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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Totti e i moralisti per tutte le stagioni


Roma, 23-01-2007

Francesco Totti prende mille calci ogni domenica. E’ il destino dei grandi, dice qualcuno. Contro il Livorno, all’ennesimo fallo scorretto (una gomitata intenzionale da parte di Galante) il capitano della Roma, come si dice, “sbrocca”, reagisce ma non colpisce, prende per la spalla l’avversario per girarlo e dirgli la sua, viene buttato fuori dall’arbitro, è visibilmente nervoso e a farne le spese è il fraterno fisioterapista Vito Scala che tentava di calmarlo. Bene, da questo episodio è ricominciato il teatrino classico che come in un puzzle mette insieme quelle vicende del passato che hanno visto il nostro miglior giocatore protagonista di reazioni sbagliate, il tutto per poter affermare che non cambia mai e che queste cose i campioni veri non le fanno. Scusate ma a me questa ipocrisia non piace per niente, e lo dico in generale, non solo perchè riguarda il capitano della mia squadra del cuore. Stiamo parlando di personaggi pubblici, ed è certamente vero che in funzione di ciò esiste una maggiore responsabilità nei comportamenti, soprattutto perché il calcio è sport largamente seguito, rispetto al quale i ragazzi guardano e tendono ad emulare i propri idoli. Ma ridimensioniamo tutto, per favore. Falli di reazione ci sono sempre stati da quando esiste il calcio, momenti di nervosismo dovuti a situazioni individuali e particolari, agonismo esasperato, pressione su tutti i fronti. Ma chi pontifica e lancia strali su questo, marchiando a vita calciatori per il gesto di un attimo, forse non ha mai giocato a pallone, o dimentica che quasi sempre i brutti episodi restano circoscritti all’istante in cui accadono e dunque non comportano, come si tende a fare, la necessità di etichettare gli uni e gli altri in una classifica dei buoni e cattivi. Ciascuno di noi ha avuto nella vita momenti di nervosismo o reazioni piu o meno proporzionate ad un’offesa che magari ci saremmo volentieri risparmiati, ma l’istinto talvolta prevale e non per questo significa che in fondo siamo dei mostri. Tra l’altro Totti ha reagito all’ennesimo fallo scorretto (si riveda la partita) per esasperazione, per di più non ha picchiato nessuno, ed inoltre è tra coloro che si assumono tutta intera la responsabilità degli errori commessi oltre ad aver, nel passato, ampiamente pagato per questi. Quando capitano tali episodi dove finisce la considerazione dell’uomo prima del giocatore? La stessa persona che per anni, lontano dai riflettori, si è sempre adoperato spontaneamente per chi è in difficoltà attraverso iniziative di beneficienza di ogni tipo, dagli anziani, i bambini, i detenuti, che non si è mai tirato indietro in qualunque occasione nella quale ci fosse bisogno di un aiuto, in termini di denaro, ma anche semplicemente di una partecipazione, in questo quadro che fine fa? Può un singolo episodio portare a dei giudizi di valore su una persona che con il suo comportamento fuori dal campo, sottolineo fuori, dimostra di essere non solo lontano anni luce dalla rappresentazione becera che spesso si dà di lui ma anzi andrebbe quasi ringraziato per la rara sensibilità di cui dà costantemente prova, fatto non certo così diffuso in simili ambienti? C’è un pezzo sul Corriere di oggi in cui il capitano viene affiancato ad Ibrahimovic (a proposito, quest’anno si è preso 2 espulsioni, tanto per gradire) come i due giocatori per cui i soldi del biglietto sono sempre spesi bene, come dire a prescindere, viste le straordinarie doti tecniche e di estetica pura che possiedono. Chi è tifoso, ma anche chi semplicemente ama questo sport, non può che convenire; proprio per questo mi spiace se talvolta un buonismo di facciata ed un moralismo che non costa nulla riesce, in un attimo, a rimettere in circolo pregiudizi duri a morire sempre e comunque sui soliti noti.


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