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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Welby, i tribunali e la politica


Roma, 12-12-2006

La Procura della Repubblica di Roma ieri e il tribunale civile (mi auguro) oggi dovrebbero porre la parola fine alla vicenda riguardante la richiesta di Piero Welby, accogliendo una parte del ricorso da lui presentato affinché venga interrotto il trattamento terapeutico non voluto. E’ difficile manifestare felicità per tale decisione perché se è vero che si tratta di una vittoria sul piano giudiziario è anche vero che essa è il preludio alla scomparsa di Piero Welby che, in particolare in questi ultimi mesi, ha dimostrato di essere una persona di straordinaria intelligenza, di grande umanità e di non comune coraggio. Ma è il suo volere, quello di uscire da quella che lui stesso chiama “tortura del vivere in queste condizioni”, e lo rispettiamo. Trovo semplicemente stupende le parole della moglie Mina oggi a Repubblica: “Mio marito sarà contento che il magistrato gli abbia dato ragione. Per me, per chi lo ama, comunque è un dolore infinito, indicibile. E’ insopportabile vederlo soffrire, ma pensare di perderlo per sempre…..”.

Quello che sconcerta invece è come ancora una volta la politica abbia rimandato ad altri soggetti decisioni che le spettano, abdicando in questo modo al ruolo che le è proprio. Stritolata da veti e insensate battaglie ideologiche, sempre più la politica si allontana dal paese reale ed accetta pavidamente che le scelte, anche difficili, che le competerebbero vengano nei fatti assunte da altri. E se il buongiorno si vede dal mattino vedrete che sugli elementari diritti per le unioni di fatto saremo capaci di fare molto peggio!


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