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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Perché ai congressi devono votare gli iscritti


Roma, 18-10-2006

Mi pare che stiamo andando per la strada giusta. Apprezzo davvero molto il fatto che gli interventi si stiano concentrando in modo costruttivo sul “come” fare per salvaguardare la vita democratica del partito, e, al contempo, garantire che ai congressi partecipi una platea vera. La proposta di Adinofi è apprezzabile per lo spirito ma non è praticabile sul piano materiale, e non perchè disferebbe i piani di qualcuno. Questo non c’entra. È impraticabile perche noi abbiamo l’obbligo/dovere di tutelare il nostro partito da possibili inquinamenti esterni. È chiaro che fare congressi in cui chiunque viene, partecipa e vota vuol dire rendere possibile, oltre che probabile, che soggetti esterni (altri partiti, furbetti, criminalità) senza grande difficoltà si approprino del congresso e ne condizionino, se non addirittura ne dettino, le decisioni. Peraltro, se dovessimo stare alla teoria di Mario, non sarebbe difficile immaginare che chi è riuscito a far iscrivere migliaia di persone al costo di 15 euro con molto meno potrebbe garantirsi la presenza di un numero ancor maggiore di persone per un pomeriggio. Io inoltre non penso, come fanno Mario ed altri amici, che 50000 persone si siano iscritte solo per fare un favore ad un capobastone. Ero e rimango convinto che tra queste persone (il mio obiettivo è capire quante sono) ve ne siano molte motivate che credono in un progetto e che vogliono partecipare alla vita del partito; che hanno rispettato le norme del tesseramento e che ora vogliono esercitare il DIRITTO acquisito in ragione di regole decise e votate all’unanimità in democratiche sedi decisionali del partito. E come abbiamo detto in tanti altri casi le regole non si possono cambiare a partita iniziata. Vorrei anche distinguere tra “tessere false” ed eventuali casi (anche se diffusi)) di persone che si sono fatte “pagare” la tessera. Nel primo caso vi è – a mio avviso- non solo un comportamento immorale ma il compimento di un reato, e chi se ne è reso responsabile deve essere denunciato e radiato dal partito. La persona, invece, consapevole, ripeto CONSAPEVOLE, che si è iscritta attraverso il versamento fatto da altri, può certamente rappresentare un fenomeno sgradevole e di malcostume politico ma non è vittima di un reato né responsabile di una falsificazione. Ora quello che sto cercando di dire da giorni è che l’unico modo per verificare qual è la realtà del partito è quello di svolgere i congressi, e di farlo attraverso un regolamento FATTO BENE che garantisca la certezza che ogni decisione sia assunta solo ed esclusivamente da persone fisiche che sono venute, si sono accreditate ed hanno votato personalmente. Vediamo quanti di questi 50000 verranno, si accrediteranno e voteranno e poi avremo noi, ma anche gli organi nazionali, una fotografia reale della situazione e tutti gli elementi per qualunque eventuale decisione. Certo, mi si potrà dire che le persone potrebbero essere portate con i pullman dagli stessi che hanno pagato le tessere ma, se cosi fosse, pensate quanto sarebbe ancor piu facile portare persone per le quali non si è dovuto spendere neanche i 15 euro per l’iscrizione. Inoltre vorrei sommessamente evidenziare che un conto è fare un versamento postale per un’ altra persona, un altro è caricarla su un mezzo e fisicamente portarla in un posto dove deve attendere ore prima di votare. Ma per essere piu chiari voglio dire che una volta che una persona esce di casa, viene nella sede del congresso, si accredita, attende delle ore ascoltando un dibattito politico e poi vota le decisioni del congresso, ci si può dedicare a qualunque teoria, si può fare ogni illazione, ma si ha il dovere di prendere atto e rispettare una decisione ed una volontà chiare ed inequivocabili. Sul piano formale ci sarebbe davvero poco da contestare. Certamente, il sistema può non piacere. È infatti il cuore del mio intervento di ieri, ma non si può certo dire che è frutto di iscrizioni false o, peggio, di azioni illegali. È il frutto di quel che ora c’è. Il mio impegno, non da oggi, e le tesi che proporrò in tutti i congressi municipali punteranno proprio a cambiare questo sistema che, come noto, non piace neanche a me.


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