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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Visita al carcere di Rebibbia


Roma, 20-01-2007

Questa mattina, come mi capita di fare spesso nel corso dell’anno, sono andato a fare una visita in carcere. Sono stato a Rebibbia, nella casa circondariale maschile. Ci sono stato anche perché volevo farmi un’idea sul se e sul come l’applicazione dell’indulto avesse in qualche modo modificato le condizioni nelle strutture penitenziarie. Prima del giro mi sono fermato per un colloquio con il direttore del complesso, Carmelo Cantone, che si è rivelata ai miei occhi persona non solo preparata sul piano professionale ma soprattutto davvero squisita sul piano umano, fattore non secondario a mio avviso per chi ricopre una funzione così delicata come la gestione di un istituto di pena. Nel corso del nostro dialogo il direttore mi ha riportato il suo giudizio sostanzialmente positivo sull’indulto, ammettendo che i benefici hanno riguardato in particolare la possibilità di avere una più idonea ripartizione degli agenti di custodia per numero di detenuti, venendo in questo modo incontro ad uno dei mali cronici delle carceri ovvero la carenza di personale. Durante la visita, poi, ho avuto la possibilità di entrare nel settore dedicato ai detenuti sottoposti a regime di 41bis, e lì ho incontrato Andrea Montani, un boss pugliese a cui è stato ucciso il figlio per una banale questione legata all’acquisto di un cane, e che in virtù della sua personale tragedia è entrato in una preoccupante fase depressiva. A prescindere dalle possibili efferatezze compiute dai reclusi in questo settore, devo dire che si è trattato comunque di un momento toccante. Non c’è nulla da fare su questo. Avendo ben chiaro il dolore che persone condannate per reati cosi gravi hanno procurato ai familiari delle vittime, phone cards girando per tante carceri ed incontrando molti detenuti, ogni qualvolta si entra in una cella e si assiste al dramma personale di chi vi è rinchiuso, può trattarsi del peggior criminale o del delinquente comune, la sensazione che se ne ricava è la stessa, ed umanamente è impossibile restare indifferenti al senso di vuoto e di annullamento che vi si respira dentro.


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