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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Bruno Lauzi


Roma, 25-10-2006

Per i più giovani forse è solo un nome come un altro, e la sua scomparsa dirà poco o nulla. Ma per me e, oso dire, per quelli della mia generazione, Bruno Lauzi è stato uno dei padri della musica italiana moderna, l’apripista dei grandi cantautori nostrani, il maestro e fondatore della scuola genovese insieme a Luigi Tenco e Gino Paoli. È stato autore di testi indimenticabili che hanno segnato la mia giovinezza come “Ritornerai”, ha collaborato con la coppia Battisti-Mogol interpretandone diversi brani celebri tra cui “Amore caro Amore bello”, “E penso a te”.

E’stato amico vero e referente assoluto dei grandi musicisti brasiliani e degli chansonniers francesi piu importanti, curandone le traduzioni dei testi per l’Italia. Amato e stimato senza distinzioni dai colleghi, ha avuto il merito di scoprire uno tra i maggiori talenti della canzone italiana, colui che all’epoca ne curava gli interessi legali, cioè l’avvocato Paolo Conte. Ma è stato anche il talent scout per altri sconosciuti dell’epoca, come Edoardo Bennato e Roberto Vecchioni. Ha girato cortometraggi, ha pubblicato libri e manuali musicali, ha composto bellissime canzoni per bambini.

Fino alla fine ha continuato a scrivere, comporre ed incidere, e l’ultimo album che ora uscirà postumo ne è la dimostrazione tangibile. Ha vissuto e lavorato di poesia. Lo era davvero un poeta, ed aveva la straordinaria capacità di essere maledettamente ironico anche nei momenti piu duri. Chi ha tempo o voglia ne troverà prova in questa lettera pubblicata sul suo sito in cui si rivolge direttamente al male che lo ha consumato, il Parkinson, in un periodo vissuto con fatica e malinconia ma in cui il desiderio di continuare a coltivare il proprio animo e le sue molteplici passioni non si è mai spento. Fino alla fine.


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