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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Quel brindisi di Capodanno con i condannati a «fine pena mai»


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Roma, 02-01-2014
Fonte: Il Tempo

Tra Olbia e Tempio Pausania ci sono circa una quarantina di chilometri ancora segnati dalle ferite prodotte dall' alluvione di qualche settimana fa che solo a Tempio ha fatto 3 vittime precipitate con la macchina nella voragine che aperto in due la strada provinciale n.38. Il carcere si trova a circa un 1 km dal comune, ma fa un certo effetto perché è un bestione di cemento con le mura di cinta alte circa 4 metri. In quel chilometro non c' è niente, ma davvero niente tolti i terreni a tratti coltivati. Sanno bene i detenuti come funzionano le cose per arrivare qui all' interno dell' isola. Certo non è Pianosa ma riuscire a garantire ai detenuti ed ai loro familiari di incontrarsi è davvero difficile e, soprattutto, non poco costoso.

L' anno scorso con Pannella «sequestrammo» detenuti e personale di Polizia Penitenziaria per quasi circa 5 ore, nel 2013 da solo ne ho impiegate circa due e mezza! Certo i detenuti sono molti dimeno anche se nondimeno il sovraffollamento si fa sentire: 183 detenuti a fronte di una capienza di 154. E, come in tutti i carceri, ai tanti detenuti rispetto ai pochi posti si contrappongono i pochi agenti rispetto a quanti ne sono previsti in pianta organica: 90 su 137. La struttura è nuova e l' argomento non è irrilevante. Chi come me ha visitato molte carceri italiane sa bene cosa vuol dire e come incide la fatiscenza e la vetustà delle strutture. Qui si respira aria di pulito, alle pareti bianche si contrappongono le inferriate color celeste vivo, ad eccezione degli spazi per gli incontri con i familiari tutti dipinti dai detenuti stessi con scene di quasi tutti i film di Walt Disney per cercare di rendere più caldo possibile il colloquio con i bambini.

Arriviamo verso le 23 con la Direttrice Carla Ciavarella ed il Capo della Polizia Penitenziaria, Pietro Masciullo. Lei ha trascorso molti anni in missioni all' estero, dai Balcani all' Afghanistan al Sudafrica, per conto dell' Agenzia Onu contro la droga e il crimine; lui si è girato quasi tutte le carceri italiane. Hanno lavorato insieme per più di un anno in Kossovo per la riorganizzazione del sistema penitenziario. Ad attenderci davanti all' entrata il Sindaco di Tempio, Roneo Frediani che i detenuti conoscono bene a tal punto che uno di loro durante gli auguri gli ha detto: «Sindaco tu ormai sei uno di noi!» e lui, persona di grande umanità ed ironia, ha risposto: «Sì ora passo in matricola!». Sbrigate rapidamente le formalità di rito ti rendi subito conto di quale crocicchio di umanità sia capace una comunità come il carcere. Mentre per i detenuti è un giornodi festa grazie al fatto che in previsione della mia visita la socialità era stata prolungata fino alle 24 e 30, sotto allaportineria che fa da prima accoglienzaper le visite c' è un agenteche vive ore di angoscia perché la sua figlioletta di 4 anni qualche giorno fa è stata ricoverata in ospedale a Sassari per problemi cardiaci.

Sono le 23.20 e iniziamo dalla sezione C, i detenuti hanno cucinato per il cenone e stanno camminando nel corridoio ci vedono e si radunano nella sala mensa, sono contenti, si vede, saluti e auguri e poi Enrico l'«intellettuale» (ergastolo) con già qualche decina di anni alle spalle mi fa qualche battuta sullo sciopero della fame; gli altri sorridono. Via rapidi alla sezione D. Saluti e battute, si parla un po' di politica e si sente il count down dalla sezione accanto che annuncia l' arrivo della mezzanotte. Non si brinda perché l' alcool è vietato ma si festeggia un Capodanno insolito e prima di uscire un detenuto mi dice che in un anno il carcere ha fatto passi enormi e che per un ergastolano conservare la speranza è la ragione di vita e che questo concetto va fatto capire a tutti quegli italiani che sono stati spinti a ragionare con la pancia.

È passata da 10' la mezzanotte quando entriamo nella sezione B la chiamano la sezione degli artisti, ci sono attori, cantanti, poeti. Mi ringraziano per questa visita che gli ha consentito 3 ore in più di socialità e mi raccontano dei progetti artistici futuri. Il Comandante Masciullo ha posto come limite le 24.30; gli ultimi 20' li trascorriamo nella sezione A. Auguri e strette di mano di rito e poi però lo sfogo. Sono quelli in regime di 4 bis. Gli ergastolani ostativi cioè coloro che non hanno diritto né a permessi premio né a misure alternative. Perché questa misura che impedisce qualche minimo benefico a persone che in tanti anni si sono comportate bene? Una domanda alla quale è difficile rispondere, una riflessione che è obbligatorio fare. In realtà siamo in un carcere dove sono ospitati detenuti per reati gravi legati alla criminalità organizzata, al traffico internazionale di stupefacenti, omicidi vari, condannati a parecchi anni, una quarantina dei quali a quel 'fine pena mai' che a pensarci fa davvero rabbrividire.

Ovviamente penso anche alle vittime di quei reati, ai familiari di tante persone uccise e mi domando se alla fine dopo decine di anni di carcere il recupero ed il reinserimento nella società di queste persone non possa essere una conquista per tutti, anche per loro. Il Direttore Artistico del teatro, Alessandro Achenza mi racconta l' aneddoto di un detenuto che durante uno spettacolo veniva infastidito da una falena, agitava le mani facendo ridere i compagni seduti intorno a lui. Uno di questi gli dice non agitarti, ammazzala! E lui per tutta risposta gli dice: "Fuori da qui ho fatto soffrire tanta gente, ora, qui dentro, voglio far sorridere".

Si conclude così la nostra visita ai detenuti. Rimaniamo un' altra oretta aparlare con la Direttrice, il Comandante e tutti gli operatori dei tanti problemi aperti ed ai quali occorre fare fronte. Prendo appunti. C' è lo spazio per un brindisi. L' una è passata da una quarantina di minuti ora la vita della Casa di reclusione di Tempio Pausania riprende la sua normalità si chiudono i cancelli dietro a noi ma tanti interrogativi e pensieri ci inseguono.

Roberto Giachetti


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