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Roberto Giachetti > Politica > articolo

“Starbucking”


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Roma, 26-03-2007

Ho letto con curiosità questo articolo sul sito del Corriere della Sera a proposito del road-movie che un ragazzo di Washington ha realizzato andandosi a prendere un caffè, lo stesso tipo di caffè, in più di 7000 Starbucks sparsi in tutto il mondo. Immagino che tutti conosciate la catena americana di cui stiamo parlando, a parte da noi credo che ve ne sia almeno una in tutte le città europee, tralasciando gli Stati Uniti e buona parte del resto del mondo. Ora, al di là del fatto che l’iniziativa non susciti in me particolare interesse anche perchè mi pare animata più da una sorta di mania che non da una finalità di tipo sociale, come invece era accaduto ad esempio nel documentario Super size me a proposito dei danni alla salute dovuti all’alimentazione da fast food (sempre che non vogliamo pensare che questo Winter voglia dimostrare a tutti che la caffeina rende nervosi, ma allora poteva anche risparmiarsi il tour del globo), tuttavia la cosa mi ha sollevato un altro tipo di interrogativo. Mi è venuto in mente cosa rappresenta Starbucks per molti giovani americani, per molti europei e non. Tante volte mi è capitato di entrare in uno di questi locali e vedere decine di giovani che studiano, lavorano al pc portatile, si concentrano anche con la musica al massimo volume - e sempre mi sono chiesto come ci riescano - leggono, mangiano, bevono, sedendosi in tavoli occupati da altri che non conoscono senza che ciò costituisca un problema, ma anzi è la regola. In altre parole penso di poter dire che questo tipo di posti, soprattutto se non arriva nessuno a dirti che devi lasciare il tavolo libero nel raggio di dieci minuti d’orologio, siano un tipico ambiente in cui i giovani, ma non solo, hanno un’occasione di socializzazione reale. Poi ho pensato anche alle brasseries parigine, in cui se vuoi sederti a prenderti un caffè e fermarti a leggere o anche semplicemente a guardare la strada, puoi farlo senza ansie o senza sentirti una sorta di alieno. Sono due facce della stessa medaglia. Ho pensato allora se esista anche da noi un posto come Starbucks, un luogo d’incontro, un locale in cui si possa egualmente passare di corsa a prendersi un cappuccino take-away oppure fermarsi a ripassare per un esame con la possibilità di fare anche amicizia con qualcuno. Non penso che in Italia abbiamo bisogno necessariamente della catena americana, però penso che luoghi di questo tipo, che conciliano più esigenze, che attraggono i giovani, perchè esprimono anche questo tipo di “vocazione” all’incontro, alla socializzazione, non ne esistano granchè, se escludiamo i locali notturni. Che ne pensate?


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