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Roberto Giachetti > Politica > articolo

A chi mi chiede di smettere rispondo


Roma, 04-04-2007

Caro Eugenio, rispondo a te e nel farlo anche a tutti coloro che in questi giorni hanno mosso obiezioni alla mia iniziativa e richieste di interromperla con motivazioni varie.

  1. La nonviolenza è un modo di essere, è una scelta meditata ed interiorizzata che matura dentro di noi anche e soprattutto nel praticarla, una forma di lotta diversa dalle più comuni ma non per questo di minore valore. Per il nonviolento non c’è una causa buona nella quale agire come tale ed un’altra meno buona nella quale agire in modo più “convenzionale”. Chi digiuna non lo fa mai per ottenere qualcosa per se stesso ma per imporre al suo interlocutore di rispettare le leggi e gli impegni presi. Ritenere che vi sia un merito per il quale vale la pena digiunare ed un altro per il quale invece è più opportuno evitarlo è un errore ed è fuorviante.
  2. Ma se proprio vogliamo entrare nel merito io penso che l’attuale situazione nella quale si trova il sistema politico e delle istituzioni, prima che quella in cui si trova il sistema dei partiti, sia talmente drammatica da meritare l’impegno massimo da parte di ciascuno di noi. Io credo che la costituzione del Partito democratico sia davvero l’ultima chanche che la politica abbia prima di implodere. Ma se questo non bastasse, per quel che mi riguarda, basterebbe l’impegno preso ormai quasi due anni fa con milioni di persone che si sono recate con entusiasmo e convinzione nelle nostre sedi per votare nelle primarie ed alle quali promettemmo in tutti i modi ed in tutte le forme che presto avremmo tratto le conseguenze di un risultato così grande ed inaspettato.
  3. Sono passati quasi due anni ed il tempo trascorso invece che accelerare quel processo lo ha costantemente messo in discussione, con un continuo “stop and go”, non di rado causato dalle scorie delle peggiori dinamiche interne dei nostri partiti. Non sarà un caso se nei sondaggi fatto a ridosso delle primarie il PD veniva accreditato del 40% ed in quelli che vengono pubblicati in questi giorni lo si dia intorno al 25%. In questi due anni, ed in particolare in questi ultimi mesi, invece di enfatizzare quel progetto lo abbiamo sbiadito. Questo vuol dire che l’obiettivo era sbagliato? Per me ovviamente no, anzi io ritengo che l’obiettivo sia oggi più importante e decisivo di ieri e che vi sia tutto il tempo per tornare a rappresentarlo, nel cuore e nella testa della gente, come un progetto credibile, affascinante e convincente.
  4. I rischi però sono ancora tanti: la coda delle dinamiche interne a Ds e Margherita tra scissioni e degenerazioni, la debolezza di tenuta del governo e perniciose ipotesi di riforma elettorale, giocano un ruolo che potrebbe essere talmente devastante da mettere ancora in discussione il progetto o, quanto meno, farlo rallentare se non realizzare nel peggiore dei modi. In questo sta l’urgenza che mi ha portato a scegliere l’iniziativa nonviolenta, ad estremizzare la mia battaglia: la convinzione che i rischi di un rinvio “sine die” siano alle porte, che quelli di un ulteriore ritardo siano presenti, che quelli di realizzarlo nel modo sbagliato non siano lontani.
  5. Fissare la data non risolve tutti i problemi, ma certamente elimina la parte che più ritengo pericolosa per il futuro della politica, del nostro paese ed anche, se consentito, dell’impegno e della passione politica di molti di noi. Io ritengo che questo punto sia davvero la ragione più importante e decisiva per chi crede ancora nella politica e nella sua funzione alta di mediazione sociale. Ed ho deciso, proprio per questo, proprio perché lo ritengo un momento decisivo, di scendere in campo con la forma più forte che un nonviolento può adottare: lo sciopero della fame.
  6. Ora dobbiamo intenderci. Quando si arriva a decidere una forma di lotta così estrema non lo si fa in modo superficiale o “leggero”. Lo si fa perché si è maturata una grande forza interiore e si è ben meditato sulle ragioni ed il valore dell’obiettivo e certo anche sui rischi che questa forma di lotta comporta. Il mio obiettivo non è e non è mai stato quello di creare attenzione, mobilitazione e passare testimoni. Il mio obiettivo politico era e resta quello di ottenere che sia fissata la data della costituente del Partito Democratico; e la mia iniziativa cesserà se e quando questo obiettivo sarà realizzato. Lo chiedo a te e a tutti voi: che moralità avrebbe una persona che, a metà del guado, cambia le carte in tavola, modifica l’obiettivo, o anche solo si accontenta di qualche pur significativo successo, per interrompere una iniziativa nel momento in cui entra nella fase più dura, più “a rischio”? Quale colpo di credibilità verrebbe dato ad una forma di lotta che già tutti i giorni deve combattere contro illazioni, sberleffi (nella nostra società purtroppo i violenti sono molto più rispettati dei nonviolenti) o anche semplici compassioni? Quello che sta crescendo intorno al mio digiuno è di straordinaria importanza, ed è anche il segno che si può aprire un varco importante nel Partito democratico per la lotta e la cultura nonviolenta, ma questo c’è intanto perché c’è il digiuno. Avresti mai dedicato alcune ore della tua vita a raccogliere firme sull’appello, diversamente? Coloro che hanno deciso di digiunare per alcune ore lo avrebbero mai fatto, diversamente? La riunione dei coordinatori Migliavacca, Soro e Barbi avrebbe dato risultati così importanti come quelli che leggiamo oggi sui giornali? Quella della data sarebbe mai diventata oggetto di una decisione formale dei prossimi congressi di Ds e Margherita come invece sembra stia per accadere? Tutto questo se non si fosse scelta la strada della nonviolenza si sarebbe determinato? La mia risposta è scontata, così come è scontato, almeno per me, che proprio per ciò che sta accadendo è proprio questo il momento di non mollare, di andare avanti sapendo che la forza della nonviolenza sta anche nella convinzione che la durata è la forma delle cose. Io chiedo a ciascuno di metterci impegno e convinzione e che ciascuno lo faccia nel modo che crede ma con l’urgenza necessaria, anche quella interiore. Il tuo impegno per il nostro comune obiettivo sarà prezioso anche se come dici non ritieni di partecipare alla staffetta partita lunedì. Ma sono certo che tu come tutti coloro che credono nel progetto del Partito democratico da oggi sarai più motivato nel darci dentro. Ad ogni buon fine, per tutti, torno a ripetere una frase di Gandhi che meglio di qualunque altra sintetizza il mio pensiero “che nessun amico, o nemico, se ho dei nemici, si adiri con me. Vi sono degli amici che non credono nel digiuno come strumento per risvegliare la coscienza dell’uomo. Li invito ad essere tolleranti e concedermi la stessa libertà d’azione che rivendicano per se stessi”.

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