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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Quel che appare e quel che non appare


Roma, 19-01-2007

Secondo un sondaggio dell’Eurispes presentato ieri in Senato 7 italiani su 10 si dicono favorevoli all’eutanasia, intendendo non tanto la forma attiva, legalizzata in Olanda, che consente di interrompere volontariamente la permanenza in vita attraverso la puntura letale, quanto quella passiva ovvero il rifiuto dell’accanimento terapeutico in condizioni di salute particolarmente critiche. Partendo dal presupposto che si tratta comunque di un sondaggio e dunque la cautela è d’obbligo, un dato certamente va sottolineato, e cioè che il 75% del campione considera necessario che sia il legislatore a regolare la materia attraverso norme specifiche, anche a fronte di chiari ritardi sul tema da parte della giurisprudenza. C’è poi una percentuale di italiani che ammette di aver avuto esperienze dirette o indirette con l’eutanasia, rappresentando dunque una realtà nella quale tale pratica, pur se proibita per legge, viene comunque illegalmente attuata. Da ciò traggo lo spunto per una riflessione. I componenti dell’Ufficio di Presidenza delle Commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera hanno deciso di non avviare un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina, optando invece per una serie di audizioni che coinvolgeranno medici, esperti, associazioni di malati. Sulla base di questo sondaggio, ma in realtà al di là di tale rilevazione che in ogni caso non ha la pretesa di rappresentare una verità assoluta, mi domando se non sarebbe stato più utile, ai fini di una maggior conoscenza della materia, uno studio che consentisse se non altro di avere un quadro più certo della situazione, soprattutto se si auspica un intervento legislativo che, quand’anche non riguardi nello specifico l’eutanasia ma le terapie del dolore, il rispetto della dignità del malato, l’accanimento terapeutico, deve però partire da una fotografia completa della realtà in cui la clandestinità di tali pratiche può non essere semplicemente un’eccezione. Rivolgo dunque un invito ai Presidenti delle commissioni interessate ed ai responsabili in commissione delle diverse forze politiche: non varrebbe la pena rivedere questa decisione e cercare di raggiungere una conoscenza approfondita di tale realtà?


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