Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Chiudendo questo banner, scorrendo o ricaricando questa pagina, ovvero cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la privacy policy


 
HOME CHI SONO ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA VIDEO #ROMATORNAROMA
Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Da Civati a Giachetti, il nome del giurista Rodotà agita i democratici


Scarica la pagina del quotidiano

Foto articolo
Roma, 17-04-2013
Fonte: La Stampa

«Rodotà è una personalità di alto profilo, su cui credo il Pd dovrebbe fare una riflessione». Seduto a un computer nella Galleria dei presidenti, il neodeputato democratico Pippo Civati consulta le agenzie che hanno appena battuto le ultime dichiarazioni di Beppe Grillo: «La Gabanelli è una mossa vincente e straordinaria, ma Rodotà è perfetto e deve essere votato: è un altro nome spendibile benissimo dalla sinistra», invita il comico genovese dal Friuli, dove sta tenendo un comizio elettorale. Civati legge le parole del leader del Cinque Stelle e sospira: «Finalmente sono scesi dall' Aventino, hanno fatto un primo passo verso di noi. Ma - ribadisce - la domanda è: davanti all' ipotesi Rodotà, il Pd che cosa dice?».

Già, che dice il partito di Bersani, se dietro alla candidata numero uno Milena Gabanelli se ne affaccia un altro, molto meno eccentrico rispetto alla politica e alle istituzioni, uno col curriculum da deputato della sinistra indipendente, presidente del Pds, garante della privacy come Stefano Rodotà? Uno stimato giurista con radici a sinistra che ha firmato l' appello per l' ineleggibilità di Berlusconi, un candidato con un profilo che renderebbe impraticabile la condivisione con il Pdl?

A poche ore dall' inizio delle votazioni per individuare il nuovo presidente della Repubblica, succede infatti che nel Palazzo si diffonde il risultato finale delle «Quirinarie», la selezione on line fatta dal Movimento Cinque Stelle per individuare il proprio candidato. I primi due nomi sono professionisti completamente estranei al mondo della politica - la conduttrice di «Report» Milena Gabanelli («ci penso stanotte, non saprei cosa rispondere», reagisce «riconoscente e imbarazzata» all' incoronazione via web) e il fondatore di Emergency Gino Strada -, mentre il terzo nome è, appunto, l' ex presidente dell' Authority per la privacy. Ed è se i primi due candidati dovessero declinare l' offerta e i 109 voti dei Cinque Stelle dovessero convergere tutti su Rodotà - o se decidessero di poterlo comunque votare a partire dalla quarta votazione, quando la maggioranza richiesta diventa semplice - che al Pd potrebbe presentarsi l' imbarazzo della scelta. «Rodotà non sarebbe una candidatura condivisa con lo schieramento di centrodestra. E noi quello dobbiamo cercare», ragiona Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera del Pd. Vero, ma un collega romano interrompe un' animata discussione sulle vicine elezioni al Campidoglio per sottolineare che il problema si porrebbe eventualmente alla quarta votazione. «Se non troviamo l' accordo su un nome con Berlusconi, allora dal quarto scrutinio il Pd dovrà chiedersi: vogliamo un politico o una figura diversa? In questo secondo caso, su Rodotà bisogna ragionare».
L' hanno capito bene i grillini di essere riusciti a seminare qualche preoccupazione nel Pd: qualcuno lo sottolinea, mentre vanno a chiudersi in una riunione a Montecitorio, e quando già si vocifera di una possibile raccolta di firme a favore di Rodotà da parte di amministratori locali del Pd.

«Il Pd lavorerà fino all' ultimo per una soluzione largamente condivisa per la scelta del futuro presidente, così come richiede la nostra Costituzione. A Grillo diciamo che invece di imporre condizioni, dovrebbe rispettare questo principio e adoperarsi per un esito positivo», la reazione ufficiale alla terna di nomi, per bocca del deputato bersaniano Davide Zoggia. La parola d' ordine, per ora, resta soluzione condivisa. Almeno fino «a prova contraria». Ed è in quel caso che Rodotà potrebbe entrare in campo. 


C'è un commento - Commenta l'articolo commenta



Giachetti, ti propongo un metodo presidenziale

Immagino che sarai molto occupato, ma ci provo lo stesso. E' un metodo "polipartisan", da definire con un accordo preliminare sul metodo. Ogni gruppo propone un numero di candidati votabili a scalare in base al proprio peso (10 il PD, 9 il PDL e così via). Da queste liste si ricava una lista corta di 10-12, composta dai nomi indicati su più liste e, a parità, dai più alti in posizione sulle liste residue (dopo aver tolto quelli già inseriti nella lista corta), in modo che ogni gruppo abbia almeno un nome. A questo punto ci si impegna a votare SOLO candidati di quella lista, e via via si eliminano quelli meno votati, fino a che non ne restano solo due (o fino a che uno non ottiene la maggioranza). Il metodo funziona meglio se non ci sono indicazioni di voto vincolanti date dai gruppi.

Inviato da carlo fossati il 19-04-2013alle 11:42