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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Calcio:a mali estremi estremi rimedi


Roma, 06-02-2007

Torno ora dall’audizione alla Camera del Ministro Amato sulle misure che ieri, nel vertice a Palazzo Chigi, il governo ha delineato per combattere la violenza dentro e fuori gli stadi. Nel prossimo Consiglio dei Ministri si discuteranno i provvedimenti da adottare con la massima urgenza in tema di ordine pubblico e contestualmente si parlerà di una legge delega strutturale che definirà nuovi ruoli e rapporti tra tifoserie e società, attribuendo a queste ultime responsabilità anche per la gestione degli impianti e del budget. Voglio dire da subito che la linea dura mostrata dal Governo è ciò che ci si aspettava, e per questo intendo stigmatizzare l’atteggiamento inflessibile del Ministro dell’Interno rispetto alla volontà di non concedere più deroghe a quegli stadi risultati non a norma e dunque, inevitabilmente, di continuare il campionato ma senza pubblico sugli spalti se l’impianto non è omologato. E’ evidente che tale scelta corrisponda ad una logica di extrema ratio di fronte al ripetersi di episodi violenti non piu tollerabili, ed è altrettanto chiaro che ciò vada a penalizzare la maggioranza dei tifosi onesti che magari hanno pagato un abbonamento o comprano un biglietto solo per vedere la propria squadra del cuore. Tuttavia, purtroppo, arrivati a questo punto e dopo anni di lassismo e di impunità, le istituzioni avevano il dovere di dire basta, dando un segnale chiaro e preciso ai soggetti coinvolti: le società che si lamentano della responsabilità oggettiva a proprio carico quando si verificano incidenti da parte della loro tifoseria ma poi in poco o nulla contribuiscono a rendere le strutture più sicure, i delinquenti che usano lo stadio come fosse un proprio territorio in cui tutto è concesso, dove il principio di legalità è sospeso e ciascuno pertanto si sente autorizzato a sfogare gli istinti più beceri contro un nuovo nemico scelto, le forze dell’ordine. Il ricorso a rimedi estremi talvolta, in situazioni ormai al limite della decenza, è l’unico sistema per sperare che nel medio-lungo periodo si possa tornare a ridiscutere serenamente la situazione, ma si dovrà farlo soltanto nel momento in cui vi sia stata la volontà di adeguare gli impianti sportivi alle norme di legge senza più alcun tipo di inadempienze. Onestamente l’unica nota stonata di questi due ultimi giorni sono le parole, come al solito malinterpretate a detta dell’interessato, del Presidente di Lega Matarrese a proposito di uno spettacolo e di un business come il calcio che mai andrebbe fermato, persino di fronte ai morti. Eppure, mi duole dirlo, non so se sia peggio la gravità di tali contenuti espressi da un singolo, pure autorevole, o forse invece se non sia ancor più inquietante che, dopo i proclami di solidarietà alla famiglia della vittima, ad un giorno di distanza dalle dichiarazioni di chi è chiamati a rappresentarli, nessun presidente di club abbia sentito la necessità di dissociarsi rispetto a concetti tanto imbarazzanti, ma anzi vi sia stata quasi una gara a “coprirli” sotto il pretesto di un possibile, quanto ahimè improbabile, fraintendimento da parte di tutti. Ecco, in un paese normale, o ci si dimette di propria volontà oppure capita che qualcuno, magari coloro che non ci tengono a venir rappresentati da un personaggio capace di esternare simili aberranti opinioni, ti costringa a farlo tuo malgrado. Sarebbe un miracolo che almeno una delle due ipotesi si concretizzasse, ma appunto, se il calcio è quello che è diventato e le società ormai guardano solo ai profitti, piangendo lacrime di coccodrillo nel momento del lutto condiviso e due ore dopo rivendicando la tutela dei propri, privatissimi, interessi, si resta purtoppo nell’esclusivo campo delle utopie.


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