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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Che fine ha fatto la politica?


Roma, 02-02-2007

Ogni giorno, per un motivo o per un altro, un partito piuttosto che un altro, addirittura un parlamentare piuttosto che un altro, trovano un tema sul quale distinguersi e marcare una differenza. Siamo una coalizione e non un partito unico ed è quindi evidente che su molte questioni la si pensi diversamente, non solo tra le forze politiche ma anche tra le singole persone. Abbiamo chiesto il voto agli italiani e quindi la loro fiducia per governare il paese per cinque anni e per farlo riemergere dal buio nel quale l’aveva ridotto il governo Berlusconi. Il teatrino che stiamo rappresentando un giorno sì e l’altro pure tradisce la speranza di milioni di persone, che tutti i giorni combattono con problemi concreti e si misurano con la durezza, e per un numero non irrilevante, con la drammaticità del day by day. Una coalizione ha il dovere di costruire accordi ed equilibri, lo deve fare nella realizzazione del programma elettorale, ed ogni giorno in quel che ovviamente non può essere ristretto dentro un programma. La politica è l’unico strumento attraverso il quale si può garantire che queste banali e basilari regole di convivenza tra partiti siano rispettate. Di fronte a quello che rappresentiamo la domanda è una sola: dov’è finita la politica? Mi auguro che come spesso accade nella vita privata si possa considerare quanto successo ieri al Senato e quanto evitato per poco il giorno prima alla Camera (tralascio di citare le centinaia di occasioni che negli ultimi tempi hanno visto una volta uno, una volta l’altro, distinguersi rispetto alle decisioni assunte) come il classico “aver toccato il fondo” e conseguentemente, come accade nella vita privata, auspico che in questo si trovino ragioni per rilanciare in positivo e costruttivamente i propri comportamenti, se consentito, non solo politici.


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