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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Le mille parti in commedia


Roma, 06-11-2006

Osservo con stupore e preoccupazione ciò che da un po’ di tempo è sotto gli occhi di molti e che ha avuto il suo più compiuto epifenomeno in quanto accaduto nel corso della manifestazione dei precari di sabato scorso. Ritengo semplicemente incredibile il comportamento di alcuni partiti, espressione della cosiddetta sinistra massimalista, i cui principali esponenti hanno sfilato nel corteo che protestava contro il governo di cui essi stessi fanno parte. Forse solo in un paese come il nostro è possibile che persino alcuni sottosegretari, rappresentanti diretti di Palazzo Chigi, partecipino convintamente a simili manifestazioni senza alcun dubbio di opportunità; ed è ancora più inquietante che vi aderiscano proprio i principali collaboratori nel dicastero di quel Cesare Damiano che, in qualità di ministro del Lavoro, è stato fatto oggetto di slogan in stile anni settanta e pesantemente insultato senza che nessuno, al di là di poche eccezioni, abbia mosso un dito per difenderlo. Ma c’è di più. Al ministro dei trasporti Bianchi, tanto per fare un esempio, che ha criticato la scelta di alcuni suoi compagni di partito di aderire alla manifestazione, si chiede oggi di porgere le scuse agli operai che hanno sfilato sabato, altrimenti se ne trarranno le dovute conseguenze. In verità la manifestazione dei precari è solo la punta dell’iceberg di un atteggiamento che la sinistra massimalista sta portando avanti da diverso tempo, e che ultimamente si è concentrato soprattutto negli attacchi diretti al ministro degli Affari Regionali Linda Lanzillotta, rea di voler avviare le liberalizzazioni nei servizi pubblici locali imponendo a Comuni e Regioni di aprirsi alla concorrenza dei privati e a misurarsi sul mercato. Al di fuori ed al di là delle possibili critiche sui contenuti del disegno di legge che in democrazia sono sempre possibili ed ovviamente consentite, ciò che sorprende è il linguaggio, l’approccio, la cifra di questi rifiuti così netti, una contrarietà che è - ahinoi - sempre la stessa e che però si palesa, oltretutto, nel classico comportamento di chi fa mille parti in commedia: da un lato si è parte integrante del governo Prodi, fin su nelle più alte cariche istituzionali, pungolando di continuo il Presidente del Consiglio offrendosi come guardie del corpo non si sa bene contro chi e contro cosa; e parallelamente ci si sente autorizzati, sulla base dell’assunto per cui si è unici tenutari della difesa delle esigenze dei lavoratori, a lanciare gli aut aut al governo ogni qual volta qualcuno prova ad avviare riforme volte ad un cambio di passo per un paese stanco ed economicamente fermo. Ma se è vero che tutto ciò può accadere tranquillamente, se è consentito in qualche modo a sottosegretari di sdoppiarsi, indossando un giorno la veste di rappresentanti di Palazzo Chigi e della linea governativa ed un altro quella di esponenti politici più preoccupati di accarezzare e mantenere il proprio elettorato tradizionale, questo accade perche evidentemente dall’altra parte non c’è nessuno che glielo impedisca. E dall’altra parte si intende la componente maggioritaria nella coalizione di centrosinistra, ovvero l’ala dei riformisti. Dove sono? Quei riformisti che non difendono l’operato e la linea del ministro Lanzillotta, quei riformisti, noi riformisti, che ci candidiamo a costituire l’asse portante del governo una volta realizzato il progetto di un partito nuovo come vorremmo fosse il Partito Democratico; troppo silenti in un momento decisivo per il percorso della maggioranza, messi in qualche modo in un angolo dalle quotidiane prese di posizione delle ali estreme della coalizione, con il rischio neanche troppo remoto di rinnegare la vocazione riformatrice del programma e di perdere la fiducia dei nostri elettori. Noi questo non possiamo permettercelo, ed è urgente per tutto il paese e per chi ci ha votato, far comprendere che noi siamo a fianco di quei lavoratori che hanno sfilato sabato scorso, e che è proprio per i giovani che è necessario liberalizzare, anche perché la realtà sociale è molto più complessa, vischiosa e diversificata di quanto non pensino coloro che vogliono ridurla, piu o meno strumentalmente, ad una contrapposizione tra padroni ed operai buona forse solo per i libri di storia.

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