindi, non me ne frega niente di farne parte, anzi alcuni personaggi che ho letto nelle liste bindiane mi  fanno un po’ schifo. Se il meccanismo di voto lo consentirà., annullerò tutte le schede tranne quella per il segretario. Prosit

  21.  

    Scritto da: pierantozzi

    Mercoledi 26 Settembre 2007 alle 10:18 am
     

    … Da Il Riformista del 25 settembre 2007, una lettera dell’ex Presidente Cossiga che voterà Enrico Letta motivandolo:
    Caro Romano, la nostra antica amicizia, fondata su una Fede comune e su una comune concezione personalistica della società e dello Stato - amicizia che dura da decenni nonostante alcune turbative dovute al mio non certo buon carattere, ma di cui ho fatto pubblica e privata, sincera ammenda con te e con la cara Flavia -, credo mi autorizzino, anzi mi impongano, di scriverti questa lettera da amico, da cittadino, da membro del Parlamento nazionale.
    Io appartengo a un’altra “stagione” della Repubblica, una stagione che nonostante la retorica fuorviante di “mani pulite” e della aberrante cultura del “giustizialismo”, che considero una “stagione gloriosa”, mi trova a dire il vero piuttosto estraneo all’attuale desolante paesaggio politico.

    Cattolico liberale. Cattolico liberale per ispirazione ideologica, democratico cristiano per militanza politica, occidentalista convinto, mai anticomunista, ma forte antagonista del Partito comunista, ritengo peraltro che il suo ruolo sotto la guida di Palmiro Togliatti e di Enrico Berlinguer sia stato prezioso per la pace civile e per la costruzione dello Stato democratico, così come lo è stato quello della Democrazia cristiana, nata per una antica ispirazione di don Romolo Murri e di don Luigi Sturzo e operante sotto la guida di Alcide De Gasperi e poi di Amintore Fanfani, di Mariano Rumor, di Aldo Moro e di Giulio Andreotti. Ritenendo che la politica sia una branca della morale naturale e espressione da un punto di vista cristiano della virtù della carità, credo fermamente che non si dia vera politica senza cultura e che senza una solida base culturale non vi possano essere partiti utili allo Stato e alla società. Ho salutato la nascita del Partito democratico come un importante contributo alla normalizzazione del sistema politico italiano e all’affermazione, attraverso idonee riforme, di un modello di regime politico più adeguato ai tempi. Così come auspico che esso determini e agevoli la creazione di un grande partito conservatore, democratico e moderno, entrambi pilastri di un regime parlamentare di gabinetto sulla base del principio dell’alternanza.

    La cultura socialista. Le culture europee politiche fondamentali sono anzitutto quella socialista, nelle sue varietà storiche: dall’antico “operaismo anticlericale” del Partito socialista operaio spagnolo, libertario e libertino - il responsabile esso, non il Partito comunista spagnolo, delle persecuzioni contro la chiesa cattolica e del fallimento della Repubblica spagnola -, alla socialdemocrazia tedesca, rinnovata dal famoso congresso di Bad Godesberg, alla socialdemocrazia austriaca dell’austro-marxismo di Bauer, al laburismo britannico nato dal sindacalismo, dal cooperativismo, dal socialismo cristiano alla Stafford Cripps delle “Idee per una democrazia cristiana” e dal fabianesimo dei coniugi Webb, ma anche con l’apporto dell’ala trotzkista guidata dal Visconte Lord Stangate, poi Mr.Tony Benn, Mp. Il socialismo europeo si è ora enormemente arricchito dal confluire in esso nei Paesi dell’Est degli eredi dei partiti comunisti e operai degli Stati del cosìdetto “sistema del socialismo reale”, al cui modello economico certo molto vicina era la “democrazia occidentalista” dell’Italia repubblicana “a guida differenziata e integrata” democristiana-comunista, tanto da far dire a un grande uomo politico e grande economista italiano di area laica che: «L’Italia era il più grande Paese non d’osservanza sovietica a più grande tasso di socialismo reale». Il socialismo europeo si è in particolare arricchito dal confluire in esso delle forze sociali, culturali e politiche del Partito comunista di Gramsci, il partito del “Nuovo Principe” neo-machiavelliano, il partito “diverso” del grande leader Palmiro Togliatti, e il partito “nazionale e europeo” di Enrico Berlinguer che, al di là degli schemi ideologici, lo piantò saldamente nella società italiana come “partito italiano di popolo”, confermando e aumentando l’egemonia culturale che della sinistra postcomunista fa appunto la forza egemone della vita intellettuale italiana: dalle case editrici, alla carta stampata, alla radiotelevisione, alle università e a tutti gli istituti di istruzione.

    Vi è poi la cultura moderata o conservatrice democratica, in cui, venuta meno la “spinta riformatrice” dei tempi della Resistenza e del dopoguerra dei partiti cristiano-democratici e cristiano-sociali e che nel Partito popolare europeo ha la sua espressione significativa, è diventata decisamente conservatrice, con tracce di nostalgia autoritaria, come nel postfranchista spagnolo Partido popular di Josè Maria Aznar. Ma con questa cultura il Partito democratico non ha nulla a che vedere perché essa è di tendenza liberale conservatrice e di cristianesimo conservatore, mentre esso è progressista e almeno potenzialmente “libertino”.

    Cattolici. Non vi è alcuno ostacolo di natura politico-ideologica a che i cattolici dei Ds e della Margherita, e i “cattolici senza partito” aderiscano a questo partito e votino per esso. La cultura politica del cattolicesimo di massa italiano è profondamente antiliberale. Solo una parte degli antichi popolari italiani erano liberali: da Sturzo a Scelba, da Piccioni a Jacini e Spataro e infine a De Gasperi, anche se questi era più che un liberale, un freihaitlche, alla tedesca. Non erano certo liberali, democratici e cattolico-sociali sì, ma liberali no: Fanfani, Taviani, Rumor e Aldo Moro. E democratico, o meglio demo-teocratico, era Giuseppe Dossetti, fortemente antiliberale. Una nicchia di cattolici liberali fu costituita nella Democrazia cristiana nella sinistra di base: ma non ve n’è più traccia, dispersa come è in gran parte nei consigli d’amministrazione delle Asl della Campania…

    La terza via democristiana. La politica economico-sociale della Dc fu una politica di così detta “terza via”, fortemente interventista e “statalista” (pensiamo all’Iri, all’Eni e all’Efim, e poi all’Enel), una politica socialdemocratica, e talvolta “oltre” con forti venature di corporativismo assistenzialista alla padre Gemelli dell’università Cattolica, che cercò, egli simpatizzante fascista e antisemita, di dare almeno sul piano economico-sociale una qualche base culturale alla pacificazione tra Chiesa d’Italia e regime fascista, con un mix di corporativismo fascista da Stato totalitario e di corporativismo da enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII. Né alcun ostacolo vi è per motivi di natura etica. La quasi totalità dei cattolici che guardano al Partito democratico sono “cattolici progressisti”, alla sequela di Giuseppe Dossetti e del caro e povero Giuseppe Alberigo della Scuola teologica progressista di Bologna, antimontiniana e antiratzingeriani. E “cattolici progressisti” sono i grandi movimenti laicali italiani, esclusi alcuni come Comunione e Liberazione, i Neo-catecumenali e l’Opus Dei. E “cattolici progressisti” sono la maggior parte, e certo anche i più influenti vescovi italiani: tra gli altri spiccano il cardinal Martini, spiritualmente il leader degli “episcopaliani” italiani, il cardinale arcivescovo di Milano, il vescovo di Pisa e il coraggioso arcivescovo di Caserta, che a viso aperto e con grande lealtà, come si erano opposti alla pubblicazione della dichiarazione sui Dico, così hanno “impugnato” con veemenza la Lettera Apostolica di papa Benedetto XVI data in forma di Motu Proprio dal titolo “Supremorum Pontificum”, che reintroduce come riti eventuali e non alternativi ma aggiuntivi, per la celebrazione dell’Eucaristia, l’ordinale in latino della messa tridentina e di quella di papa Paolo VI, accusando il papa di voler restaurare una ecclesiologia che sarebbe stata superata da una “lettura aperta e progressista” del Concilio Vaticano II: con il che, avendo pregato la Chiesa fino a questo concilio con gli antichi ordinali, la Chiesa avrebbe sbagliato, pensando per molti e molti secoli erroneamente di se stessa come Chiesa.

    Dov’è Bayrou? Ma un moderno riformismo, che voglia essere la “religione politica laica” del nuovo Partito democratico di cui tu sei stato l’“inventore” e il “propulsore”, un moderno riformismo che non può non essere attento all’“altra sinistra”, quella dei centri sociali, dei no-global, dei “disobbedienti”, dei “pacifisti senza se e senza ma”, della sinistra sindacalista, non può che essere “socialista”, nel senso moderno del termine, non può organizzativamente che aderire al Pse e all’Internazionale Socialista. Pasticci che creeranno solo confusione sono i riferimenti all’inesistente Partito democratico europeo del mediocre, sconfitto e politicamente scomparso François Bayrou, o quelli fantastici e fuorvianti al Partito democratico americano, ai fratelli Kennedy e a Bill Clinton (e perché non alla signora Marilyn Monroe e alla signorina Monica Lewinsky?). Il riformismo in Europa si chiama “socialismo”. Il riformismo liberale è un fenomeno di “nicchia” tutto inglese. L’amico Dini e l’amico Rutelli: il primo, liberale all’anglosassone - egli ha lealmente e coraggiosamente dichiarato che lui e i suoi seguaci non entreranno nel Partito democratico -, e Francesco Rutelli, di origini radicali, e cioè di sinistra liberale, di cui un giorno con il suo ingresso necessitato nel Partito democratico («A Ruté dove vai se li voti non c’è l’hai?»), si dirà quello che Palmiro Togliatti disse di Elio Vittorini quando uscì dal partito comunista: «Poverino, aveva creduto di essere entrato in un partito di liberali, e si è trovato tra una massa di comunisti!».

    Non è roba da Walter. Ma non è certo roba da Walter Veltroni, né comunista né cattolico, compiere un’operazione così delicata quale certamente è quella della formazione del Partito democratico, anche per la necessità di far confluire in esso storie, esperienze, etiche e culture diverse: da quelle socialiste, più o meno tutte marxiste, e in maggioranza marxiste-leniniste, essendo il marxismo-leninismo - non lo stalinismo che è stato in gran parte solo una “prassi di governo” - la forma teoricamente finale e più evoluta del marxismo portato dalle aule universitarie e dalle riviste “culte” della Germania, nelle fabbriche, nelle piazze, tra le masse e nelle istituzioni, non più soltanto nei sofisticati circoli culturali germanici), ma nella durezza della lotta politica e del contrasto sociale. Il minimo comune denominatore del Partito democratico, oltre al “mito dell’antiberlusconismo” (e se Silvio Berlusconi si ritira o, “quod Deus avertat”!, muore, che accade?), deve essere il riformismo, non ostile ai poteri forti, ma con una particolare sensibilità per il pacifismo, per una Europa, “distinta, distante e alternativa agli Stati Uniti” e antiisraeliana, e per il movimentismo, anche di quello “violento a bassa intensità”, che garantisca il contatto con le piazze, e infine una “laicità” che coniughi “laicismo”, anche moderatamente anticlericale, con la “sana laicità” del “cattolicesimo progressista”, garantito da una assoluta fedeltà se non certo a questo papa, alla “Chiesa come comunione”.

    Solo tu, Romano. Questa è una operazione che puoi compiere solo tu, caro Romano, cattolico “d’hoc”, riformista, europeo, mai democratico cristiano, ma politico cattolico sì, il più affidabile insieme per la Chiesa d’Italia e per la sinistra radicale. La ormai imminente e sembra ineluttabile designazione di Walter Veltroni, lanciato in pista dalla Gip del tribunale di Milano dottoressa Forleo, designazione non si comprende bene a che cosa: segretario organizzativo, segretario politico o addirittura leader (e tu che cosa ci stai a fare?) del nuovo partito, e non solo in lontana prospettiva, candidato alla presidenza del Consiglio dei ministri, crea un grave danno al nuovo partito, ma anche alla tua immagine e alla credibilità del tuo governo.

    Forza Enrico. Per questo, alle “primarie” io voterò per Enrico Letta. Non avevo certo neanche alcuna intenzione di iscrivermi al Partito democratico, - dato che io sono un cattolico liberale, un “amerikano” con la k, un europeo occidentalista old style e un filoisraeliano -, ma mai e poi mai in un Partito democratico guidato (?) da il “non comunista”, “non cattolico”, “kennediano” e “clintoniano” Walter Veltroni. Allora, perché voto alle primarie? Per amicizia e stima per Enrico, e per evitare che il voto a Veltroni diventi sulla base di “elenchi custoditi in cassaforte” un plebiscito! E voto per Enrico, dopotutto anche per fare un piacere a te.
    Con amicizia.
    Francesco Cossiga

  22.  

    Scritto da: gabriele

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