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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Fatta la legge trovato l’inganno


Roma, 15-02-2007

Dopo giorni di fibrillazione dietro ai possibili scenari di un calcio senza pubblico, tra stadi deserti e presidenti di club che urbi et orbi proclamano di appoggiare le decisioni del governo nel momento del lutto per poi tornare un secondo dopo a sentenziare che a porte chiuse non si deve giocare, adesso finalmente tutto torna al punto di prima. Anziché preoccuparsi di adeguare in tempi rapidi le strutture alle norme già previste da Pisanu ed ora ribadite dal nuovo decreto oggi assistiamo all’aggiramento della legge e a nuove richieste di deroga che alcune società hanno presentato per declassare il loro stadio sotto la soglia dei diecimila abbonati, limite su cui le norme attuali non hanno vigore. Ovviamente il tutto facendolo passare come necessità di tutelare gli abbonati e intanto cominciare a lavorare per rimettere lo stadio a norma. Appunto: intanto, una promessa per il futuro senza vincolo alcuno, una promessa che visti i precedenti ha tutta l’aria di un pretesto per non dover tirare fuori neanche un euro per sistemare le cose. Molto più rapidi e pronti sembrerebbero essere stati evidentemente i Presidenti di Inter e Milan che in poco più di due giorni, dopo che per due anni non si era fatto nulla, sono riusciti a costruire i famigerati tornelli che hanno consentito almeno agli abbonati di entrare allo stadio.. ebbene un giornalista del Guardian e del Financial Times che era a San Siro domenica scorsa, intervenendo in una trasmissione radiofonica, ha sostenuto che di tutti i tornelli installati solo uno era agibile e che gli è stato permesso di riprendere, appunto, unicamente quello, mentre gli altri sono rimasti inutilizzati ed al riparo delle telecamere. Ora su questa denuncia vorrei capirne di più ed in caso presentare immediatamente un’interrogazione, non solo per evidenziare l’eventuale truffa ma anche per una questione di coerenza nei confronti di altre società con stadi più o meno nelle medesime condizioni del Meazza che però domenica sono rimasti deserti. In più sulla Repubblica di lunedi è stato chiaramente scritto che a causa delle file e del malfunzionamento dei tornelli alla fine i tifosi sono stati fatti entrare alla vecchia maniera. A qualcuno questo potrà sembrare normale, a me non sembra. Se le strutture non erano perfettamente funzionanti allora anche San Siro avrebbe dovuto restare chiuso, ed invece, chissà perché, c’è stato un chiaro trattamento di favore che in un simile contesto appare quantomai censurabile. Nel frattempo a Catania, dove lo stadio resterà chiuso fino al 30 giugno per i noti fatti, non si trova di meglio che chiedere alla Figc un risarcimento danni mentre l’ad della squadra, cioè lo stesso che aveva detto dopo la morte di Raciti “io lascio, mi dimetto, con questo calcio non ho nulla a che spartire” adesso protesta contro una sentenza che, a suo dire, mette in ginocchio la città. La morale di tutto questo è che si tratta di un mondo evidentemente irriformabile, dove non si impara mai nulla dagli errori e dove realmente non si paga mai per questi, un mondo in cui la costernazione e le lacrime di coccodrillo durano il tempo di un funerale per poi alla fine continuare come se niente fosse accaduto, in attesa, forse, del prossimo morto.


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