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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Sul digiuno


Roma, 29-03-2007

Provo a rispondere ad alcuni commenti sul mio ultimo post, in particolare a quanti mi domandano il perché del mio digiuno, che oggi è arrivato al diciannovesimo giorno, o a chi mi consiglia di sospenderlo. Non è la prima volta che decido di portare avanti un’iniziativa non violenta particolarmente intensa come può essere lo sciopero della fame. L’ultima volta è stato due anni fa, perchè la Camera dei deputati inserisse in calendario il disegno di legge sul conflitto d’interessi, che come ricorderete, l’allora premier Berlusconi aveva promesso di risolvere entro i primi cento giorni di legislatura. Non l’ho fatto con la certezza che, in questo modo, si arrivasse alla soluzione desiderata. Diversamente è stato invece un modo per sollecitare il parlamento ad occuparsi di un problema di regole di cui la politica per prima doveva farsi garante e che al contrario era stato strumentalmente tralasciato fino a quel momento. Non c’era la sicurezza di un esito positivo, c’erano però speranza e fiducia nella mia iniziativa oltre ad una buona dose di forza di volontà. Per la mia storia politica, per il bagaglio di esperienze che ho accumulato in questi anni, talvolta mi capita di sorridere di fronte a chi, anche in questo caso, cerca di dissuadermi dal proseguire perchè l’obiettivo da raggiungere appare talmente arduo da sembrare allo stato attuale un’utopia. Ma il punto è che chi compie la scelta del digiuno non lo fa perché è sicuro di un esito positivo, ma anzi, spesso lo fa perché sente che una battaglia giusta ed un progetto urgente, come è il Partito democratico, rischiano di incancrenirsi nel consueto ristagno dell’azione politica nostrana, rispetto invece ad una condivisione già nei fatti presente tra militanti, elettori, società civile. Lo sciopero della fame dunque è un mezzo volto al cambiamento non diverso o migliore di altri. E’ uno strumento i cui effetti certamente investono in prima persona chi lo adotta, perché richiede molta costanza ed impegno, ma al contempo un’iniziativa non violenta, in democrazia, costituisce una pratica militante essenziale per trasformare ciò che appare impossibile o improbabile, in qualcosa di realistico e praticabile. Non ho mai preteso e non pretendo che questo tipo di azioni siano necessariamente condivise ma, per dirla con Gandhi, “Che nessun amico, o nemico, se ho dei nemici, si adiri con me. Vi sono degli amici che non credono nel digiuno come strumento per risvegliare la coscienza dell’uomo. Li invito ad essere tolleranti e concedermi la stessa libertà d’azione che rivendicano per se stessi.” Quindi vado avanti, con la convinzione e la speranza di poter contribuire ad una decisione tanto urgente quanto attesa - l’indicazione della data per la Costituente del Partito democratico - e nel ringraziare tutti quelli che mi hanno espresso fino ad oggi solidarietà, li invito, unitamente a coloro che leggeranno questo post, ad attivarsi come possono e come credono per dare un contributo al raggiungimento di questo obiettivo.


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