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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Niente giovani, hanno vinto i big


Roma, 25-09-2007
Fonte: Europa Quotidiano

Ho trascorso ore ed ore in questi giorni a cercare di spiegare un concetto per me di una semplicità disarmante: non esiste al mondo che la conclusione di un’iniziativa politica come quella del pulmino del Partito democratico, che ha coinvolto decine e decine di ragazzi, possa concludersi con la mia sola candidatura nelle liste per le primarie. Nelle intenzioni e nelle parole di tutti i dirigenti di centrosinistra il Partito democratico concorre a farsi interprete del bisogno di un ricambio generazionale negli organigrammi e nelle strutture della politica, ma alla prova dei fatti tutto questo viene puntualmente disatteso. Avevo avuto già modo di criticare la scelta del 77enne Fabiani nel cda della Rai, proprio perché si trattava di un’ulteriore occasione persa per dare un reale segnale di rinnovamento nelle idee come nelle persone. Allo stesso modo sento ripetere di continuo che il Partito democratico deve aprirsi alla partecipazione e al protagonismo concreto anche di quanti non provengono da esperienze partitiche, proprio perché c’è la convinzione che per innovare davvero il nostro sistema occorra anche lasciare spazio a soggetti esterni in grado di dare contributi diversi a questo processo.

Ebbene l’esperienza del pulmino ha avuto la forza di aggregare non solo ragazzi con precedenti esperienze politiche nei partiti, ma anche giovani “senza tessera” che hanno visto in questa iniziativa una possibilità concreta di partecipare attivamente alla costruzione del Partito democratico. Non a caso due dei tre ragazzi che avevo proposto per la candidatura non sono mai stati iscritti né ai Ds né alla Margherita. Il pulmino è stato soprattutto il lavoro, la passione, l’impegno di decine di ragazzi, tra i 16 ed i 40 anni, che sono partiti da Roma e che per due mesi (giugno e luglio) sotto il sole a 40 gradi hanno girato tutta Italia, davvero tutta, spingendosi fin nei comuni più piccoli e dimenticati per promuovere il Partito democratico, per farlo conoscere e percepire dalla gente come la vera unica risposta attualmente esistente alla crisi della politica nonchè l’unico strumento per rinnovare nel metodo e nei contenuti un sistema che ormai mostra palesemente le corde.

Questi ragazzi, in modo assolutamente gratuito sono andati in ogni luogo, piazze, spiagge, fabbriche, università, bar, mense, mercati a parlare senza rete e ad ascoltare la gente. Forse solo le migliaia di persone che li hanno visti all’opera sarebbero in grado di capire fino in fondo cosa sto dicendo, forse solo chi davvero in cuor suo è convinto che sia urgente ed indispensabile che la politica motivi, dia spazio, apra le sue porte a generazioni che da anni sono compresse ed umiliate nelle loro aspettative, potrebbe capire quanto questa piccola e circoscritta iniziativa sia stata importante per far sentire protagonisti decine e decine di ragazzi. Questo è stato il pulmino del Partito democratico. Io ho solo dato un’opportunità a dei giovani di partecipare in modo concreto e, se consentito, un po’ nuovo ed originale, alla costruzione di questo processo. E davvero qualcuno può pensare che io avrei mai potuto accettare che tutta questa esperienza, della quale io sono stato una piccolissima parte, potesse concludersi nella mia unica candidatura alle primarie? Purtroppo si, non solo qualcuno, ma più di qualcuno. E la cosa più grave è che ora per giustificare tale decisioone ci sia chi infanga tutto dicendo che si trattava di garantire miei collaborati.

Lasciatemi dire che semmai io sono stato un loro collaboratore, io sono stato trascinato dal loro entusiasmo anche quelle poche volte che mi prendeva lo sconforto perché il Comitato dei 45 è stato fatto come è stato fatto, quando si è scelta la strada delle liste bloccate, quando non si è voluto inserire le preferenze, quando si è reso indispensabile l’aggancio delle liste al candidato segretario, quando i segretari regionali sono stati scelti nel modo che tutti conosciamo. Dal primo momento ho detto a tutti gli interlocutori/colonnelli trattanti che mai e poi mai il mio nome sarebbe potuto venire prima di quello di questi tre ragazzi, che avrebbero rappresentato una sintesi adeguata di quell’esperienza. Non ci sono alibi per nessuno perché mai ho detto o anche solo fatto capire che le cose potessero andare diversamente. Tutti sapevano perfettamente e da settimane come stavano le cose e tutti hanno deliberatamente deciso di lasciar fuori questa iniziativa. Basti pensare al Ministro per le politiche giovanili, che in sette telefonate ha cominciato dicendomi che: David non poteva essere primo in un collegio romano perché lì ci vanno solo i big, che poteva essere solo secondo, alla telefonata successiva il secondo posto non era più a Roma ma in un non ben identificato collegio della provincia, in un’altra telefonata mi informava che per lui non c’era posto e che l’unico spazio era per me dietro la Gruber ai Parioli, nella successiva telefonata (quando io le ho detto: ok allora lì mettici David) obtorto collo aveva accettato, salvo chiamarmi due ore dopo per dirmi che uno sconosciuto numero 2 dietro la Gruber “non lo reggeva”. Alle 20 di sabato, cioè a 4 ore dalla presentazione delle liste, mi ha detto “guarda un ragazzo no, dammi il nome di una ragazza e vediamo che si può fare”. Chi mi conosce può immaginare la conclusione della telefonata.

Il problema reale è la nostra impostazione culturale, la nostra incapacità di liberarci e liberare spazio, di promuovere davvero il rinnovamento, di avvertire che la migliore risposta al malcontento delle persone è quella di aprirci e incoraggiare la partecipazione, di non stare arroccati in difesa dei nostri culi, di dimostrare alle persone che siamo anche capaci di atti di generosità, così rari in politica. Parlo di “noi” perché io mi sento parte di questa classe dirigente che sbaglia, non intendo chiamarmi fuori perché ho le mie responsabilità che continuerò ad esercitare finche mi sarà consentito, continuando a lavorare per cercare di correggere gli errori. Ho fatto 41 giorni di sciopero della fame per ottenere che fosse stabilita una data per l’Assemblea Costituente, volete che mi arrenda per questo spettacolo? No di certo, continuerò a lottare per il Partito democratico in cui credo, quello che sarà in grado di cambiare se stesso ed anche la società.

Ma ad Elisa (16 anni) che ha atteso inutilmente fino alla mezzanotte una telefonata per andare ad accettare la sua candidatura, ad Alberta (38 anni) che non sapeva come organizzarsi con i suoi due figli, a David che alle 3 di notte mi mandava sms dicendomi che io avrei dovuto accettare….. che cazzo gli racconto?

Commenti per 'Quale ricambio?'

  1.  

    Scritto da: marcoDeAmicis

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 8:55 am
     

    Nulla è perduto Sandro,
    vedrete cosa vi combiniamo noi da dopo il 14 ottobre. Ed allora ci sarà posto anche per quelli come te.
    E’ chiaro che certe frequentazioni dovrai abbandonarle…
     
    (tu pensa se sul pulmino ci incollavi un bel GU. A quest’ora avevamo il doppio delle liste presentate e con tutte quelle che ha presentato Uolter in giro per l’Italia - a rubarsi i voti fra di loro - noi facevamo la rivoluzione!)
    (noi la facciamo uguale. Comunque)

  2.  

    Scritto da: giovanni

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 10:16 am
     

    Beh, sono in parte d’accordo con Marco. I giovani credo ci saranno.
    Io almeno ci saro’. Ci saranno non solo con GU di Marco, ci saranno con
    la Bindi e Letta, ci saranno in parte nella lista Melandri pro
    Veltroni, anche se scalzati dai big rimasti fuori nell’altra. Certo e’
    che Veltroni si e’ dimostrato incapace di trainare il rinnovamento di
    cui parla da Torino, causa la quantita’ di soliti noti saltati sul suo
    carro di vincitore annunciato. E allora non solo i Giovani sono fuori,
    ma anche le donne (non dovevano esssere il 50% di tutti i ruoli
    elettivi? Le candidate segretarie regionali sono 3 mi sembra su 20… o
    sperano che vincano gli altri?). Forse e’ davvero l’ora di cambiare
    frequentazioni. Per cambiare davvero.

  3.  

    Scritto da: scrooge

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 11:47 am
     

    ora non voglio fare l’adinolfiano, ma io il 30 Luglio lo dissi che l’interlocutore doveva e poteva essere proprio Marione Adinolfi. Mea culpa per il fatto che sono stato poco incisivo!Ma la battaglia continua anche dopo il 14 ottobre. E noi abbiamo tempo e modi per cambiare questa politica.Ma scegliamoci gli amici giusti. Meglio uno debole ma sincero che uno forte ma bugiardo. Impariamo a conoscere le persone non dalle parole ma dalle loro scelte.Un saluto al grande Roberto

  4.  

    Scritto da: marco esposito

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 12:10 pm
     

    Il mio amico Marco De Amicis è arrivato prima di me.
    Roberto, condivido parola per parola quello che hai detto. Lo spettacolo per la compilazione delle liste è stato indegno.
    Dal 15 ottobre nostro compito è riunire le forze “buone” del partito democratico, per dar vita ad un vero e sano ricambio di questa classe dirigente.

  5.  

    Scritto da: Ughetto

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 2:23 pm
     

    Giak e i suoi boys out dal PD?? Peccato davvero. Di lui avevo sempre sentito parlar male, poi frequentando un po’ i DL ho capito ke non era così male. Una volta, a Testaccio intorno alle politiche scorse, lo ascoltai dibattere sul sistema politico italiano con un consigliere comunale diellino, Giansanti. Mi avevano convinto a votare per l’Ulivo. Ora non li vedo candididati, nè l’uno nè l’altro. Giansanti non si ricandidò nemmeno al comune. Brutto segno quando il sistema fa piazza pulita delle menti libere ed autenticamente aperte ai giovani…

  6.  

    Scritto da: marcoDeAmicis

    Martedi 25 Settembre 2007 alle 3:14 pm
     

    (Roberto scusami, ma uno dei miei più cari amici si chiama Sandro Giacchetti e lo avevo appena sentito quando ho messo il mio commento qui da te. Giusto per la precisione, noi adinolfiani siamo precisini)

 


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