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Roberto Giachetti > Politica > articolo

W la scuola


Roma, 13-11-2006

Negli ultimi due giorni l’universo scuola è finito in prima pagina per due episodi di cronaca impropriamente accostati, con l’obiettivo di avvalorare una tesi che evidenzierebbe una fase critica nel rapporto tra studenti ed insegnanti. Un video in cui un ragazzo down viene deriso e pestato dai compagni di classe, con la collaborazione delle compagne e, qualora venisse confermato, nella totale indifferenza dell’insegnante lì presente. Una supplente di matematica che nello stile del miglior Pierino d’annata approfitta dell’inesperienza dei suoi allievi per darsi ad estemporanee lezioni pratiche di educazione sessuale nell’aula di sostegno. E tuttavia, a mio avviso, si tratta di due episodi molto diversi tra di loro, anche se entrambi sono accomunati dal comportamento quantomeno colpevole da parte del primo responsabile di ciò che avviene in classe, ovvero l’insegnante. Nel primo caso infatti l’episodio mette in campo l’orrendo accanimento nei confronti di un soggetto debole, un ragazzo sfortunato, che è il frutto delle peggiori dinamiche di gruppo per cui il branco, per affermare se stesso, si accanisce con la violenza contro chi è impossibilitato naturalmente a difendersi. Il tutto, se la notizia trovasse riscontro e si tratterebbe dell’aspetto più drammatico dell’accaduto, di fronte ad una insegnante che non fa nulla per fermare il pestaggio e che dunque si rende complice, al pari dei suoi alunni, di quello scempio. Questa insegnante non abdica soltanto al suo ruolo di educatrice ma fa di peggio, si rende placidamente partecipe di un atto che nessuna persona civile e di buon senso sarebbe mai in grado di tollerare. Il secondo caso invece è diverso, e secondo me non ha, a livello di gravità, un termine di paragone immediato con il primo. Credo si possa essere tutti d’accordo nel sottolineare come il comportamento della supplente sia rifiutabile e assolutamente colpevole, soprattutto perché il fatto è avvenuto tra i banchi di scuola ed è stato consumato durante l’esercizio delle sue funzioni di insegnante e contestualmente anche in ragione di esse. Ma occorre però provare a spostare l’attenzione su un altro punto, e cioè sulla mancanza di una educazione sessuale che a scuola, qualora sia prevista in calendario, non coincida tristemente con un’ora aggiuntiva di ricreazione. Considero molto ipocrita che ci si riferisca a dei ragazzi di 14 anni come se stessimo parlando di neonati in fasce; a quell’età i ragazzi il sesso lo praticano e ne parlano, tra di loro ed ovunque, purchè a scuola. Giustamente si mette in rilievo il comportamento dell’insegnante, ma è pur vero che ci si adonta a dismisura senza provare a pensare che forse, se quei ragazzi avessero ricevuto nozioni minime di educazione sessuale, non si sarebbero ritrovati nascosti in un aula di sostegno a scoprire le meraviglie dell’arcano con annesso scandalo di tutta la comunità. Ed anche se su questo non esiste la possibilità di una controprova, tuttavia l’episodio aiuta ad inquadrare un problema che a mio avviso esiste. In altre parole se si vuole davvero che la scuola mantenga la propria vocazione pedagogica e contemporaneamente si apra anche ad una realtà in continua trasformazione è impensabile che non si occupi di educazione sessuale, quando è noto a tutti che la società moderna è costantemente bombardata da messaggi e da richiami che al centro hanno proprio il sesso in tutte le sue forme, finanche al limite di una trasgressione cercata e desiderata a tutti i costi. Nel caso invece del ragazzo down abbiamo due possibilità. O decidiamo che si tratta di un episodio isolato (che pure ha riscosso un successo imbarazzante se si conta il numero degli utenti che hanno scaricato il video) oppure si può pensare che persino la scuola non sia più impermeabile alle degenerazioni di una società in cui il relativismo dei valori spadroneggia, con il risultato che la funzione educativa e civica tra i banchi non può arrivare laddove mancano totalmente i fondamentali della natura umana e di una decente convivenza civile, primo tra tutti il rispetto verso chi, in confronto ai più, nella vita è stato meno fortunato. Altre eventualità non ne vedo, ma mi piacerebbe conoscere la vostra opinione a proposito.


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