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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Immunità parlamentare


Roma, 04-10-2006

Oggi la Camera ha respinto l’autorizzazione a concedere gli arresti al deputato Simeoni, indagato per la nota vicenda di mala-sanità nel Lazio in qualità di ex Vicepresidente della Giunta ed Assessore Regionale. Nel caso specifico, a differenza della maggioranza dell’assemblea, ho espresso un voto favorevole alla concessione della custodia cautelare. Al di là di quelli che possono essere gli aspetti umani della vicenda, comprensibili in questo come in tutti i casi in cui è in discussione la libertà personale degli individui, non posso fare a meno di pormi e di porgervi una domanda. La concessione dell’immunità parlamentare, regolamento alla mano, è prevista nei casi in cui sia acclarato e dimostrato un comportamento persecutorio da parte della magistratura nei confronti di un deputato o di un senatore della repubblica. Ora, nel caso specifico di Simeoni tutto ciò non si è verificato e non è dimostrabile il contrario. Possiamo quindi ritenere accettabile impugnare indiscriminatamente tale strumento, anche laddove non sussistano le condizioni per ricorrervi, verso la quale non si ravvisa alcun fumus persecutionis da parte della giustizia? Un parlamentare è e deve essere considerato di fronte alla legge uguale ad un normale cittadino, e qualora sia posto sotto indagine giudiziaria né più né meno dovrebbe comportarsi come chi si trova nella sua stessa condizione, e dovrebbe farlo, a mio avviso, tanto più per dimostrare la propria innocenza nelle sedi opportune, al di là ed a prescindere dalla carica che riveste. Se cosi non è, se l’immunità si trasforma in ogni caso in un’arma di privilegio rendendo il parlamentare a priori più uguale degli altri, allora che si cambi la legge piuttosto che svuotarla del suo significato e dare un messaggio sbagliato e pericoloso a tutti gli italiani.


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